Sapevo di mio padre e dei primi anni di arruolamento nella Regia Guardia di Finanza (arruolatosi nel 1918), e negli anni dai Venti ai Trenta in servizio nel bellunese proprio a ridosso del Monte Peralba, in quel Rifugio Pier Fortunato Calvi che poi è stata Caserma della Guardia di Finanza. Ho trovato conferma di ciò da tutta una serie di fotografie che mio padre, -lassù in servizio negli anni tra il Venti e il Trenta del Novecento-, mandava a mia madre, allora fidanzata -la sposò nel novembre del 1939, per procura, essendo ormai partito in servizio ad Asmara-Massaua in Eritrea allora colonia italiana-. Quelle foto sono state e sono un documento storico, foto di mio padre davanti al Rifugio Calvi poi divenuto Caserma della Guardia di Finanza, foto di mio padre in servizio con gli sci, foto di mio padre sul Monte Peralba, più volte scalato, come ha scritto su retro-foto con dedica a mia madre Ada Damiani (Alessano/LE).

Negli anni ci si è interrogati se il nome “Monte Franza” avesse origini legate alla toponomastica locale e, in particolare, alla presenza di un insediamento o di un elemento caratteristico nella zona o a un personaggio storico che aveva legami con quella montagna. Non esiste un’unica risposta definitiva, ma le ipotesi più accreditate suggeriscono che il nome è potuto derivare da qualcuno che lo ha frequentato, lì è vissuto e ha prestato servizio.  Ora alla luce di questi documenti  da me gelosamente conservati, ci si è chiesto più volte che sarebbe stato utile indagare negli archivi storici locali, consultare studi di toponomastica o chiedere informazioni agli abitanti del luogo che potrebbero tramandare la conoscenza delle origini del nome. Mio padre Martino Franza della Regia Guardia di Finanza negli anni Venti del Novecento dette nome alla vetta che oggi si chiama Monte Franza nel bellunese.

Il Monte Franza (2330 metri) –fa parte del gruppo del Monte Rinaldo- si presenta come cima con punta sdoppiata che si staglia sulla verdissima val Visdende in posizione isolata e contrapposta alla lunga dorsale rocciosa che dal monte Rinaldo si distende sino al Lastroni, esattamente di fronte al passo del Mulo. Verso la sottostante forcella Franza presenta ripidi prati ed una barriera un po’ inclinata di rocce miste ad erba, mentre sugli altri versanti è caratterizzato da pareti rocciose e canaloni franosi assai ripidi.

Si rimane sorpresi per l’ambiente incontaminato, e non solo ma anche per i resti del primo conflitto mondiale (è da sapere che il monte era prima linea italiana), per le belle vedute sulla val Visdende, sui campanili del Rinaldo, sulla grandiosa parete del Peralba, sui monti della val Comelico.  Per chi come me -negli anni Ottanta del Novecento- si è addentrato lungo percorsi e sentieri, ecco muoversi lungo il percorso che si snoda sul versante meridionale prima per prati, poi per rocce e detriti vari, è potuto rappresentare il naturale completamento dell’escursione a forcella Franza, pur con tutta la prudenza per la qualità spesso friabile della roccia.

Da forcella Franza (2254 m.), raggiunta dalla val Sesis con l’itinerario 31 della sezione Escursioni, si seguono verso nord le incerte tracce del vecchio sentiero di guerra che, con ampie svolte, rimonta un pendio erboso. Ad una poco evidente biforcazione si trascura la traccia diretta a destra verso una grande postazione di guerra con osservatorio, mirando invece a sinistra ad un minuscolo cocuzzolo situato sul verde crinale sud-ovest del monte. Dalla selletta interposta si sale ad una piccola, squadrata caverna in cemento, sulla destra della quale si vince una corta placca (2m, 1°+) con caratteristico fittone di guerra (prestare attenzione a non lasciarsi fuorviare da un altro fittone collocato di poco più a destra), proseguendo poi diritti lungo un canalino gradinato delimitato a sinistra da un grosso gendarme. Dal piccolo pianoro detritico soprastante si piega a destra verso un pendio di rocce rotte che in breve guida all’anticima. Qui si cala ad una forcelletta, infine, oltrepassata una singolare strettoia tra due levigate lastre rocciose, si guadagna la cima principale (notizie tratte dalla Guida “Sappada, dai sentieri alle vette” di Giovanni Borella, edita dalla Casa editrice CO.EL.).

Il Rifugio Pier Fortunato Calvi è stata Caserma della Guardia di Finanza. Il Rifugio Pier Fortunato Calvi sorge sulla conca dove sgorgano le acque del Fiume Piave, tra il Monte Peralba (2694 m.) e il Monte Chiadenis. È gestito da oltre 40 anni dalle famiglie Galler e Pachner che garantiscono una cucina semplice ma molto varia, potendo degustare molti piatti della tradizione sappadina. La polenta rigorosamente cucinata sulla stufa a legna, i dolci fatti in casa, l’ampia scelta di grappe fatte in casa, con erbe e profumi della zona. In particolare la rinomata P38, la cui ricetta è un prezioso segreto. Il Rifugio è un comodo punto d’appoggio per gli escursionisti, gli appassionati di free climbing, gli amanti della natura ma anche per chi volesse affrontare una gita alla scoperta dei luoghi della Grande Guerra (gallerie, fortini, postazioni). Localizzato al confine Italo-Austriaco, il Rifugio è una delle possibili tappe della famosa Traversata Carnica, che passando proprio alle pendici del Monte Peralba, collega San Candido con Tarvisio. Il panorama mozzafiato che si può ammirare dal Rifugio è spesso oggetto di foto e riprese dei frequentatori. Fu costruito nel 1925 dal Comune di Sappada. Inaugurato nel 1926. Funzionò per alcuni anni come rifugio alpino per divenire poi una struttura della Guardia di Finanza. Ridivenne rifugio alpino nel’38 – mio padre nel frattempo era già militare in Africa ad Asmara –  Massaua in Eritrea, vi era andato nel 1936- ma fu gravemente danneggiato durante l’ultimo conflitto mondiale. Alla fine della guerra fu ristrutturato e nel ’54 divenne di proprietà della sez. C.A.I. di Sappada.

Carlo Franza

 

 

 

Tag: , , , , , , , , , , , , , , ,