Vincenzo Caprile è l’artista del Quadro del Mese allo Studio Bolzani di Milano. “Donna con bambino in un cortile” un capolavoro pregevole di Scuola Napoletana.
La storica galleria STUDIO BOLZANI di Milano che ha festeggiato i cento anni nel 2022 e attivissima sul versante dell’arte moderna e contemporanea, ci propone per il 2025 “IL QUADRO DEL MESE”. Sicchè nelle vetrine della Galleria Strasburgo a ridosso di Piazza San Babila troveremo ogni mese un dipinto di eccezionale valore e di un artista di chiara fama. Per febbraio 2025 è la volta di un dipinto di Vincenzo Caprile (Napoli, 24 giugno 1856 –
Napoli, 23 giugno 1936), artista di chiara fama della Scuola Napoletana, e i Bolzani da sempre si sono interessati di numerosi pittori di questa scuola regionale che ha conquistato il mondo intero.
L’opera esposta allo Studio Bolzani di Milano (in Galleria Strasburgo) in questo febbraio 2025 ha per titolo “Donna con bambino in un cortile” un olio su tela in formato 51×62, firmato in basso a destra, databile anni ’90 del XIX secolo, al verso autentica del nipote Teodoro Lienhardy-Via Mergellina 156-Napoli. Opera di evidente leggibilità impressionista, scena popolare ma di grande umanità; questa madre con nelle braccia un bambino, il figlio, svela una comunicazione pittorica di emozione, affetti, come si aveva all’interno della civiltà contadina allora imperante. La figura della donna con bambino si inserisce in un contesto rurale che si rintraccia anche in un’altra opera dal titolo “Contadina e caprette”, la scena abitativa sembrerebbe la stessa. Opera di eccezionale valore pittorico, ritengo fra le più belle fra quelle di natura agreste; si misura sulla leggiadria del soggetto e la freschezza del colorito. Ancor più questo dipinto in particolare, dimostra che la sua pittura è gentile, nel senso di un aggettivo che comprende un soggetto come elevamento nobile. Vincenzo Caprile è stato pittore italiano che ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Napoli, con Domenico Morelli e con Gabriele Smargiassi, è pittore di impianto impressionista, fu legato alla Scuola di Resìna, e si è dedicato alla rappresentazione di scene paesistiche e personaggi popolari. La sua tecnica pittorica denota grande freschezza di tratto, che richiama alla mente influenze di Filippo Palizzi, e ne hanno determinato un ottimo successo commerciale. Dimorò per lunghi periodi a Venezia, alternando pitture della Laguna a paesaggi napoletani. Con altri pittori napoletani (Luca Postiglione, Pietro Scoppetta, Vincenzo Volpe, Edoardo Matania, Attilio Pratella, Giuseppe Alberto Cocco, Giuseppe Casciaro, Giuseppe Chiarolanza, Gaetano Esposito, Vincenzo Migliaro, Vincenzo Irolli) fu chiamato a decorare le sale del Caffè Gambrinus di Napoli. Vincenzo Caprile, si è formato nell’atmosfera palizziana, indirettamente, attraverso lo Smargiassi, che riproponeva i temi della Scuola di Posillipo e poi di Rossano, si accosta in qualche modo all’estetica della Repubblica di Portici, lavorando e studiando lungamente in compagnia di Federico Rossano e di Alceste Campriani; ma il pittore non si adatta a un indirizzo determinato, pur avendo, insieme agli amici “porticesi”, anche una certa propensione all’adozione della “macchia” che resiste con lui e Vincenzo Volpe, per poi essere abbandonata a Napoli con l’avvio dell’operazione artistica che fu di Vincenzo Ciardo, che guardava ai francesi e in special modo a Paul Cézanne e Pierre Bonnard. Caprile è stato sperimentatore eclettico ed appassionato, ciò lo portava ad orientarsi in parte anche verso la pittura aneddotica, che si esprimeva con ben altra “civiltà” compositiva e cromatica; in questa linea aneddotica va compreso il dipinto esposto allo Studio Bolzani in questi giorni. Ne fanno fede il dipinto “La dote di Rita”, della collezione D’Angelo, un quadro dominato dal rosso della gonna del modello, un rosso che si ritrova anche ne L’interno rustico. Ma, oltre che nella pittura di genere, Vincenzo Caprile si esprime felicemente nella pittura di paesaggio, in cui si ritrovano freschezza e grazia istintive. Paesisticamente egli predilige la natura di Positano e l’atmosfera decadente e raffinatissima dei motivi veneziani; cosi l’artista si divide tra i due temi preferiti, trovando nella natura a lui più congeniale della costiera amalfitana i motivi elegiaci e niente affatto convenzionali di una pittura che proviene da lontano, dagli esempi di un certo vedutismo settecentesco, rivissuto dall’artista sul piano di una descrizione puntuale della vita e degli avvenimenti delle popolazioni marinare che popolano le rocce e le spiagge di Positano, di Amalfi e di altri paesi che s’affacciano sul golfo di Salerno.
