Non possiamo sorvolare nel ricordare e commemorare l’alta figura di Luigi Einaudi, grande statista, 2° Presidente della Repubblica e colonna portante della Repubblica Italiana. Lo facciamo pensando di offrire maggiormente ai giovani questa lezione  storica.

Sessant’anni fa, il 30 ottobre 1961, si spegneva a Roma, all’età di 87 anni, Luigi Einaudi. La ricorrenza sarà celebrata a Dogliani (Cuneo) martedì 2 novembre 2021, con una commemorazione alla tomba del Presidente presso il cimitero cittadino, alla quale – accanto ai componenti della famiglia Einaudi – parteciperanno figure istituzionali, tra i quali il presidente della Fondazione Einaudi prof. Domenico Siniscalco, che porterà un contributo speciale.

Nei mesi a seguire, inoltre, l’Amministrazione comunale doglianese sta organizzando una serie di appuntamenti in memoria del grande statista, in collaborazione con la Fondazione Luigi Einaudi e le Associazioni culturali del territorio. A partire dal 2 novembre saranno visibili – nelle vetrine dell’androne al primo piano del Palazzo comunale di Dogliani  e nelle vetrine di via Corte, 5 nel centro storico – mostre documentarie a cura degli “Amici Del Museo ODV” con foto originali della presenza di Luigi Einaudi in paese, e in particolare alcune immagini rarissime ed esclusive della cerimonia funebre di Einaudi a Dogliani, messe a disposizione del ricco archivio del Museo Civico G. Gabetti.

Esponente del pensiero liberista e federalista europeo, Einaudi è convinto che il liberismo debba svilupparsi concretamente in tutti gli aspetti della vita politica, sociale ed economica di un uomo. Per questo era spesso in disaccordo con Francesco Saverio Nitti  tant’è che Einaudi si oppose al suo disegno di legge sulla monopolizzazione delle assicurazioni sulla vita che, poi, porterà alla nascita dell’Ina.

Einaudi introduce alcune novità nella politica economica dei liberali italiani: a suo parere vi è una mutua implicazione tra liberalismo e liberismo   discostandosi in questo dalle teorie di Benedetto Croce, che preconizzava il liberalismo italiano come un atteggiamento innanzitutto morale. La parola liberismo infatti, che in nessun’altra lingua, salvo quella italiana, trova una traduzione che la distingua dal liberalismo, per differenziare le libertà economiche dalle libertà civili, attribuendo alle seconde un rango nettamente superiore alle prime. Contrariamente al Croce, Einaudi, pur riconoscendo questa distinzione, ne riduce le distanze affermando che le libertà civili e le libertà economiche siano reciprocamente dipendenti: ciascuna forma di libertà emerge solo in presenza delle altre.

«…il liberismo non è né punto né poco “un principio economico”, non è qualcosa che si contrapponga al liberalismo etico; è una “soluzione concreta” che talvolta e, diciamo pure, abbastanza sovente, gli economisti danno al problema, ad essi affidato, di cercare con l’osservazione e il ragionamento quale sia la via più adatta, lo strumento più perfetto per raggiungere quel fine o quei fini, materiali o spirituali che il politico o il filosofo, od il politico guidato da una certa filosofia della vita ha graduato per ordine di importanza subordinandoli tutti al raggiungimento della massima elevazione umana. »

Secondo Einaudi, il liberismo non è semplice economicismo. Rifacendosi ai classici anglosassoni del pensiero liberista ( John Stuart Mill e John Locke  e su tutti), egli esalta l’ individualità , la libertà d’iniziativa  e il pragmatismo.  La libertà funziona solamente laddove è esplicata nella sua completezza: un liberista “completo” è anche “liberale”, perché tenta di applicare una reale corrispondenza tra ideale di libertà e società concretamente  libera dal punto di vista economico e commerciale.

