Unica al mondo… La giubba garibaldina esposta al Museo Civico del Risorgimento di Bologna
Con la mostra Unica al mondo… La giubba garibaldina color caffè del 1860, aperta fino al 22 marzo 2026, il Museo civico del Risorgimento del Settore Musei Civici del Comune di Bologna presenta un oggetto di eccezionale valore storico appartenente alle proprie collezioni. Si tratta dell’unico
esemplare rimasto di uniforme garibaldina del Reggimento Malenchini, un corpo di volontari organizzati tra Livorno e la Toscana che raggiunse i Mille di Giuseppe Garibaldi in Sicilia poco tempo dopo lo sbarco nel 1860, e le cui uniformi avevano una peculiarità singolare: erano di una sfumatura color caffè anziché rosse, secondo l’iconica divisa simbolo del percorso verso l’unità nazionale guidato dall’Eroe dei Due Mondi.
Ne accennavano alcune memorie scritte dai protagonisti, ne restavano testimonianze nell’iconografia dell’epoca, ma di queste uniformi così particolari sembrava essersi persa ogni traccia.
Il capo di vestiario, appartenuto al volontario Primo Baroni (Modena, 1840 ca. – Bologna, 1918), che lo donò al costituendo Museo civico del Risorgimento di Bologna nel 1888 (inv. n. 641), viene esposto per la prima volta al pubblico dopo il recente restauro tessile finanziato attraverso la campagna di erogazioni liberali Art Bonus In Mille per la giubba da salvare, che nel 2025 ha consentito di raccogliere l’importo di 5.000 euro necessario per un intervento urgente sulle precarie condizioni di conservazione. Il recupero alla fruizione pubblica di questo pezzo assolutamente unico contribuisce ad approfondire le conoscenze delle vicende legate alla cosiddetta Spedizione dei Mille, con particolare riferimento alle tematiche del vestiario e dell’approvvigionamento dei volontari militari.
All’interno della mostra, a cura di Otello Sangiorgi, sono inoltre esposti diversi cimeli e documenti di Baroni – tra cui il manoscritto originale delle sue memorie Da Genova a Gaeta e Milazzo -, ricordi della battaglia di Milazzo (20 luglio 1860) e altre uniformi garibaldine originali risalenti alla Spedizione dei Mille. Un’opportunità preziosa e sorprendente per scoprire una pagina sconosciuta ai più dell’epopea risorgimentale italiana.
Alla vicenda di questo rarissimo oggetto e alla storia del suo proprietario Primo Baroni è dedicato l’ultimo numero del Bollettino del Museo del Risorgimento di Bologna (anno LXX, 2025), a cura di Mirtide Gavelli e Otello Sangiorgi, che sarà presentato al Museo civico del Risorgimento giovedì 5 marzo 2026 alle ore 17,00.
Durante il periodo di apertura della mostra, sono inoltre proposti appuntamenti di approfondimento in programma tra il Museo civico del Risorgimento e il Cimitero Monumentale della Certosa di Bologna.
Domenica 22 febbraio 2026 ore 11.00
Museo civico del Risorgimento | Piazza Giosue Carducci 5
Visita guidata alla mostra con Otello Sangiorgi (direttore Museo civico del Risorgimento di Bologna e curatore)
Costo di partecipazione: biglietto museo
Giovedì 5 marzo 2026 ore 17.00
Museo civico del Risorgimento | Piazza Giosue Carducci 5
Presentazione del volume Un mese di cattura, un giorno di marcia, mezza giornata al fuoco, e due mesi di ospedale. Storia del garibaldino Primo Baroni e della sua uniforme a cura di Mirtide Gavelli e Otello Sangiorgi (Bollettino del Museo del Risorgimento di Bologna, anno LXX, 2025). Intervengono:
Mirtide Gavelli (storica) Otello Sangiorgi (direttore Museo civico del Risorgimento di Bologna e curatore mostra)
Andrea Spicciarelli (storico e direttore Ufficio Storico dell’Associazione Nazionale Veterani e Reduci Garibaldini “Giuseppe Garibaldi”) Andrea Viotti (studioso di storia del costume e delle uniformi e collaboratore dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito)
Ingresso: libero
Domenica 15 marzo 2026 ore 11.00. Museo civico del Risorgimento | Piazza Giosue Carducci 5
Visita guidata alla mostra con Otello Sangiorgi (direttore Museo civico del Risorgimento di Bologna e curatore)
La visita si svolge nell’ambito della rassegna La Cucina Letteraria di Slow Food Bologna.