VINCENZO CAPRILE (1856 – 1936). Nato a Napoli da una famiglia benestante ebbe sin da piccolo la passione per la pittura che fu osteggiata dai genitori che Io avviarono a tutt’altre discipline. A soli 17 anni, nel 1873, da autodidatta presentò un suo dipinto, come dilettante alla Promotrice napoletana, che fu accettato ed inserito in catalogo. Forse per questo successo, e certamente per le sue insistenze, il padre si convinse a presentare alcuni suoi lavori a Morelli che gli consigliò decisamente di farlo proseguire per questa strada. Nel 1874 si iscrisse all’Istituto ed ottenne un premio di incoraggiamento. I suoi maestri furono lo stesso Morelli, Carillo, il Mancinelli e Gabriele Smargiassi e da quest’ultimo subì l’influenza della tramontata scuola di Posillipo. Nel 1876 una sua esercitazione di paesaggio fu premiata con la somma di 40 lire; dopo poco più di due anni, terminati gli studi lasciò l’Istituto; nell’85 fu nominato Professore onorario. Vincenzo Caprile fu amico di Federico Rossano e di Alceste Campriani, animatori della Scuola di Resina. Con questi lavorò a lungo in campagna, dal vero, e ciò gli consentì di liberarsi dagli strascichi del rigido insegnamento accademico e di formarsi una personalità pittorica che rimarrà immutata per tutta la sua carriera. Nel 1877 presentò alla Esposizione Nazionale di Belle Arti “Le sempre vive” e nello stesso anno alla Promotrice napoletana “Il cortile” che riscosse un grosso successo e fu acquistato dal re SM Vittorio Emanuele II. Questo successo favorì la rapida ascesa dell’artista poco più che ventenne. Il suo periodo migliore possiamo considerarlo tra gli anni 80 e 90. Nell’80 presentò alla Esposizione Nazionale di Torino la “Dote di Rita” che sancì il suo successo in campo nazionale, osannato dalla critica tanto che il Corriere della Sera ne eseguì una riproduzione in stampa a colori che fu donata a tutti i suoi abbonati. Il successo si ripete l’anno successivo con “Chi mi ama mi segua” presentato alla Esposizione di Milano; il dipinto raffigura una pastorella sorridente con in mano un fascio di canne e di erba che alcune pecorelle si accingono a brucare. Riportiamo un passo della critica tratta dall’Illustrazione italiana del 1881: “La pittura del Caprile è come quella figura, giovane, robusta, sana, schietta e viva”. Vincenzo Caprile fu un artista versatile che spaziò dal ritratto al paesaggio, alle scene di interni ed a quelle di vita popolare napoletana, ebbe una vastissima produzione, accumulò e conservò gelosamente centinaia di piccoli studi su tavolette, propedeutici a lavori eseguiti in studio di più vasto impegno. Restio a lasciare Napoli effettuò pochissimi viaggi dovuti spesso all’esigenza di accompagnare suoi dipinti ad esposizioni, se si esclude la sua permanenza in Argentina durata circa un anno. Le località italiane che esercitarono sul Caprile un grosso fascino furono certamente, Napoli, Positano e Venezia, ove l’artista si è recato per anni in villeggiatura, ritratte innumerevoli volte e che possiamo considerare tra la parte migliore della sua produzione. L’artista, unitamente all’amico Giuseppe de Santis, aprì una scuola privata di disegno e pittura che fu frequentata dalla migliore società partenopea e soprattutto gli consentì di insegnare al di fuori dell’Istituto, senza i rigidi schemi che imponeva l’epoca. Il Caprile ebbe molti committenti illustri: il re Umberto I acquistò nell’82 nell’85 “Acqua zuffegna” presentato alla Promotrice di Napoli; alla triennale di Belle Arti di Milano del’94 acquistò “Gabbia di scimmie” e “Ponte della Colonica”; all’Esposizione di Firenze del’96/97 acquistò “Vecchio carrubo” mentre la regina Margherita preferì “Idillio”. Nel’93 la stessa regina acquistò “Santa Lucia” e “Napoli vecchia” per farne dono all’imperatrice di Germania. L’artista eseguì anche i ritratti di quasi tutti i reali e nel 1901, su commissione del Senato eseguì i ritratti dei Principi di Napoli. Nel 1910 Vittorio Emanuele III acquistò “Campo San Zanipolo”, oltre ai reali ebbe una folta e aristocratica committenza, tra cui l’imperatrice madre di Russia. Innumerevoli collezionisti privati, gallerie e musei. Fu gratificato da molte onorificenze: professore onorario a Napoli, al Regio Istituto di Belle Arti di Urbino e nel 1933 fu nominato insieme a Paolo Vetri e Vincenzo Migliaro Accademico di San Luca.
Carlo Franza