Il Vescovo italiano che vuole convertire i musulmani nel Paese Italia. E’ Mons. Antonio Suetta Vescovo di Ventimiglia-San Remo
Si chiama Monsignor Antonio Suetta, è Vescovo di Ventimiglia-San Remo, e ha appena messo nero su bianco ciò che in Italia nessun pastore-vescovo, dal Nord al Sud, dalla Diocesi di Udine alla Diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca, osava più dire pubblicamente: i musulmani che vivono sul nostro territorio devono essere evangelizzati.
L’ha scritto in una Lettera Pastorale firmata nella Solennità di Pentecoste, 24 maggio 2026 Titolo: «Non c’è amore più grande». Destinatari: i fedeli della sua Diocesi — ma le sue parole hanno superato subito i confini della Liguria, e sono arrivate a noi e a migliaia di italiani, compresi vescovi, sacerdoti e prelati vaticani.
Ecco alcuni passaggi delle parole stesse del Vescovo. Mons. Suetta scrive senza giri di parole: “Trascurare l’annuncio di Gesù Cristo sarebbe disprezzare la sua croce salvatrice e la sua mediazione universale. In fondo, sarebbe tradire la nostra missione di battezzati.” Dice ancora Monsignor Antonio Suetta Vescovo: “Qualcuno potrebbe chiedersi: «C’è davvero bisogno di annunciare Gesù? Non possono salvarsi essendo fedeli alla loro religione?». La Chiesa certamente riconosce che le vie dello Spirito non hanno frontiere, e insegna che chi, con una completa ignoranza di Gesù, vive fedele a Dio seguendo la sua coscienza, potrebbe arrivare in qualche modo alla salvezza, ma con grande difficoltà e senza nessuna garanzia. E, in ogni caso, si può salvare solo attraverso di Gesù Cristo, perché da quando il Figlio di Dio è venuto ad abitare tra di noi e ha compiuto l’opera della redenzione, è diventato l’unico accesso al Padre: «Nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo» (Mt 11,27). Dunque, trascurare l’annuncio di Gesù Cristo sarebbe disprezzare la sua croce salvatrice e la sua
mediazione universale. In fondo, sarebbe tradire la nostra missione di battezzati. Se vediamo qualcuno che cerca di uscire da un fiume, ma è trascinato via dalla corrente e noi abbiamo una corda per aiutarlo, sarebbe una negligenza grave non lanciare la corda, pensando che forse potrebbe usciere da solo, così da sentirsi più libero: la corda è la liberazione! Quanti musulmani che vivono tra cristiani si rivolgeranno a loro nel giorno del giudizio dicendo: «Perché non mi hai lanciato la corda? Perché non mi hai fatto conoscere la verità?». Pertanto, si capisce l’urgenza della missione che faceva esclamare a San Paolo «Guai a me se non annuncio il Vangelo» (1 Cor 9,16).
E poco oltre, con un’immagine che fa fermare il cuore: “Se vediamo qualcuno che cerca di uscire da un fiume, ma è trascinato via dalla corrente e noi abbiamo una corda per aiutarlo, sarebbe una negligenza grave non lanciare la corda (…). Quanti musulmani che vivono tra cristiani si rivolgeranno a loro nel giorno del giudizio dicendo: “Perché non mi hai lanciato la corda? Perché non mi hai fatto conoscere la verità?”.” È un linguaggio che da decenni non si sentiva più dal pulpito di una cattedrale italiana. Mons. Suetta non si nasconde dietro la retorica del “dialogo” inteso come silenzio sulla propria fede. Al contrario: rilancia il mandato missionario di Cristo — «Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli» (Mt 28,19) — e lo applica concretamente alla propria Diocesi. Dall’Anno Pastorale 2026/2027 partirà un itinerario formativo specifico, in collaborazione con la Caritas Diocesana e l’Ufficio di Pastorale Catechistica, per preparare i fedeli all’evangelizzazione dei musulmani presenti sul territorio.
Il Vescovo lo dice con una chiarezza che oggi suona quasi rivoluzionaria: l’accoglienza e il rispetto per la persona del musulmano non eliminano il dovere di annunciargli Gesù Cristo, “unico accesso al Padre”. Anzi, lo esigono. Perché -sono ancora parole sue- “amare il prossimo, specialmente lo straniero, significa anche volerlo rendere partecipe della gioia del Vangelo”.
Ecco ancora le parole del Vescovo di Ventimiglia e San Remo Monsignor Antonio Suetta: “Carissimi, sono, dunque, lieto di annunciare che, a partire dall’Anno Pastorale 2026/2027, la nostra Diocesi si impegnerà a rivolgersi in modo speciale, con la carità cristiana e con la testimonianza e la proclamazione del Vangelo di Verità, pure a quei musulmani che abitano nel nostro stesso territorio. Per questo l’Ufficio di Pastorale Catechistica, in collaborazione con la Caritas Diocesana, proporrà un itinerario formativo specifico e verranno promosse delle occasioni di incontro. Il prossimo mese missionario di ottobre sarà propizio per intraprendere questo cammino. Così sapremo meglio conoscere la fede e la cultura dei musulmani, che incontriamo quotidianamente, e sapremo anche in modo più consapevole come esercitare il nostro dovere di battezzati, che è un compito di amore e, quindi, di annuncio di Colui che è la salvezza dell’uomo. L’accoglienza con una carità disinteressata, la testimonianza di una vita cristiana coerente e l’annuncio dell’amore di Dio in Gesù Cristo con libertà e sincero rispetto sono i mezzi umani che il Signore ci chiede per evangelizzare. Ciò deve essere accompagnato sempre dalla preghiera, convinti che lo Spirito Santo è l’unico capace di cambiare il cuore e di riempirlo della pace interiore che accompagna la sua presenza”.
Credetemi questa Lettera Pastorale del Vescovo Antonio Suetta, Vescovo di Ventimiglia e San Remo è qualcosa di grandioso per tutta la Chiesa Cattolica Apostolica Romana. Capiamo bene quanto questa posizione sia oggi controcorrente. In un’epoca in cui troppi pastori preferiscono il silenzio prudente alla parola chiara, in cui l’annuncio di Cristo come unica Via di salvezza viene addolcito, sfumato, relativizzato, in nome di un irenismo che non salva nessuno, Mons. Suetta ha avuto il coraggio di mettere per iscritto — con la sua firma di Vescovo — ciò che ogni cattolico dovrebbe sapere, custodire e ripetere.
Una Lettera così ha bisogno di essere accolta, fatta conoscere, fatta circolare. E — soprattutto — il suo autore ha bisogno di sentire che non è solo. Che dietro di lui ci sono fedeli laici che riconoscono nel suo magistero un soffio autentico dello Spirito Santo nella Pentecoste di oggi, e che sapranno difenderlo se -come è prevedibile- qualcuno cercherà di farlo passare per “intollerante” o “fuori tempo”.
Bastano poche righe. Da qui la nostra gratitudine al Vescovo, un pastore di grande teologia, di grande levatura e di grande cultura. Nostro è l’incoraggiamento a portare avanti questa iniziativa, l’impegno a pregare per lui, per il clero e per i fedeli della sua Diocesi.
Occorre una risposta concreta al suo appello. E sarà, per Mons. Suetta, la certezza che il laicato cattolico militante è ancora vivo, ancora vigile, ancora pronto a stringersi attorno ai Pastori che parlano chiaro.
San Paolo scriveva: «Guai a me se non annuncio il Vangelo» (1 Cor 9,16). Mons. Suetta ha fatto sua questa parola.
Carlo Franza