Costo di partecipazione: biglietto museo
Domenica 15 marzo 2026 ore 15.00. Cimitero Monumentale della Certosa | Via della Certosa 18
Si scopron le tombe, si levano i morti… Garibaldi e garibaldini in Certosa Visita guidata con Mirtide Gavelli (storica). Una passeggiata alla coperta di chi ha contribuito alla causa nazionale durante il Risorgimento, al fianco dell’Eroe dei Due Mondi. Costo di partecipazione: gratuito
Prenotazioneconsigliata: prenotazionicertosa@gmail.com
Ritrovo: Info Point storico artistico (cortile chiesa di San Girolamo della Certosa).
Il progetto espositivo si avvale del patrocinio dell’Associazione Nazionale Veterani e Reduci Garibaldini “Giuseppe Garibaldi” ed è realizzato in collaborazione con l’Istituto per la storia del Risorgimento italiano – Comitato di Bologna e dell’Associazione Amici della Certosa di Bologna.
La storia. Il nome di Giuseppe Garibaldi è spesso associato alla sua impresa più importante, la cosiddetta Spedizione dei Mille volontari partiti da Quarto che nel 1860 abbatterono
la dinastia borbonica, e consegnarono la Sicilia e l’Italia meridionale a Vittorio Emanuele II, poi proclamato primo Re d’Italia. In realtà, nel corso di quella campagna militare – che iniziò a maggio e si concluse a ottobre – furono organizzate molte altre spedizioni di volontari che si aggiunsero ai più celebri Mille. A una di queste, comandata da Clemente Corte, partecipò anche Primo Baroni. La spedizione di Corte fu probabilmente la più sfortunata: i suoi 900 volontari, partiti da Genova un mese dopo i Mille, pochi giorni dopo furono bloccati da navi borboniche e portati al porto di Gaeta, dove rimasero molti giorni. La nave che li portava batteva bandiera americana, e questo permise di evitare loro l’arresto, ma dovettero tornare a Genova. Il 10 luglio partirono di nuovo e questa volta giunsero a Palermo il 18 luglio. Non ebbero nemmeno il tempo di sbarcare: Garibaldi aveva fretta di prendere Milazzo, l’ultima piazzaforte della Sicilia ancora in mano ai borbonici, e quindi Baroni e gli altri uomini di Conte furono mandati là per combattere. Mentre erano nel porto di Palermo furono loro consegnati armamento e uniformi: “una blouse di cotonata mista, filettata in rosso, con calzoni di tela crociata”. Quelle uniformi, dall’inconfondibile color caffè, in realtà appartenevano alla spedizione comandata da Vincenzo Malenchini e arrivata da Livorno poco tempo prima; vista l’urgenza, quegli ultimi arrivati furono vestiti alla svelta attingendo ai depositi del Reggimento Malenchini. Giunti a Milazzo il 20 luglio, Baroni e i suoi compagni furono subito mandati in battaglia e spediti in un punto particolarmente critico, dove subirono pesanti perdite. Baroni fu proprio uno dei primi a cadere, come lui stesso racconta: “Passammo il canneto al grido di viva Garibaldi, caricando il nemico alla baionetta. Avevo fatto poco più di cento passi, quando mi sentii come un grosso colpo di bastone alla coscia sinistra. Appena avuto il tempo di scorgere il buco prodotto dalla palla caddi a terra”. Fu proprio grazie a queste circostanze che la sua uniforme color caffè poté essere conservata, l’unica ad arrivare fino a noi. A causa della cattiva qualità del tessuto, le uniformi color caffè si rovinavano subito, così nel corso della campagna furono distribuite camicie rosse per sostituire quelle logore, che vennero buttate. Ma per Baroni e per la sua uniforme le cose andarono diversamente, come lui stesso annota nelle sue Memorie: la sua “non molto fortunata campagna si riassume in un mese di cattura, un giorno di marcia, mezza giornata al fuoco e due mesi d’ospedale”. E così ebbe modo di conservare gelosamente il ricordo di quella memorabile giornata e di donarlo nel 1888 al costituendo Museo del Risorgimento di Bologna, città in cui si era trasferito attorno al 1880. La giubba reca ancora, nella falda inferiore, il foro della palla di piombo che lo ferì alla gamba sinistra e rappresenta, oggi, un’uniforme unica al mondo.
