Stati Uniti, il faraonico progetto dell’Arco di Trionfo voluto da Trump a Washington
Trump si sente un imperatore romano. Già, perché i romani a suo tempo ebbero modo di conquistare il mondo d’allora. Gesti e segni si ripetono. Nell’ immagine il progetto per un arco di 76 metri a Washington, voluto dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che, se approvato, trasformerebbe lo skyline della capitale. I rendering sono stati presentati dai funzionari dell’amministrazione Trump in vista della riunione della prossima settimana per portare avanti il progetto. Prevedono un arco color avorio, ispirato a quello di Tito imperatore dell’antichità classica e simile all’Arco di Trionfo di Parigi. L’arco presenta vari elementi decorativi dorati, tra cui spicca un’imponente statua di 18 metri in cima che ricorda la Statua della Libertà con le ali d’angelo. Ai lati, due statue di aquile alte 7 metri. Altri elementi del progetto includono quattro statue di leoni dorati. Sarebbe destinato a commemorare il
250mo anniversario degli Stati Uniti che ricorre quest’anno e dovrebbe essere costruito in un sito tra il Lincoln Memorial e l’ingresso del Cimitero Nazionale di Arlington.
L’Arco di Tito sta a Roma sulla cima settentrionale del Palatino, nella parte ovest del Foro Romano, con incisa l’iscrizione: “Senatus populusque romanus – divo Tito divi Vespasiani f(ilio) – Vespasiano Augusto“, ossia “Il Senato e il popolo romano al divino Tito, figlio del divino Vespasiano, Vespasiano Augusto”. Il monumento, dedicato da Domiziano al padre Vespasiano ed al fratello Tito, celebrava il fratello dopo la morte avvenuta nell’81 d.c., per ricordarne le vittoria in Giudea nel 71 d.c. e la distruzione di Gerusalemme. Gli ebrei sempre ribelli alla dominazione romana, nonostante gli fosse stata riedificata magnificamente la loro capitale, non sopportavano soprattutto la presenza di altri templi con altri Dei che colpivano la loro religione monoteista. Dell’arco stranamente non c’è menzione negli scrittori antichi, e neppure nei regionari costantiniani. Soltanto sopra un rilievo del sepolcro degli Aterii sulla Via Labicana, ora proprietà del Vaticano e custodito nell’invisitabile, Museo Lateranense, che rappresenta la Sacra Via dal Palatino fino al Colosseo, l’arco è effigiato con il nome di Arcus in Sacra Via summa. ” A Tito figliuolo di Vespasiano Imperadore degnissimo chiamato perciò meritamente Delicia generis humani fù eretto quest’Arco dal Senato per memoria delle sue imprese militari nobilissime e particolarmente per l’espugnazione di Gerusalemme. Per la sua indole e per il sostanziale accordo con il Senato, Tito Cesare Vespasiano Augusto (39 d. C. – 81 d. C.) fu considerato un buon imperatore da Tacito e da altri storici contemporanei. Celebre è la definizione che diede di lui lo storico Svetonio: «Amor ac deliciae generis humani.» (italiano) «Amore e delizia del genere umano.» (Svetonio, Vite dei Cesari, Tito, I).
Carlo Franza
