ll Museo del Tesoro di San Gennaro a Napoli rende omaggio a uno dei grandi protagonisti della fotografia contemporanea con Il colore di Mimmo Jodice, mostra prodotta e organizzata da D’Uva srl in collaborazione con Mimmo Jodice Studio, a cura di Sylvain Bellenger.

L’esposizione visitabile fino al 10 gennaio 2027 presenta l’unico progetto a colori di Mimmo Jodice, dedicato ai capolavori pittorici del Seicento napoletano: un corpus raro e in parte inedito di opere, oggi nuovamente prodotto grazie all’iniziativa e all’intervento di D’Uva srl, da un’idea di Francesca Ummarino e Ilaria D’Uva.

La mostra rappresenta il primo importante tributo espositivo dopo la scomparsa del fotografo, a cui il maestro aveva iniziato a lavorare, e intende riportare alla luce un aspetto meno noto ma centrale della sua ricerca

Oltre quaranta le opere in mostra, alcune mai esposte prima, dal forte valore simbolico, distribuite lungo l’intero percorso del Museo del Tesoro di San Gennaro, dalle sale del Tesoro alle Sacrestie, con un allestimento che mette in dialogo fotografia, pittura e opere del museo. Un omaggio di eccelso valore a un grande artista della cultura italiana e internazionale, che ha saputo raccontare Napoli con uno sguardo rigoroso, silenzioso e universale, lontano da ogni stereotipo.

Universalmente noto per il suo rigoroso bianco e nero, Mimmo Jodice realizza le immagini a colori negli anni Ottanta in occasione delle visite dell’artista al Museo di Capodimonte alla mostra La Civiltà del Seicento a Napoli curata da Raffaello Causa. In quell’occasione Jodice concentrò il proprio sguardo sulle grandi tele seicentesche di Jusepe de RiberaFrancesco Guarini CaravaggioLuca GiordanoFilippo VitaleBattistello Caracciolo e Artemisia Gentileschi, mettendo in risalto particolari spesso marginali — frammenti di volti, uno sguardo, una mano, una piega di tessuto — dettagli poco visibili, isolati e restituiti in una dimensione sospesa, fuori dal contesto originario. Emergono così tensioni formali e cromatiche che amplificano la complessità e la forza espressiva delle immagini, facendosi visione.

Le rare fotografie a colori, stampe da diapositive, presentate nel 1985 al Museo Villa Pignatelli a Napoli nella mostra Un secolo di furore, sono state oggetto di un importante intervento di restauro curato da Barbara Jodice e Marco Spatuzza, riportando alla luce anche le preziose immagini inedite realizzate dall’artista.

Ne emerge un lavoro di grande intensità, frutto di una ricerca cromatica raffinata, a lungo rimasto ai margini della produzione più nota dell’artista, che oggi si rivela nella sua straordinaria forza espressiva e innovativa. Il colore, in queste opere, non è elemento descrittivo ma strumento analitico ed emotivo, capace di restituire la materia pittorica come esperienza contemporanea. Un percorso che prende forma anche grazie a un impegno concreto e continuo nella sua realizzazione, sostenuto e reso possibile da D’Uva, azienda che gestisce il Museo del Tesoro di San Gennaro.

L’allestimento della mostra, ideato da Sylvain Bellenger e progettato per gli spazi del museo da WorkinArt, mette in relazione le opere con le ricchezze del Tesoro di San Gennaro; tessuti e velluti antichizzati di ispirazione barocca, sono stati realizzati site specific per instaurare un dialogo con le opere fotografiche del maestro. La progettazione tessile dei velluti è stata curata da Maddalena Marciano, docente di costume dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, e la pittura dei tessuti realizzata in collaborazione con Giuseppe Ambrosio. A partecipare anche gli studenti del corso di costume dell’Accademia di Belle Arti di Napoli.

Un lavoro che costruisce, grazie ai tessuti neobarocchi, un dialogo coerente e immersivo tra il potente cromatismo degli oggetti del Tesoro e l’esplorazione della pittura barocca attraverso lo sguardo e la macchina fotografica di Mimmo Jodice. In questo percorso, il minimalismo dell’artista, inteso come forma di essenziale epurazione spirituale, trova un inatteso punto di risonanza nella serie a colori. Le grandi composizioni del barocco napoletano vengono così trasposte in una nuova dimensione, dove il realismo fotografico non traduce ma apre a un altro realismo, a un altro immaginario della realtà, restituendo alla materia pittorica una intensità nuova e profondamente contemporanea.

(le foto a corredo sono di Francesco Squeglia)

 Carlo Franza

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