Negli ultimi anni il nome dell’artista saronnese Patrizia Quadrelli ha fatto il giro d’Italia e d’Europa. I suoi lavori sono stati esposti, ammirati, premiati, e soprattutto è stato sottolineato e scritto come i suoi dipinti, spesso anche esemplati come vere e proprie installazioni, hanno trovato la cornice più consona allo svolgersi dell’arte contemporanea, in sintonia con le ricerche più interessanti e innovative, dettate sempre dalla gestualità.

Ora una sua mostra dal titolo “Paesaggi infiniti” si tiene a Milano nel progetto “Scenari” alla Fondazione ATM di Milano istituzione attestata internazionalmente, che focalizza l’attenzione su talune figure in progress della nuova stagione artistica europea.  Già l’inaugurazione, alla presenza del Presidente della Fondazione Francesco Viola e del Vicepresidente Nazionale Ordine dei Giornalisti Dott. Francesco Caroprese, è stata un tripudio inaspettato di prenze, di visitatori, di collezionisti e amici che hanno guardato attentamente i grandi teleri esposti.  All’inaugurazione di grande forza e intensità verbale la prolusione del Prof. Carlo Franza, curatore della mostra, unitamente alla partecipazione di intellettuali italiani e stranieri e di numerosi collezionisti.

La mostra ha per titolo “Paesaggi infiniti” perché allineati nell’alveo dello spazialismo che ha contagiato alla grande la fine secolo Novecento con l’inizio del terzo millennio  e misurati dal segno e dal gesto,  gesto di matrice in parte italiana come già fece Emilio Vedova e poi come tanti altri americani dove la gestualità di questi  si è fatta vertigine di virgolettati e macchie; con Patrizia Quadrelli che ha innervato nella materia, vetri, specchi, lucentezza, brillio, creando delle finestre aperte nell’universo intimo e privato. 

