Poesia del paesaggio. Mario Zappa caposcuola del paesaggio lombardo. La mostra alla Fondazione ATM di Milano.
Questa mostra parte e vuole essere come un primo evento di una serie che intendono celebrare Mario Zappa, artista brianzolo, per rendere omaggio all’artista lombardo scomparso il 31 dicembre 2017 a 94 anni. Uno dei capiscuola del paesaggio lombardo, maestro indiscusso. L’attività artistica di Mario Zappa, un pittore conosciuto per i
suoi “grigi” e per essere stato indicato come il continuatore del naturalismo lombardo caratterizzato dalla pittura di Ennio Morlotti e di altri artisti che del paesaggio ne hanno fatto un emblema. Così si è espresso a suo tempo un’autorità istituzionale di Desio: “Mario Zappa, un pittore desiano conosciuto per le sue opere di “grigi” e per le rappresentazioni del naturalismo lombardo, capace di catturare i paesaggi locali offrendo, a chi li osserva, l’opportunità di poter apprezzare la bellezza dei luoghi attraverso il suo sguardo artistico”. Preziose le parole del Prof. Franco Cajani: “Ho conosciuto Mario Zappa, nella primavera del 1975, in occasione della sua personale, presentata dall’amico critico Carlo Fumagalli, presso la Galleria seregnese diretta da Olga Colombo. Allora registravo a suo favore “l’umore denso e materico che sta tra la concessione pittorica di un Morlotti e quella di un Dubuffet” sviluppand
o una propria ricerca soprattutto materica al lume dei lirici valori inconfondibilmente lombardi…”. L’intera articolazione delle tematiche affrontate dall’artista è varia, paesaggi, nature morte, ritratti, processioni e altro; ma è il paesaggio brianzolo a vivere e a raccontarsi in un tripudio di colori, che vanno dai rossi ai verdi, dai gialli ai blu, dai bianchi ai grigi, ecc. Quel che mi ha maggiormente colpito in tutti questi dipinti che raccontano la Brianza è quel dipingere alla maniera “informale” che già visse Morlotti fra gli anni Cinquanta e Sessanta, un descrivere il paesaggio a tocchi, a pennellate, in uno sfarfallio materico che aveva abbandonato ogni traccia di realismo. Eppoi i titoli stessi dei dipinti mostrano e
raccontano come la Brianza fosse diventata per l’artista la bandiera del vivere, il cuore della sua pittura, l’artifizio del suo procedere pittorico, così in “Paesaggio manzoniano”, “Brianza”, “Lago di Brianza”, “Fiori sul lago di Oggiono”, “Maggio in Brianza”, “Lago di Lecco”, “Alba in Brianza”, “Carnevale in Brianza”, ecc.
E infine, tra i dipinti dell’artista, taluni in donazione alla Città di Desio, non può non sorprendere quel bel dipinto che ha titolo “Omaggio a Ennio Morlotti” del 2005 (olio su tela, 46x59cm). Quella di Mario Zappa non è stata solo una vita per l’Arte, ma un vivere l’arte lombarda, e un territorio come la Brianza, in modo quasi sacrale, consegnandoci una pittura che si è fatta storia del Nord e d’Italia. Il Premio Artista dell’Anno 2025 è andato all’artista brianzolo MARIO ZAPPA- alla memoria. Questa la
motivazione della Giuria: “Per la illuminante narrazione della sua pittura, frutto non solo di pensiero creativo e di memorie ma anche di grande sensibilità, di ampia cultura artistica e di mirati e spiccati valori. Questo ambito riconoscimento a Mario Zappa -oggi alla sua memoria- perché la sua pittura tutta lombarda eccellendo nella luce e nel paesaggio dal figurale all’astratto, messa in evidenza con le bellissime mostre postume volute dai familiari, ha mostrato in tutta evidenza lo spessore di una vita spesa per l’arte, nutrita di colori preziosi e di radici europee, in cui la poesia del racconto visivo e del paesaggio lombardo si è fatta nobile mestiere di vivere”. Artista tutto da rivalutare, studiare, storicizzare per aver vissuto più stagioni artistiche memorabili, fiancheggiando anche quella natura brianzola amata da Morlotti. C’è stato negli anni uno
