Il Rinascimento dei Bruegel in mostra a Palazzo Reale a Milano
Milano – La prima grande mostra in Italia dedicata a una delle più influenti dinastie artistiche del Rinascimento europeo, i Bruegel. Se pensiamo al Cinquecento fiammingo il pensiero va immediatamente ai dipinti di Bruegel, lasciando scorrere scene brulicanti di personaggi da osservare con calma per apprezzarne i dettagli vividi e minuti. Ma di quale Bruegel parliamo? Fino a poco tempo fa la risposta era scontata: Pieter Bruegel il Vecchio, vissuto tra il 1525 e il 1569, capostipite di una dinastia di pittori di successo. I suoi figli – noti come Pieter Bruegel il Giovane e Jan Bruegel il Vecchio – così come il nipote Jan Bruegel il Giovane, sono stati spesso relegati nel ruolo di meri continuatori di una tradizione di famiglia. Ora la mostra “I Bruegel. Le origini dei generi pittorici in Europa”, è a Palazzo Reale dal 29 settembre 2026 al 31 gennaio 2027, e ci prepara a vivere e a raccontare un’altra storia.
Con oltre 80 opere, tra dipinti, disegni e incisioni, il progetto ideato da Bernard Aikema con la curatela di Carlotta Striolo ripercorrerà l’avventura della dinastia fiamminga tra peculiarità e innovazioni, dando spazio ai contributi di ognuno. Insieme, i Bruegel avrebbero dato vita a una “scuola” ben riconoscibile sul mercato, in grado di soddisfare il gusto e la domanda di una borghesia in espansione sempre più interessata all’acquisto di opere d’arte. I loro soggetti, inoltre, avrebbero posto le basi per la nascita dei generi pittorici così come li conosciamo oggi – il paesaggio, la natura morta, le scene di vita popolare – anticipando una tendenza destinata a durare nel tempo. Oltre ottanta opere tra dipinti, disegni e stampe, il progetto espositivo accompagna i visitatori alla scoperta di una “dinastia” di pittori che contribuì in modo decisivo, nei Paesi Bassi, in Italia e nel resto d’Europa, alla nascita dei futuri “generi pittorici”. Dai paesaggi innevati alle burrasche, dalle nature morte alla vita contadina fino alle battaglie, il sistema dei generi pittorici darà forma alla pittura moderna europea così come la conosciamo oggi.
Un affascinante percorso che documenta un passaggio decisivo per la storia dell’arte, illustrando come il ruolo dei Brueghel – con le loro invenzioni e strategie di produzione e diffusione, perfette per un mercato in espansione – sia stato fondamentale nel definire questo nuovo sistema pittorico nel corso del Seicento, periodo di importanti cambiamenti culturali, sociali ed economici.
Da un punto di vista teorico, la nascita della letteratura d’arte avviò un processo di definizione di scuole, maniere e tipologie di rappresentazione pittorica, codificando quei “canoni” che
tuttora ci guidano nel valutare e comprendere un’opera d’arte, ascrivendola a specifici generi. Sul piano economico, lo sviluppo di un nuovo e più ampio mercato dell’arte – non più limitato a committenze religiose e nobiliari, ma sempre più aperto, soprattutto in Olanda, a un pubblico “borghese” – favorì una progressiva specializzazione della produzione pittorica: gli artisti iniziarono a rivolgersi a precise nicchie di mercato, dedicandosi a soggetti specifici e particolarmente richiesti da un vasto pubblico.
Ricostruendo la storia della famiglia, la mostra milanese offre al pubblico l’occasione per conoscere meglio Jan Bruegel il Vecchio, un “artista un po’ sottovalutato, oppure un grande innovatore”, secondo Aikema: una sua celebre natura morta con fiori conservata presso la Pinacoteca Ambrosiana ne testimonia i trascorsi in Italia e i contatti con un grande collezionista come il Cardinale Federico Borromeo. Accanto a questa, ecco preziosi dipinti provenienti dal KMSKA di Anversa e dalla Collezione Liechtenstein di Vienna, oltre al Trionfo della morte del figlio Jan il Giovane.
Un’attenzione speciale è dedicata al tema del paesaggio, di cui Pieter Bruegel il Vecchio fu tra i più grandi innovatori in Europa. Attraverso “disegni spettacolari”, ha anticipato Aikema, la mostra evidenzia l’inattesa influenza del modello di Tiziano sulle sue opere. Lo scambio tra il Bel Paese e le Fiandre, tuttavia, sembra procedere in entrambe le direzioni: “L’opera di Bruegel trova un parallelo in Italia piuttosto spettacolare con la produzione della dinastia dei Bassano”, ha spiegato Aikema: “Jacopo e i suoi figli propongono, dal 1560-70 in poi, uno stile incentrato su piccole figure tozze non classicistiche in paesaggi collinosi che hanno molto a che fare con le novità bruegeliane”.
Ultimo atto di un trittico di mostre a Palazzo Reale iniziato con Albrecht Dürer e proseguito con Hieronymus Bosch, l’esposizione è basata su un’idea del Rinascimento multiforme e multicentrica; l’obiettivo è andare oltre il modello italiano, che ha il suo fulcro nell’interesse per la classicità e in una nuova attenzione verso l’individuo, per guardare alle novità fiorite in tutta Europa, in un mondo che, dalla curiosità verso ciò che è diverso, sperimenta una spettacolare e unica circolazione delle persone e delle idee.
Carlo Franza