Secondo Einaudi, in un regime statalista la vita sociale ed economica è destinata alla stagnazione: l’individuo si perfeziona solo se è libero di realizzarsi come meglio crede; il liberalismo educa gli uomini perché insegna loro ad autorealizzarsi. La meritocrazia risulta strettamente connessa a un’ economia di mercato:  l’individuo più competente o creativo può rendere migliore l’azienda e quindi viene assunto. Einaudi stesso ha curato direttamente la conduzione della sua azienda agricola presso Dogliani,   applicandovi le tecniche di coltivazione più moderne. riconoscendo questa distinzione, ne riduce le distanze affermando che le libertà civili e le libertà economiche siano reciprocamente dipendenti: ciascuna forma di libertà emerge solo in presenza delle altre.

L’autorealizzazione può portare allo scontro tra individui con interessi concorrenti. Questo genere di lotta è però una lotta di progresso: gli uomini sono così costretti ad assumersi la responsabilità (guadagni e fallimenti) delle proprie imprese economiche, senza gravare su altri individui, come invece accade in uno stato assistenziale. L’ideale liberale è un ideale in costante mutamento: può essere oggetto di critica perché nasce e si nutre di ideali concorrenti. Il liberalismo vive del contrasto.

Per Einaudi, con l’eccesso di statalismo  si rischia di “impigrire” l’individuo. Portato a disinteressarsi e a non assumersi  responsabilità , si lascerà “trasportare dalla corrente”, accettando con fatalismo   anche illegalità e cattivi servizi, percependoli come prassi. Il liberalismo, diversamente, è una pratica più dura, ma attraverso l’autorealizzazione riesce a responsabilizzare i cittadini.

Una società libera ha bisogno di istituzioni minime e basate sulla trasparenza, in modo che siano più vicine al cittadino e da lui facilmente utilizzabili o contestabili: federalismo e decentramento  rispondono bene a queste esigenze; Einaudi punta ad un federalismo europeo, con ciò a dire una sola politica economica, un forte esercito europeo in grado di tenere a bada le  pressioni  provenienti da oriente e in grado di confrontarsi paritariamente con gli USA,  Einaudi non vuole la dissoluzione dei singoli stati ma auspica una federazione europea dotata di varie libertà, soprattutto economiche.

 

Luigi Numa Lorenzo Einaudi (Carrù, 24 marzo 1974- Roma 30 ottobre 1961) è stato un economista, accademico, politico e giornalista italiano, secondo presidente della Repubblica Italiana (il primo ad essere eletto dal Parlamento Italiano). Fu membro dell’Assemblea Costituente. Intellettuale ed economista di fama mondiale, Luigi Einaudi è considerato uno dei padri della Repubblica Italiana. Ebbe tre figli, Giulio (che fondò la famosa casa editrice che porta il suo nome, la Giulio Einaudi Editore, Roberto e Mario, politico e docente universitario. Il nipote Ludovico, figlio di Giulio, è un famoso pianista e compositore.

Vicepresidente del Consiglio dei ministri, ministro delle finanze, del tesoro e  del bilancio, nel IV Governo De Gasperi, tra il 1945 e il 1948 fu  Governatore della  Banca d’Italia. Dal 1948 al 1955 fi Presidente della Repubblica Italiana.  Come capo dello Stato ha conferito l’incarico a quattro  presidenti del Consiglio: Alcide De Gasperi( 1948-1953), Giuseppe Pella ( 1953-1954), Amintore Fanfani ( 1954) e Mario Scelba ( 1954- 1955).  Ha nominato otto senatori a vita: nel  1949 Guido Castelnuovo e Arturo Toscanini (che rinunciò alla nomina), nel  1950  Pietro Canononica, Trilussa, Gaetano De Sanctis  e Pasquale Iannaccone,  infine nel  1952 Luigi Sturzo e Umberto Zanotti Bianco.   Non poté nominare alcun giudice della Corte Costituzionale   perché la Corte, pur prevista dalla Costituzione fin dal 1948, fu istituita solo nel 1956,  un anno dopo la scadenza del suo mandato.

Carlo Franza

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