La Chinatown di Milano si orienta ad avere il suo portale cinese. L’ipotesi del Paifang lo vedrebbe collocato su Via Paolo Sarpi quartiere cinese a Milano
La Milano che noi tutti ricordiamo, la Milano borghese, la Milano da bere, la Grande Milano, la Milano dei cummenda, la Milano europea, la Milano della Cultura e dell’Arte, la Milano centro vitale dell’economia italiana ed europea, la Milano ricca ed apripista in tutti i settori del vivere e del lavoro, esempio per tutta Italia, e potrei continuare, ha voltato pagina da tanto tempo. Oggi c’è la Milano centrale dell’immigrazione, non quella regolare sempre benvoluta da tutti noi, ma dell’immigrazione irregolare che ha creato e crea ogni giorno una faccia oscura e disastrosa anzitutto per lo Stato e poi per tutta l’opinione pubblica, anche milanese.
Ora la politica milanese -segnata dalla sinistra- orchestrata a Palazzo Marino che ha creato mille problemi già da anni a tutti i cittadini della grande Milano, ha avuto un’idea a dir poco fantasiosa e poco lombarda. La Chinatown di Milano avrà il suo portale cinese? L’ipotesi del Paifang per Paolo Sarpi è in pista. L’idea di erigere una grande porta di accesso al quartiere cinese (lato Baiamonti) viene direttamente da Palazzo Marino, anche se ancora resta un’ipotesi. Il Paifang è un portale monumentale, tradizionale nell’architettura cinese: nasce come porta d’accesso ai quartieri delle grandi città cinesi (forse nella dinastia Zhou), ma a partire dalla dinastia Song diventa un monumento decorativo. Qualcuno potrebbe conoscerlo con il suo nome più recente, Chinatown gate, cioè cancello delle Chinatown, per via dell’utilizzo come porta di accesso ai quartieri cinesi delle città occidentali europee e americane. Proprio con questo scopo il Comune di Milano ha annunciato l’ipotesi di una sua costruzione all’imboccatura di Via Paolo Sarpi, l’arteria principale del distretto cinese della città. Dove potrebbe sorgere il Paifang di Milano? La porta -intervento promosso in seno alle proposte di rigenerazione urbana e di coesione sociale della città- dovrebbe sorgere all’ingresso di Via Paolo Sarpi dal lato di Piazzale Baiamonti, cioè nel cuore del quartiere di Porta Volta. Proprio davanti, cioè, a dove sorgerà il nuovo Museo della Resistenza su progetto di Herzog & De Meuron (modificato nel 2023 per salvare un glicine storico a seguito di una petizione popolare).).
Ecco una breve storia del Paifang, il portale cinese. Sebbene il primo utilizzo noto del termine sia precedente di diversi secoli, i Paifang cominciano a diventare molto comuni in letteratura con l’avvento della dinastia Ming, che dalla metà del XIV Secolo arriva fino alla metà del XVII, e della seguente dinastia Qing (che termina nel primo decennio del Novecento). Anche se il Paifang nasce per delimitare un’area, è stato usato spesso per commemorare persone e azioni virtuose: costruiti con pietra, legno o mattoni in dimensioni variabili, sono stati eretti su strade e ponti o vicino a uffici governativi, scuole, templi e tombe. I Paifang sono composti da due o più pilastri collegati da travi e coperti da un tetto: il nome
della porta e il motivo della sua costruzione – che può spaziare da ragioni amministrative a celebrazioni di gruppi di persone o valori comuni – sono spesso incisi su una targa. Alla luce di quanto detto sopra ecco che in Paolo Sarpi a Milano potrebbe arrivare un portale cinese. Palazzo Marino ha approvato le linee di indirizzo per l’attivazione del bando pubblico per raccogliere le proposte (da parte di pubblici e privati) per progettazione, finanziamento e realizzazione del portale. Non ci sono vincoli per la costruzione, che per ora resta in ogni caso ipotetica e che sarà subordinata a nuove “valutazioni di interesse pubblico e di fattibilità tecnico-amministrativa”. A dare l’annuncio sui social è Gaia Romani l’assessora a Quartieri, decentramento e partecipazione, che precisa come sia “una richiesta che esiste da tempo e rappresenta il punto di partenza di un percorso aperto e partecipato con le associazioni e la comunità”. L’idea del Paifang era già stata ventilata nel 2015, quando, in occasione dell’Expo, l’Unione imprenditori Italia-Cina aveva proposto di installare (temporaneamente) due Paifang gemelli: il progetto, criticato dalle opposizioni e modificato in corsa, era stato alla fine scartato per via dei costi. Non è un caso che la proposta torni adesso in fine legislatura comunale ormai prossima e poi è bene sapere nel 2026 la Chinatown milanese compie 100 anni, e il quartiere si è aperto sin da inizio anno a eventi, installazioni e mostre. La differenza oggi è il contesto. La Sarpi del 2026 non è la Sarpi del 2015, e tantomeno il corridoio dell’ingrosso dei primi anni 2000. La pedonalizzazione del 2010–2011 ha trasformato la strada in un vivace “salotto” pedonale, il dialogo istituzionale con la comunità è più forte, il Municipio 1 è persino gemellato con il distretto Jing’an di Shanghai, e la richiesta per una porta del quartiere è sul tavolo da anni. Le proposte in arrivo saranno valutate (internamente) sulla base di qualità progettuale, inserimento urbanistico, pregio architettonico e artistico, sostenibilità tecnico-economica, fattibilità realizzativa, durabilità, piano di manutenzione, coinvolgimento del territorio e capacità di generare valore culturale, turistico e sociale. “Il portale -continua Gaia Romani- è presente in molte città del mondo come segno di riconoscimento della storia e del contributo che le comunità cinesi hanno dato alla crescita culturale, sociale ed economica delle città in cui vivono. L’obiettivo è realizzare un intervento capace di valorizzare l’identità dei quartieri, rafforzando al tempo stesso la vocazione multiculturale di Milano”. Le ragioni contrarie non sono banali. Da tempo i portali delle Chinatown vengono criticati come una forma di disneyficazione, uno scenario decorativo che riduce un quartiere vivo e complesso a uno scenario fotogenico, spesso progettato pensando più ai turisti che ai residenti. Le ragioni a favore meno appariscenti ma più forti. Da un secolo, la comunità cinese di Milano è parte integrante della città, senza che la sua presenza sia mai stata formalmente inscritta nel paesaggio urbano. Un paifang sarebbe il modo in cui Milano dichiara, nella pietra e nello spazio pubblico, che questo quartiere è una parte permanente e viva della città.
Carlo Franza
