E’ in libreria dal 26 gennaio 2026 il libro edito da Graphe.it: molto più di maschere e coriandoli, un saggio sulle radici profonde di una festa che credevamo di conoscere, dalla memoria pagana ai riti che ancora ci coinvolgono. Il libro è di Carlo Lapucci e ha per titolo “Carneval non te ne andare… Storia, significati, riti e celebrazioni del Carnevale” (Pagine 104, prezzo 9,50 euro, Graphe.it, 2026)

Il Carnevale affonda le radici in una memoria antica, antichissima,  che precede il calendario cristiano. Lapucci esplora i significati profondi di riti e usanze carnevalesche, intrecciando testimonianze storiche e proverbi popolari; esso   emerge come cardine del “sistema dell’anno”, modello del mondo attraversato dal destino umano. Un libro che trasforma il nostro sguardo su una festa che credevamo di conoscere. Dice Lapucci: Il Carnevale non è stato una festa sempre uguale nel tempo, e d’altra parte la sua origine si perde in tracce sempre più evanescenti per sfociare in riti primitivi di fecondità e di celebrazione dei cicli naturali. Si colloca nel periodo annuale di apparente morte della natura: il gelo, il riposo delle piante, il letargo degli animali, l’assenza dei migratori, le ridotte attività di ogni essere vivente e dell’uomo. Dire quando sia nato il Carnevale e quanto il nostro dipenda da quello pagano è difficile. Ci terremo a ciò che si può dire di certo, nell’incertezza generale della materia. A cominciare dal nome non ci sono elementi su cui si possa trovare accordo…”.  Il Carnevale ha una storia molto antica, le cui origini vanno ricercate in epoche molte remote, quando la religione dominante era pagana. La ricorrenza trae forse le proprie origini dai Saturnali della Roma antica o dalle feste dionisiache del periodo classico greco. Un proverbio latino definisce così il Carnevale: «semel in anno licet insanire» (una volta all’anno è lecito impazzire). Durante queste festività era lecito lasciarsi andare, liberarsi da obblighi e impegni, per dedicarsi allo scherzo ed al gioco. Mascherarsi rendeva irriconoscibile il ricco e il povero, e scomparivano così le differenze sociali. Una volta terminate le feste, il rigore e l’ordine tornavano a dettare legge nella società…In Italia, dal medioevo ad oggi, questa ricorrenza si è maggiormente arricchita e ai presenta con creazioni di maschere e vestiti particolari, dando vita a dei personaggi con caratteristiche specifiche: Arlecchino, vestito con pezze di vestito variopinte; Brighella, tipo scontroso, bugiardo, e sempre pronto a complottare per il suo tornaconto; Colombina, la maschera femminile più famosa di Venezia che incarna le doti della domestica fedele e molto intelligente; Pantalone, il papà di Colombina, un vecchio mercante squattrinato che si lamenta sempre per la mancanza di denaro; Rugantino, arrogante e strafottente; Meneghino, servitore intelligente che ha più sale in zucca dei suoi padroni. Il Carnevale insomma, rappresenta divertimento nella sua spensieratezza e ironia, con punte però, qualche volta di sarcasmo non sempre tolleranti.

Ancora Lapucci: “Alla scuola primaria ci hanno spiegato che la parola “Carnevale” potrebbe derivare da carnem levare (rinunciare alla carne al sorgere del Mercoledì delle ceneri), e ci hanno insegnato a riconoscere le maschere della tradizione. Ma la più sfrenata delle feste della liturgia occidentale pone, a un secondo sguardo, molte altre domande e pesca assai più profondamente nella memoria sociale, ancestrale, agricola e pagana prima ancora che nel dipanarsi del calendario cristiano. Per quali vie, tessendo quali nessi il Carnevale è arrivato nella sua posizione di contrappunto alla Quaresima? Con una scrittura affascinante e coinvolgente, l’autore esplora su più livelli il significato di questa ricorrenza (nel senso etimologico di qualcosa che ritorna regolarmente, con il suo portato di simboli) ripercorrendo testimonianze, proverbi, usanze e riti che in parte sopravvivono tuttora, e che meritano di essere compresi a fondo. Poiché il Carnevale è uno dei cardini del sistema dell’anno, quella “immensa cattedrale nelle cui icone […] è rappresentata la vita intera, in un modello del mondo, dell’universo, attraversato dal destino dell’uomo”.

Un libro da leggere, storico, minuzioso, capace di indicare riti, celebrazioni, usanze e altro.

Carlo Lapucci vive a Firenze, dove insegna. Si è occupato di letteratura e ha studiato il problema della traduzione dirigendo la rivista «Le lingue del Mondo»; ha insegnato per molti anni dedicandosi allo studio delle radici profonde della cultura italianaEsperto di letteratura, linguistica e tradizioni popolari, ha partecipato come specialista alla trasmissione radiofonica La luna nel pozzo e collabora con giornali e riviste. Con Graphe.it ha già pubblicato studi apprezzati su Natale, Befana, orco, bestiari popolari e altri temi del folklore italiano. Tra le opere di linguistica e tradizioni popolari si ricordano il Dizionario dei modi di dire della lingua italiana (Garzanti 1993) e Fiabetoscane (Mondadori 1984). Nel 2006 per Le Monnier e poi per Mondadori è uscito il Dizionario dei proverbi italiani che raccoglie 25.000 proverbi, prima opera e studio generale sui detti italiani. Si è occupato di letteratura e tra le sue opere si segnalano: La pianura e altri racconti, Firenze 1974, Premio il Ceppo nuovo autore; L’erba inutile, Vallecchi 1982; Il battello del sale, Il Grifo 1991; L’uomo di vetro, Camunia 1992; Canzoniere dell’amore coniugale, Cappelli 1974, vasta indagine nella poesia italiana e straniera di tutti i tempi; Oibò! – Parodie e copie, Rossi 2000, premio Giusti per la satira. Ha studiato il problema della traduzione dirigendo la rivista «Le lingue del Mondo» e fondendo gli studi raccolti in Dal volgarizzamento alla traduzione, Valmartina 1983. Tra le opere di linguistica e tradizioni popolari si ricordano il Dizionario dei modi di dire della lingua italiana, Garzanti 1993; Fiabe toscane, Mondadori 1984; La Bibbia dei poveri, Mondadori 1985; Indovinelli italiani, Vallardi 1994. Nel 2006 per Le Monnier e nel 2007 per Mondadori è uscito il Dizionario dei proverbi italiani che raccoglie 25.000 proverbi, prima opera e studio generale sui detti italiani. Ha collaborato con case editrici e ha partecipato come esperto alla trasmissione di Radiodue La luna nel pozzo ed è stato l’autore delle serie I verdi giardini della memoria e Cose dell’altro mondo della stessa rete nazionale. Collabora a giornali e riviste tra cui “Il Sole 24 ore”, «Toscana oggi», “La Nazione”, “Studi piemontesi”, “Erba d’Arno”, “Il Caffè illustrato”.

Carlo Franza

 

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