Le caratteristiche e il restauro. La giubba risulta realizzata in tela mélange di cotone marrone, con ampia bordatura in tela di lana rossa allo sparato anteriore e al bavero, piccoli bottoni semisferici e filettature rosse alle manopole, realizzate in tela di lana rossa su imbottitura in cordonetto di canapa. La giubba conserva la traccia di un foro di proiettile nella parte anteriore, lungo il margine finale della parte sinistra. Primo Baroni stesso evidenziò il foro cucendovi attorno un cartoncino. Prima del restauro la giubba appariva interessata da depositi superficiali di polvere e sporco, con una evidente disidratazione delle fibre. Erano visibili numerose lacerazioni in senso ordito su tutto il capo, incluse le tasche con brandelli di tessuto parzialmente staccati. Si notavano rammendi con filato incongruo e punti grossolani e lacune di diverse dimensioni. Le profilature in lana rossa presentavano piccole rosure di insetto. Si evidenziavano anche macchie dovute probabilmente all’uso, mentre i peduncoli dei bottoni risultavano in precario stato conservativo. Dopo un attento studio del materiale, la giubba è stata depolverata delicatamente e pulita mediante vaporizzazione ad ultrasuoni a freddo con leggero passaggio di morbide microfibre per la rimozione dello sporco superficiale. È seguita poi la messa in forma della giubba mediante imbottitura realizzata ad hoc. Quanto al consolidamento, lo stato precario del materiale non avrebbe consentito il passaggio dell’ago senza provocare ulteriori danni al tessuto. È stato quindi tinto in tono e trattato col film termoadesivo un leggerissimo velo di seta che è stato poi applicato all’interno della giubba, in modo da creare una sorta di “seconda pelle” trasparente a sostegno totale del capo. Le lacune più significative sono state integrate mediante fissaggio a cucito di supporti locali tinti nel colore idoneo, rimuovendo i rammendi incongrui che trattenevano il tessuto in posizione scorretta. Lungo la fascia in pannetto rosso dell’allacciatura, le numerose piccole lacune sono state integrate inserendo al di sotto un pannetto di lana del medesimo colore, applicando localmente un velo termoadesivo a rinforzo delle parti lacerate e ripristinando tutte le cuciture mancanti. I peduncoli dei bottoni, in precario stato conservativo, sono stati rinforzati. Le operazioni di restauro sono state supportate dall’analisi merceologica delle fibre tessili completata da una scheda tecnica corredata da immagini a microscopio digitale. Il manichino utilizzato per l’esposizione è stato modellato e adattato alla giubba con imbottiture su misura, partendo da un busto preformato standard, per fornire adeguato sostegno al capo e consentirne una corretta lettura tridimensionale.
La ricostruzione grafica. Nella mostra Garibaldini in uniforme dall’Uruguay alle Argonne (1843-1915), organizzata dal Museo civico del Risorgimento di Bologna dal 30 novembre 2024 al 9 febbraio 2025, sono state esposte le ricostruzioni grafiche di uniformi indossate da diversi corpi di volontari garibaldini tra 1843 e 1915, realizzate nel corso degli anni dal pittore e disegnatore Pietro Compagni sulla base dell’iconografia e di descrizioni coeve. In quell’occasione Compagni “scoprì” che nel museo era conservata anche la giubba garibaldina color caffè qui esposta, che egli riconobbe essere un reperto assolutamente unico. Già lo studioso Andrea Viotti nel 1979 aveva scritto un saggio sul Reggimento Malenchini, ipotizzando anche una ricostruzione grafica dell’uniforme unicamente in base alle memorie scritte. Compagni decise così di realizzare, basandosi su quello studio e sul reperto originale, un figurino attendibile dell’uniforme da volontario del Reggimento Malenchini (1860). Al momento dell’inaugurazione della mostra il disegno non era ultimato, ma si decise di esporlo ugualmente, anche perché questo ci servì per attirare l’attenzione sul cattivo stato di conservazione del reperto, e per lanciare una campagna di raccolta fondi attraverso l’Art Bonus, operazione andata a buon fine. Nel frattempo, Compagni ha potuto portare a termine anche la ricostruzione grafica dell’uniforme, che viene ora esposta accanto a quella originale, finalmente restaurata.
Il nucleo di uniformi garibaldine del Museo civico del Risorgimento di Bologna. Il Museo civico del Risorgimento di Bologna conserva un nucleo di 30 uniformi di corpi garibaldini, quasi tutte rosse. Di queste poche risalgono al 1860, la maggior parte sono invece relative alla Terza Guerra di Indipendenza (1866), alcune alla Campagna dell’Agro romano (1867) e alla campagna a fianco della Francia contro la Prussia (1870). Come è noto, le uniformi dei garibaldini vennero spesso realizzate in mancanza di regolamenti precisi che le codificassero e, anche nel caso in cui questi fossero presenti, come nel 1866, i volontari spesso li adattavano alle proprie esigenze e gusti personali. Nella loro multiforme varietà, le uniformi garibaldine del Museo esprimono pertanto quell’approssimazione e quella scarsa attenzione agli aspetti formali che, espresse icasticamente nel modo di dire “alla garibaldina”, consegnano al tempo presente la memoria dei seguaci dell’Eroe dei Due Mondi.
Carlo Franza
