Inaugurata nel Salone della Fondazione ATM di Milano   l’esposizione dedicata all’artista Pierluigi Ghidini che ha saputo trasformare la realtà quotidiana in un paradiso surreale e poetico. Un percorso espositivo denso, che ripercorre l’intera parabola creativa del maestro lombardo e bresciano, attraverso circa cinquanta opere, tra cui diversi inediti che vedono la luce per la prima volta proprio nelle sale della Fondazione ATM. Al taglio del nastro, in una sala affollata, c’erano il Prof. Carlo Franza illustre Storico dell’Arte Moderna e Contemporanea e già Professore Ordinario di Storia dell’Arte Moderna e Contemporanea a Roma, Francesco Viola Presidente della Fondazione ATM, il Dott. Francesco Caroprese Vicepresidente dell’Ordine Nazionale Giornalisti, l’artista, collezionisti, e un pubblico incuriosito.

Nell’allestimento della mostra, visitabile fino al 30 settembre 2026, dal titolo “L’universo dei sogni” in scena natura e cose di Pierluigi Ghidini che si riappropriano degli spazi e lo fanno con una forza misurata, quasi discreta, che è poi la cifra stilistica di una vita intera passata a osservare il mondo dalla particolare prospettiva fornita dai tempi antichi e dilatati della sua Lombardia.

Un percorso che non è solo una cronaca per immagini, ma una vera e propria messa in scena teatrale. Il visitatore viene accolto da un silenzio visivo, una soglia simbolica dettata dall’uso dei colori che inondano gli occhi, per poi essere investito dai toni che introducono i contenuti. È un invito all’osservazione lenta, un respiro profondo prima di tuffarsi nel piccolo-grande mondo di Ghidini, un universo favolistico da “Cantico delle Creature”, ov’esse popolano quel cielo e quella terra sognati, che per il pittore rimaneva sempre uno sfondo metafisico, un orizzonte riservato ai desideri dell’infanzia. La mostra attraversa tutti i temi cari all’artista, racchiudono il sentimento per la sua terra, la sua campagna, le sue colline e le sue montagne, con quelle cose –specie gli alberi- che coronano e intrecciano radenti, come nelle pitture medievali, l ‘impianto dei dipinti e dietro c’è il teatro dello spicciolo vivere quotidiano. C’è poi il mestiere di vivere, con quella varia umanità fiera, dove vizi e virtù convivono in uno spaccato di casa paradisiaca tra segreti inconfessabili e banali rituali domestici.

Nei suoi dipinti sono evidenti le influenze della immaginazione narrativa del mondo contadino che vi era in Italia fino agli anni Sessanta, dalle suggestioni mitiche delle favole di taluni scrittori e poeti; tutte queste influenze si vedono come depurate, come per un processo di distillazione, dalla figurazione di Pierluigi Ghidini, che trova nel suo ‘piccolo mondo’ in quell’universo dei sogni quello che veramente gli sta a cuore dire, e si inventa forme e colori per dirlo.

Pierluigi Ghidini è nato a Brescia il 26 giugno del 1944, vive da anni in Franciacorta, a Cellatica (BS). Si avvicina alla pittura molto giovane ed è attivo già dal 1960, mentre nel 1966 inizia la sua attività lavorativa alla “Società italiana per l’esercizio telefonico” (Sip). Seguono riflessioni per una ricerca stilistica e alcune presenze e incontri con altri artisti, come Eugenio Levi e Alberto Bizzai. Frequenta l’ambiente artistico vivendo le prime esperienze negli studi di pittori quali Gianni Boscaglia e Giulio Mottinelli, nel clima di un’amicizia nel condividere i dibattiti sull’arte di quegli anni. I primi passi sono determinati dalla sua indole semplice che lo condurrà sul sentiero di un vedutismo tradizionale richiamabile al maestro Ennio Morlotti, di cui assorbe gli interessi informali-materici orientati all’elaborazione di tematiche ricorrenti. A Brescia la prima personale nel 1969 alla “Galleria La Tavolozza”, cui seguirà quella di Bergamo, alla “Galleria La Simonetta” nel 1972, che decreta e prevede un successo che poi si avvererà nelle mostre che seguiranno, con un appoggio importante nella galleria di riferimento, la “San Michele” a Brescia, dove espone  insieme ad autori, presenti nella stessa galleria, come Vanni Viviani, Enrico Baj, Tino Stefanoni, e una relazione con Hans Hartung, anticipatore della pittura di Jackson Pollock. Nel 1978 Ghidini è nel dizionario degli artisti “Il Quadrato” e nel 1980 nel “Comanducci”, mentre nel 1983 è in quello dei “Pittori Bresciani”, e nel 2013 entra a far parte del “Catalogo Sartori d’Arte moderna e contemporanea”. Alla metà degli anni Settanta inizia a liberarsi dagli schemi espressivi di derivazione geometrica. Nel corso del decennio successivo, infatti, ne segna il distacco e abbraccia con decisione una nuova idea di natura includendo nei suoi paesaggi la flora e la fauna. Negli anni Novanta sposta la sua azione artistica verso un rinnovamento della società, quale punto di partenza per la sua pittura impegnata sul versante della poetica naturalista cui aggiunge i sentimenti della città nella denuncia della globalizzazione consumistica. La stampa locale e nazionale inizia a interessarsi alla sua pittura e importanti critici d’arte recensiscono le sue mostre oltre che a Brescia, a Lecco, Verona, Venezia, ancora Bergamo, a Milano, Spoleto, Mantova, a Rotterdam e Amburgo, fino alla sua ultima personale, ma solo in ordine di tempo, alla “Galleria ab/arte” di Brescia, in maggio 2015.  Il Duemila di Pierluigi Ghidini è nell’affermare la sua ricerca artistica con elementi simbolici accompagnati da un “filo” che diverrà la firma della sua cifra stilistica. Ora la sua pittura muta, in cui la componente fantastica viene sempre più ad assumere il suo ruolo. E alla produzione del maestro bresciano si aggiunge il ciclo delle “città ideali”, leggiamo nella monografia a cura di Andrea Barretta: “La città ideale di Pierluigi Ghidini” (2015, ed. ab/arte). Nel 2025 il Prof. Carlo Franza lo invita a tenere una mostra personale dal titolo “La biblioteca dei sogni” nel Progetto Scenari al Plus Florence di Firenze; e nel giugno 2025 su segnalazione del Presidente di Giuria Prof. Carlo Franza gli viene assegnato il Premio per la Pittura 2025 in occasione del Premium International Florence Seven Stars 2025 a Firenze. Hanno scritto del suo lavoro vari critici fra cui il Prof. Carlo Franza, Andrea Barretta e altri.

Carlo Franza

 

 

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