Frittelli arte contemporanea apre il nuovo anno con la più ampia personale di Nanni Balestrini finora presentata nei propri spazi. Al suo terzo appuntamento con la galleria fiorentina, l’opera di Balestrini (Milano 1935 – Roma 2019) è protagonista di una nuova rassegna che attraversa i differenti periodi della sua attività con opere in gran parte inedite. La mostra La rivolta illustrata, a cura di Marco Scotini, raccoglie oltre cento opere che interessano più mezzi espressivi: dai collage su carta agli acrilici, fino ai materiali plastici. Il titolo trae ispirazione da uno dei libri più noti di Balestrini, La violenza illustrata, pubblicato da Einaudi nel 1976, un romanzo che fa riferimento al genere dei rotocalchi, dove il corredo visivo assume un’importanza pari, se non superiore, al testo verbale.

Pur non essendo accompagnato da immagini, il libro possiede un carattere fortemente visivo, mostrando come Balestrini utilizzi le parole come immagini e le immagini come parole. In questo senso, La rivolta illustrata rimanda alla parola come oggetto visivo, tagliato, disarticolato e montato come un’immagine, oppure frantumato fino a diventare un pattern astratto, senza rinunciare al carattere semantico che ogni parola conserva, seppur alterato. I collage di Balestrini presuppongono di essere visti e letti simultaneamente, poiché il materiale verbale resta sempre il loro oggetto centrale.

Un ulteriore riferimento al romanzo risiede nella struttura per episodi: così come La violenza illustrata è composta da nove episodi di cronaca degli anni della grande ondata rivoluzionaria italiana, la mostra si articola in cicli autonomi di collage che presentano composizioni tratte da rotocalchi, quotidiani e settimanali politici, con titoli di giornali che raccontano gli eventi del passato nel momento stesso in cui accadevano.

La rivolta illustrata è quindi la rivolta delle lotte di piazza, della contestazione e dei movimenti antagonisti che hanno fatto e continuano a fare la storia, e a cui Balestrini ha aderito. Ma è anche la rivolta del linguaggio come rifiuto del lavoro di significare, come sovvertimento sintattico e sabotaggio lessicale. Priva di gerarchia, asintattica, frantumata e ricombinata, la materia linguistica di Balestrini apre possibilità comunicative imprevedibili e continuamente sovvertite.

La mostra presenta una quantità di varianti collagistiche: dalla serie Pagine del 1962 al ciclo Potere Operaio del 1975, dalle sequenze CagedIris e Ondulé del 1980 fino ai Guarda qui del 2009, caratterizzati dall’uso dello stencil, e ai 2Cento fiori del 2018. Sei decadi di instancabile manipolazione della materia linguistico-visiva per liberarla dalla linearità della pagina e dalla sequenzialità unidirezionale della lettura.

Per Balestrini, liberare il tempo dalla sua limitazione cronologica significa rovesciare la subordinazione del testo alla successione temporale, favorendo la sua spazializzazione. Sottrarsi all’impero del tempo dello storicismo coincide così con il rifiuto della linearità sequenziale del testo. Ogni collage apre quindi a una lettura molteplice e pluridirezionale. Se la lingua è un campo di battaglia, Balestrini è stato non solo uno dei maggiori poeti della letteratura recente, ma anche un maestro dell’arte visiva, come tutte le opere in mostra confermano.

In occasione dell’inaugurazione, special guest Antonio Rezza, che darà voce ad alcuni brani tratti da Vogliamo tutto di Nanni Balestrini.

Carlo Franza

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