Alla Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee – museo Madre di Napoli la mostra In controluce di Pietro Lista, a cura di Renata Caragliano, che documenta cinquant’anni di carriera dell’artista umbro di nascita (Castiglione del Lago, 1941), che dal 1954 vive e lavora in Campania.

Il progetto espositivo, frutto di due anni di ricerche realizzate in stretta collaborazione con l’artista e il suo archivio, è organizzato in cinque sezioni tematiche che si soffermano su alcune modalità del lavoro di Pietro Lista, sul suo modo di creare connessioni e relazioni di senso sempre nuove e imprevedibili tra le proprie opere, costruendo così un personalissimo universo creativo. L’esposizione rientra fra le mostre proposte dal museo Madre il cui principale obiettivo è la creazione di un archivio dell’arte contemporanea del sud Italia, in cui le opere di artisti italiani e internazionali possano dialogare in un confronto ricco e fecondo di esperienze diverse e complementari, ed essere la base per ulteriori azioni di valorizzazione.

Oltre cinquanta le opere di Lista in mostra – da quelle storiche, a partire dalla seconda metà degli anni Sessanta, sia recenti e spesso inedite – che documentano la produzione dell’artista contraddistinta da una grande varietà di temi e dalla continua sperimentazione di tecniche e materiali che spaziano dall’uso della pittura, disegno, scultura, incisione e anche da performance.

Ciascuna delle cinque sezioni della mostra, allestite in sette sale al secondo piano del museo, prende in considerazione alcuni degli aspetti della sua produzione che ricorrono e coesistono in tempi diversi a partire dai lavori e dalle azioni performative incentrate sulla “Luce“, una fonte che accende e spegne continuamente l’energia creativa dell’artista. Il buio spezzato da lampi di luce è uno dei motivi portanti nel lavoro di Pietro Lista, che afferma: “Ho lavorato soprattutto sulla luce negli anni Sessanta. Non mi muovevo nell’ambito delle ricerche visuali e cinetiche ma mi interessava la luce come possibilità di esplorazione virtuale degli spazi. Tutto ciò che si vede è uno scherzo della luce. La luce rimbalza negli occhi, la luce proietta ombre, crea profondità, forme, colori. Spegni la luce ed è tutto finito.”

Altro tema ricorrente nella sua ricerca sono le “Nuvole”, un elemento raccolto nella serie-manifesto “Cielitudine”. La sua attrazione per il cielo, un cielo pop solcato da nuvole, è una sorta di manifesto poetico perché, come la sua pittura, è continuamente mutevole e obbliga lo sguardo in alto. Per la sua inconsistenza, la nuvola mette in discussione la solidità, la permanenza, l’identità che definiscono la forma visibile e quella intelligibile.

Una porta semiaperta da cui filtra una scheggia di luce introduce e conduce ad i grandi oli su tela o su carta di Pietro Lista, un ciclo di opere a partire dagli inizi di questo millennio caratterizzati dall’uso di un unico colore, il “Nero di Marte”, il cui nome trae origine dal ruolo della divinità e dall’influenza del pianeta Marte nella preparazione del ferro secondo la tradizione propria degli alchimisti, cui appartiene un profondo senso mistico e religioso.

Un autoritratto dell’artista introduce alla sezione dei “Corpi acefali”, una serie di dipinti che rappresentano corpi senza organi, dove l’immagine-figura in bianco e nero è quasi la controparte di sé stesso ma senza occhi, naso, bocca. L’arte fa perdere “la testa” a volte, ma poi può capitare il contrario e di ritrovarla. L’autoritratto si è ritratto da sé stesso e dal proprio corpo, lasciando solo la testa. Così Pietro Lista nella serie di lavori “La testa “ritrovata” dell’artista” ha sostituito l’apparire allo sparire e viceversa, offrendo in questo caso, in un primo piano ravvicinato, non più un corpo acefalo, ma solo la sua testa che ne è la cuspide, in una serie di autoritratti realizzati a china su carta, disegni in bianco e nero, che oscillano ancora una volta tra il buio e la luce e viceversa.

Dall’esposizione emerge, attraverso materiale documentario (foto, inviti, cataloghi), la persistente ricerca di Lista nel dare forma al suo pensiero di fronte a nuovi interrogativi, che lo ha portato anche a farsi animatore e promotore di spazi per l’arte in Campania, come la galleria “Taide spazio per” aperta nella prima metà degli anni Settanta a Mercato San Severino, per poi spostarsi a Salerno, accompagnata negli anni Ottanta dalla pubblicazione di una rivista omonima. Nel 1993 fonda a Paestum il MMMAC-Museo Materiali Minimi d’Arte Contemporanea mentre nel 2010 apre la galleria Cobbler, Spazio per l’arte contemporanea a Cava de’ Tirreni (dove vive e lavora).

La mostra al museo Madre offre “In controluce” anche uno sguardo sulle opere di arte pubblica realizzate da Pietro Lista nel corso della sua carriera, attraverso una documentazione di foto d’archivio e un video. La mostra accompagnata dal catalogo.

Carlo Franza

 

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