Leggo nel catalogo: “Pittura, che si concreta oltre ogni razionale costrizione, sulla traccia di un forte immaginario, attraverso spessori, strisciando il colore-materia sul supporto, un colore-materia che si fa colore-materia-luce, in tal modo concedendo singolare palpitazione alla verifica del reale, alla cui essenza non poter giungere che introspettivamente tanto da accorgersene solo in tal modo, in quell’iridescenza di grumi, sbavature, pennellate strisciate, dell’esistenza d’una dialettica poetica riassunta in immagine emblematica. Così giungendo persino all’annullamento degli spazi vitali, facendo tutto vivere nel calibro di atmosfere sospese, prive di apparenti profondità. Patrizia Quadrelli è artista singolare, moderna, contemporanea, per la cosciente libertà del colore, per quella impervia invenzione cromatica, per quel percorso stregato dalla materia che si sfilaccia, si aggruma e sempre si accende di livide lucentezze, anche con l’uso di materiali vitrei; portandosi in quell’alveo di pittura che si infuoca di neo-espressionismo all’italiana, mosso da accenti lirici. E aver ridotto l’icona entro un movimento della materia pittorica assoluta è tipico dell’espressionismo moderno, capace di farsi leggere estroversione di drammi interiori, laddove la Quadrelli muove una diversione abbastanza sostanziale, intimistica, introspettiva, coinvolgendo questa in una sorta di réverie tutta interiore. Il neo-espressionismo della Quadrelli ha un’intonazione tutta personale, da circoscrivere nell’ambito di quegli atteggiamenti esistenziali che, facendo leva sullo stato di disfacimento dell’uomo nelle cose, decantano la provvisorietà di tutte le situazioni. Il suo ci pare un neo-espressionismo di un sentimento tormentato dell’animo umano che crea, quasi affannosamente, il silenzio e la solitudine, per reagire alla dissoluzione dei tempi. E il movimento delle immagini escogitate – macchie dense, intonse e filamentose- pur delineate in una loro intima calma, si mostrano in apparenza disordinate, discontinue, frammentarie, ma alla fine si ricostituiscono in un ordine proprio, in una continuità e organicità. Sicchè i teleri si profilano in una armonica visione, in un legame indissolubile fra le parti e il tutto. Nicola Cusano, umanista, uno dei primi sostenitori tedeschi dell’umanesimo rinascimentale, diceva che “dove si vede l’invisibile, là si crea l’increato”; miglior frase non poteva esserci nel mostrare il vedere dell’artista, sovvenire poi da un’infinita profondità, e sempre in moto e inafferrabile. La Quadrelli guarda alle cose per perseguire con esse i suoi fini, perché le cose sono materia, la forma scaturisce dalla materia, la cosa è profondità, e pure abisso, Si notino sui teleri, le dense linee nere, tracce che segnano e delimitano vuoti e pieni; il segno incontra lo spazio della superficie in una dialettica di bianco e nero giocata in una preziosa libertà, mai uguale a se stessa, tracciata liberamente e proposta in diverse combinazioni grafiche e cromatiche, ogni volta caratterizzate da ritmo, tratto e definizione differenti. Tutto muove da campiture e modulazioni, grandi pennellate in linea con la tradizione astratto-modernista, l’utilizzo primitivo delle forti pennellate dense di colore e lo strato materico ispessito, con l’attenzione sulla forma delineata con quella forza espressiva e quella monumentalità, a lavorare sul velo della bellezza, nell’evidenza del suo mistero, a mostrare la verità spogliata di ciò che di essa -secondo Platone- appare nella bellezza. Herman Broch ha detto che solo la letteratura -e io aggiungo la pittura- conosce quello che forse sta nella profondità delle cose, quella profondità che i Greci cercavano percorrendo la superficie delle cose stesse. E se tutto è apparenza, se tutto è forma e colore, se la vita stessa scorre in superficie, per così dire sulla scorza del mondo, qual’ è la profondità cui aspiravano gli antichi greci? Qui trova perfetta aderenza il lavorìo della Quadrelli che descrive questo “profondo” dell’opera, tesa al suo fine e alla sua perfezione, riducendola a un “pezzo”, a un frammento del mondo, al torso di un simbolo, a quell’imperfezione e al suo infinito. E nella grande corrente dell’arte contemporanea, dell’espressionismo astratto, questo lavoro, questo percorso della Quadrelli vive bene in un filone tutto innervato nella gestualità europea e americana che va da Emilio Vedova a Robert Motherwell, in un territorio dove vive una certa impostazione dello spazio, alimentata da luci e ombre, in cui si dà vita, con una roteazione degli elementi, ad una duplice narrazione. Gli elementi e le forme si nutrono di colori, che vanno dai neri ai bianchi, e ancora varie terre e ocra, e reggono il suo stile che è un’astratta cifra formale, e avvolgono i moti di una dimensione intima, della quale il rapporto di realtà è pretesto e occasione. A volte il limite delle gamme è talmente ridotto da costringere tutti gli affluenti cromatici a un unico fluttuante colore. E per magia, nella germinante e indistinta zona di ricordi, dei sensi, dei segreti, delle delizie, in questa luce inquietante, affiora la linfa dell’anima, il sedimento della coscienza, quella visionarietà immaginifica che trascina con sé le intuizioni più nervose e stranite della fantasia. E a volerci addentrare nella sua pittura, su carta e su tela, ecco che nel passaggio dal vedere all’osservare, nell’essere dentro la pittura, dentro la situazione, il clima neo- informale che ci declina Patrizia Quadrelli nei suoi recenti lavori pittorici mostra che le forme-informi sono approdate alla coscienza e lasciano vivere proprie epifanie, ecco che il processo della ripetizione modulare si fa chiaro. E’ pur sempre un racconto, un entrare dentro la situazione, un rappresentare paesaggi anomali, ove tutto pur se appare controllato e razionale, vive ancora in modo pulsante nell’immensità dello spazio, aperto all’infinito, dove predominano il senso della memoria e il sogno. Forme aggettanti, aperte a sentieri, in una sorta di dinamismo cosmico, da richiamare talvolta anche certe forme di Roberto Crippa. Nelle campiture dei dipinti, in cui vive la ritmica distribuzione di forme e colori, tenuti al basso, quasi a rammentare la nascita del mondo, spazi nello spazio, fuori dal caos ancestrale, il mondo di Patrizia Quadrelli vibra come un’anima in piena effervescenza cromatica, cosmica, nebulosa, stellare. Tecnica e materiali svelano la sintesi della propria estetica, ma anche che tanti quadri formano un unico quadro, e una moltitudine di immagini vengono percepiti come un’unica opera, da far rammentare la fertile progettualità di Emilio Vedova tra astrattismo e informale. La Quadrelli nel suo diario interiore, non ha punti di appoggio d’ordine archetipo, perchè il suo è pur sempre, sia pure riflesso e distanziato, il tempo orizzontale dell’esistenza”.

