Il processo meccanico di Elio Mariani. Uno degli artefici della Mec-Art, in una storica mostra alla Galleria Clivio di Milano.
Elio Mariani (Milano, 1943), uno degli artisti più innovativi del suo tempo, eppure il meno riconosciuto del Mec-Art (movimento artistico sviluppatosi in Francia e successivamente in Italia, nella seconda metà degli Anni Sessanta e sostenuto dall’amico critico Pierre Restany).
Il termine, abbreviazione di mechanical-art, indica un’arte imperniata sui procedimenti meccanici di riproduzione
dell’immagine, soprattutto riporti fotografici, che predilige l’utilizzo di elementi estratti dalla stampa popolare. Gli animatori del movimento sono stati soprattutto Gianni Bertini e Mimmo Rotella; in Francia vi parteciparono Alain Jacquet, Pol Bury Nikos, Serge Bèguier, mentre in Italia seguirono poi i nomi di Aldo Tagliaferro, Elio Mariani, Elisa Magri, Bruno di Bello. Rispetto alla pop art statunitense è contrassegnata da una maggiore intenzione di risignificazione delle immagini mediali.
Nei rivoluzionari Anni ’60, lavorando al fianco di Pierre Restany, Gianni Bertini e Mimmo Rotella, Mariani sviluppò uno dei primi approcci sistematici in Italia all’emulsione fotografica su tela. Le sue innovazioni tecniche, parallele a simili sperimentazioni parigine, lo posero come figura cruciale quando Restany portò la Mec-Art a Milano con la storica mostra del 1966 alla Galleria Schwarz. La sua opera passò dalle prime esplorazioni della cultura mediatica e dell’immaginario commerciale a indagini sulle relazioni umane, sul tempo e sulla memoria. Dove altri vedevano un limite nei processi meccanici, Mariani scoprì una liberazione: un mezzo per democratizzare l’arte e, allo stesso tempo, esplorare l’esistenza temporale.
Scrive Alberto Mattia Martini: “All’interno di questo contesto, Elio Mariani rappresenta una figura centrale e, per molti aspetti, anticipatrice. Già dal 1965 sviluppa autonomamente il procedimento del riporto fotografico su tela emulsionata, configurandosi come uno dei primi artisti a comprendere le potenzialità del processo meccanico come forma di pensiero. Il titolo della mostra, Processo meccanico, non allude però soltanto ad una metodologia operativa, ma ad una vera e propria epistemologia dell’immagine. La tecnica dell’emulsione su tela, centrale nella pratica di Mariani, non è neutrale: essa introduce una perdita, una granulosità, una distanza che trasforma l’immagine fotografica in presenza ambigua, sospesa tra apparizione e dissoluzione. Il lavoro di Mariani si fonda su una sequenza operativa precisa: collage, lucido e emulsione. Questa sequenza non è un semplice procedimento tecnico, ma diviene drammaturgia dell’immagine. Come afferma Mariani: “Non sono mai io a scegliere le immagini adatte allo scopo, sono loro che scelgono me”, sottolineando come il processo creativo nascesse da una relazione quasi magnetica con le immagini prodotte dalla società mediatica. Ogni passaggio introduce uno scarto di selezione, sospensione e trasformazione”.
E’ una mostra da non tralasciare, capace di sorprendere sia gli storici dell’arte per le tante opere da studiare e ammirare, che i collezionisti dell’artista e dell’area cui Elio Mariani apparteneva.
Carlo Franza