Zappa espressionista molto materico, molto carico di colore. I suoi paesaggi sono senza prospettiva, non esiste il dettaglio, la realtà della natura non è stata indagata in senso descrittivo. Ciò che Zappa ha fatto nei suoi paesaggi, così come fatto in altri dipinti, è dichiarare la realtà della pittura. La realtà di Mario Zappa è stata la realtà della pittura. Lo Zappa paesaggista è dunque uno Zappa di colore, ma colore inteso come pasta e non come tono, è colore-materia. I suoi paesaggi che la giuria ha potuto vedere e studiare attentamente ne sono una prova evidente. È dunque solo attraverso il confronto con questo tipo di paesaggio che Mario Zappa è arrivato davvero a capire Morlotti e Cézanne. Infatti, nell’Adda a Imbersago del ’55 di Morlotti non si capisce nulla di ciò che è rappresentato sulla tela, ma si vedono solo tacche di colore, che è esattamente quello che Cézanne faceva nel Saint Victoire. E’ certo che alcuni critici iniziarono a leggere Mario Zappa come pittore regionale, provinciale, fortemente legato al territorio, alla Brianza. Il nostro artista è andato oltre, e in questa luce va letto. Oggi, e alla luce di questo premio internazionale a lui assegnato alla memoria, non è più dunque considerato “pittore lombardo” nel senso in cui i maggiori interpreti dell’arte lombarda e del naturalismo padano, Arcangeli e Testori intendevano la parola “Lombardia”, cioè nel senso in cui la aveva definita il loro maestro Roberto Longhi, quella grande regione del nord Italia che aveva dato i natali a Caravaggio. Con questo Premio di sicuro valore si è voluto proprio riportare Mario Zappa
all’interno della storia dell’arte nazionale italiana, e ridare alla sua pittura una dignità troppo spesso dimenticata. E leggendo e rileggendo i suoi tanti paesaggi sulla Brianza, Zappa è riportato sulla scena nazionale e internazionale di quel grande movimento che fu l’Informale, di cui egli rimane indiscutibilmente anche una delle voci più significative. Ne sono testimonianza tele e teleri che muovono da questo angolo di territorio lombardo attestato dagli stessi titoli apposti, “Paesaggio manzoniano”, “Brianza”, “Lago di Brianza”, “Fiori sul lago di Oggiono”, “Maggio in Brianza”, “Lago di Lecco”, “Alba in Brianza”, “Carnevale in Brianza”, ecc. Non va dimenticato che taluni artisti italiani di chiara fama hanno fatto del loro territorio e delle loro radici una sorta di “luoghi del cuore”, lo è stato per Morandi con
la Grizzana, di Purificato con la Ciociaria, di Ciardo con il Salento, di Addamiano con le Murge, di Morlotti e di Zappa con la Brianza, ecc. Sono i paesaggi che durano, fatti di forme e di macchie di colori, paesaggi ontologici, non fenomenici. Paesaggi che agganciano il numero pitagorico, il logos eracliteo che si astrae dal divenire, a questo pensiero, a questa concezione della realtà, che si rifà Cèzanne -e a seguire Morlotti e Zappa-, impressionista soltanto in superficie e al principio della carriera e poi in seguito lontanissimo dai suoi amici del Cafè Guerbois. Non ci sono colori fermi e prospettive rigorose come in Mario Zappa, perchè sotto e nella composizione del pittore brianzolo, nei colori puri e nei suoi segni informi c’è la stessa struttura del mondo, fatto di volumi irriducibili, immutabili, di una essenza eterna. In Zappa vi è una costruzione del paesaggio che è davvero traduzione di una forma mentale, di un modo di pensare il mondo. La natura, il paesaggio come disegno ideale da ricercare sotto le apparenze ingannevoli e mutevoli.
Nel panorama attuale la pittura di Mario Zappa ha avuto indubbiamente uno spazio e un percorso lineare, così consapevolmente legata alla realtà del paesaggio, ottenuta attraverso la brillantezza dei colori e la materia lievitante, oserei dire determinazione stessa di una visione sedimentata in direzione di assoluto. La pittura e l’arte sono anche strumenti di coscienza, coscienza della realtà e della vita, visibile e non visibile, per Zappa il paesaggio, le nature morte -che sono visibilmente vive-, le occasioni del sacro, diventano metafora di una realtà fatta di tempo e di spazio all’interno della quale affiorano e vivono sentimenti, impressioni, ricordi, insomma vive la storia.
Dalle forme sfrangiate ed incerte, come erose da una luce pulviscolare e vibratile, motivate certamente da un’aspettativa interiore, più che da un’impressione di dissolvenza e di dissoluzione, si manifesta un proposito di memoria e di perpetuazione, di conservazione del ricordo di una realtà scelta, amata fino allo spasimo, da custodire anche in senso spirituale e poetico.
Carlo Franza