Patrizia Quadrelli è nata a Saronno nel 1958, dove vive e lavora. Diplomatasi al Liceo Artistico, ha poi frequentato il Dipartimento di Pittura dell’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha sempre avuto una forte curiosità per i fenomeni dell’arte moderna e contemporanea. La sua naturale inclinazione e l’attitudine al fare artistico e l’incontro nel 2015 con l’artista Marisa Settembrini ha fatto maturare il lei il desiderio di intraprendere un percorso artistico di studio, ricerca e sperimentazione. Il fascino del vetro e dei materiali e la simbologia delle forme sono stati gli elementi della sua iniziale ricerca, per giungere all’attuale lavoro più informale e segnico. Nel 2017 è invitata dal Prof. Carlo Franza con una mostra personale al Plus Berlin di Berlino, e nel 2018, con una personale, al Plus Florence di Firenze e alla Rassegna “Cielo e terra. Omaggio a Girolamo Comi” nel cinquantesimo della morte, a Palazzo Comi, Lucugnano (Tricase). Nel 2018 e nel 2019 ha partecipato alle mostre “Transiti Contemporanei” e “La misura del respiro”, a Milano nella sede di Artestudio 26, ambedue curate dallo Storico dell’Arte Contemporanea Prof. Carlo Franza. Sempre nel 2019 tiene una mostra personale dal titolo “I colori del sogno” al Plus Florence di Firenze. Nel maggio 2021 è sempre l’illustre Storico dell’Arte Prof. Carlo Franza ad invitarla a tenere una mostra personale dal titolo “Della poesia per frammenti” al Plus Florence di Firenze nel Progetto “Scenari”, e nel settembre è presente alla mostra “Autoritratti e Ritratti” – Casa Museo Sartori – Castel d’Ario (MN). Tra il 2021 e il 2022 tiene una mostra personale dal titolo “Fra sogno e realtà” a Milano nello Spazio Contro Corrente nel Progetto Nuova Balconata Milanese–Due, presentata dal Prof. Carlo Franza. Nel 2022 è ancora il Prof. Carlo Franza ad invitarla nel Progetto “Disseminazione monumentale a Venezia” in occasione della 59ma Biennale d’Arte a Venezia, nel 2022 e nel 2025 è presente al Progetto installativo “Nuove Frammentazioni” al Plus Florence di Firenze; sempre nel 2022, a settembre, è presente alla rassegna “Artisti per Nuvolari” – Casa Museo Sartori – Castel d’Ario (MN). Nel 2023 viene installata una sua grande mostra personale “L’imperfezione e l’infinito” del progetto “Mondi” del Prof. Carlo Franza, al Circolo degli Esteri-Roma; nel 2024 è presente su invito alla Rassegna “Guerra e Pace” – Fondazione ATM. Vanno segnalati anche l’assegnazione nel 2021 del Premio della Giuria, nel 2022 del Premio della Critica al Premio delle Arti Premio della Cultura; nel 2024 del Premium International Florence Seven Stars-Grand Prix Absolute.

Carlo Franza

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