La vie en Dondero. Jesi omaggia Mario Dondero una delle figure più rilevanti del fotogiornalismo internazionale.
Jesi (AN) omaggia una delle figure più rilevanti del fotogiornalismo internazionale: Mario Dondero. Giovedì 19 marzo alle ore 17:30, presso la Galleria degli Stucchi di Palazzo Pianetti, vi è stata l’inaugurazione della mostra La vie en Dondero e la presentazione del volume Mille parole. Scritti sparsi (Edizioni Affinità Elettive, 2025). L’iniziativa, promossa dal Comune di Jesi, ha inteso celebrare non solo l’opera visiva ma anche la produzione scritta di Dondero, nato a Milano nel 1928 e marchigiano d’adozione, avendo risieduto nella nostra regione dal 1998 fino alla sua scomparsa nel 2015. L’evento si aprirà con i saluti istituzionali di Luca Brecciaroli, Assessore alla Cultura del Comune di Jesi. Seguirà una presentazione
ragionata del volume curato dal dr. Francesco Pascali, studioso del fondo archivistico del fotoreporter, con gli interventi della prof.ssa Laura Strappa, curatrice di mostre e cataloghi dedicati a Dondero, e del critico letterario Massimo Raffaeli, amico e profondo conoscitore della sua opera. Trovo doverosa questa mostra che celebra senza fronzoli la grande fotografia del mio amico Mario Dondero, umanissimo, fotoreporter di testimonianze e storie.
La mostra, allestita presso le Sale Espositive «Betto Tesei» di Palazzo Pianetti, raccoglie una selezione di scatti che ripercorrono la carriera di Dondero, testimone fondamentale della storia del Novecento. Il progetto è stato reso possibile grazie alla collaborazione con l’Associazione Altidona Belvedere, soggetto gestore della Fototeca di Fermo dove è custodito l’immenso archivio dell’autore, e con il supporto operativo del Circolo Culturale Massimo Ferretti per l’allestimento.
“Con questo progetto”- sottolinea l’Assessore Brecciaroli – “i Musei Civici confermano la volontà di aprirsi ai linguaggi del contemporaneo e alla fotografia d’autore, valorizzando l’eredità di un artista che ha saputo raccontare il mondo con un’umanità unica”.
Mario Dondero nasce a Milano il 6 maggio 1928, con padre genovese. Durante la guerra ha partecipato, ancora adolescente, alla Resistenza nel Nord Italia. Si è poi impegnato nel giornalismo di carattere sociale, diventando uno dei protagonisti dell’età dell’oro del fotogiornalismo italiano. Un’epoca in cui i giovani rifiutano la retorica e la propaganda imposta per decenni dal regime fascista e scoprono la fotografia come indagine della realtà e strumento di democrazia. Mario Dondero ha collaborato con quotidiani come «l’Unità» e «l’Avanti!» e con la rivista «Le Ore», che aveva lanciato lo slogan «una foto vale mille parole». Era nel gruppo dei «Giamaicani» a Milano, dal nome del Bar Giamaica, luogo d’incontro di artisti e intellettuali nel quartiere Brera
Nel 1954 si è trasferito a Parigi, dove ha continuato a collaborare con la stampa italiana e con quella francese («Le Monde», «Le Nouvel Observateur», «Jeune Afrique»).
Nel 1960 è andato alcuni mesi a Londra per poi stabilirsi a Roma, dove ha seguito la vita politica e culturale, con frequenti viaggi in Africa e nei paesi arabi. Nel 1968 è tornato a Parigi, rimanendovi per trent’anni.
Ha continuato a viaggiare nel mondo: America Latina, Cuba, URSS e poi Canada, Afghanistan con Emergency, Russia. Ha ritratto scrittori, artisti, attori e intellettuali, e di molti è diventato amico. Impegnato nella politica contemporanea, ha fotografato molti personaggi pubblici.
Nel 1998 si è trasferito nelle Marche, a Fermo. Da qui ha continuamente viaggiato, collaborando spesso con «la Repubblica», «il manifesto», «diario». Dopo la prima mostra, nel 1986, a Sant’Elpidio a Mare, numerose gliene sono state dedicate in Italia e all’estero.
È morto a Petritoli (FM) il 13 dicembre 2015.
La Fototeca Provinciale di Fermo custodisce dal 2015 il suo immenso archivio. Mostre, libri e articoli continuano ad apparire e a rendere il suo lavoro accessibile al pubblico. Profondamente influenzato da Robert Capa, lo stile di Dondero è animato dalla forte empatia con i soggetti che ha ritratto.
Carlo Franza
