Ho tra le mani il libro di Alex Giovanardi, un maresciallo della Guardia di Finanza, dal titolo “Ho imparato a sognare” (151 pp., 2025); l’ho appena finito di leggere, com’è mio solito quando setaccio quelli da recensire; bene, il libro è avvincente, prende a tal punto che si fa fatica a fermarsi, per poi riprenderlo e proseguirne la lettura. Dico subito che Giovanardi non è nuovo nella scrittura, perchè suo è stato anche il libro su “Quintino Sicuro”, il primo finanziere ora in concetto di santità, e volto alla causa di beatificazione.  Ora mi è caro avere anche un suo romanzo. Scritto con un linguaggio piano e sicuro, espone fatti e   vita dell’oggi, un lungo racconto familiare, esperenziale, educativo. Si lascia leggere anche come un libro autobiografico”? Forse si. Insomma, un libro che squaderna un racconto che si dipana ed esplora esperienze umane e crescita personale.  Fabio è un uomo alla ricerca di qualcosa che non sa nemmeno definire: un volto, una verità, forse una speranza. Tra incontri inaspettati, paesaggi che sembrano parlare al cuore e segreti che sfidano ogni logica, Fabio si troverà a fronteggiare la vita in tutte le sue sfaccettature, comprese le sue paure più profonde. Ma sarà un incontro impossibile a sconvolgerlo, a scuoterlo. Con una narrazione intensa e profondamente umana, questo romanzo ci accompagna nei pensieri di Fabio, nella sua lotta per comprendere l’inspiegabile e nella scoperta che, a volte, non serve capire tutto. Basta accettare, ascoltare il cuore e imparare di nuovo a sognare. Un racconto di speranza, amore e rinascita (Questa storia ci insegna che spesso la vita non ci dà le risposte che cerchiamo, ma quelle di cui abbiamo bisogno). Intenso l’incontro della madre in ospedale moribonda e la sua perdita seguente (“Nostra madre, Giovanna, aveva 62 anni. La sua perdita ha spezzato qualcosa di profondo dentro di me, come se la fine della sua vita fosse anche la fine della nostra famiglia. Lei era l’anello che ci teneva uniti e ora quel legame si è spezzato per sempre. Il vuoto che ha lasciato è enorme, a tratti insostenibile. Ma restano i ricordi: i suoi abbracci, le fotografie, i piccoli oggetti che raccontano una vita vissuta insieme. Ogni cosa è una cicatrice incisa sul cuore, un segno indelebile che mi ricorderà per sempre chi era, chi siamo e da dove veniamo”). Fitti gli incontri, poi una malattia grave affrontata, l’intreccio di familiari, moglie e figli, gli amici, le passioni per bici e vespa, e potrei continuare in un viaggio senza fine che Fabio fa per l’Italia e in città estere; realtà o sogno? Tutto a metà o parvenza di un vero, mosso dal piacere del raccontare, indicare, relazionare, imparare, assaporare la vita e viverla nel profondo, nel bene e nel male.

 Una storia che tocca l’anima e ci invita a guardare oltre ciò che vediamo, ricordandoci che, spesso, il viaggio più importante è quello che facciamo dentro di noi.

Carlo Franza

 

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