Una lode per Leone Lodi scultore
Ci sono artisti bravissimi, di chiara fama tra gli esperti d’arte, ma che non hanno conosciuto una fama popolare. Tra questi Leone Lodi,scultore nato a Soresina in provincia di Cremona nel 1900e qui morto nel 1974. Ora una mostra varata con un minimo di anticipo per il cinquantenario della morte, lo celebra nella sua città nel Palazzo del Podestà. E dire che senza questa riscoperta dell’artista grazie a questa mostra, il suo nome sarebbe caduto nel dimenticatoio nonostante le sue grandi opere siano sotto i nostri occhi giornalmente,specie qui a Milano. Intanto occorre sapere che è stato allievo a Brera di Adolfo Wildt e collaboratore di Mario Sironi e Giò Ponti,nomi che lo hanno tenuto a battesimo d’arte. Ha lavorato con architetti quali Agnoldomenico Pica, Marcello Piacentini, Giuseppe Pagano, Eugenio Faludi e Paolo Mezzanotte. Cosa ha lasciato a Milano? Gli altorilievi collocati nel 1930 alla base delle colonne del Palazzo Mezzanotte detto Palazzo della Borsa di Milano,proprio laddove sulla piazza oggi troneggia il dito di Cattelan; l’altorilievo dei Visconti a Palazzo di Giustizia di Milano; gli altorilievi posti sulle pareti esterne dell’Università Bocconi; statue nei cimiteri Maggiore e Monumentale; il leone delle Assicurazioni Generali in Largo Augusto; le sculture fra cui quella di Apollo che schiaccia la Medusa all’interno del Teatro Manzoni; gli altorilievi del Palazzo della Guardia di Finanza angolare tra Via Tonale e Via Fabio Filzi. Ma suoi lavori li possiamo anche trovare alla Banca San Paolo di Brescia o -difficile non averli visti- sulla Torre dei Venti dell’Autostrada all’Uscita di Bergamo. Ma nella bellissima mostra di questo scultore osannato dal fascismo è possibile vedere anche quaranta lavori fra gessi, marmi e bronzi,compresa una Venere strabiliante, unitamente a tutta una serie di disegni e foto dell’epoca che ne attestano quanto fosse tenuto in stima e considerazione, espressione dell’arte sua al servizio dello Stato. Scultore pregiatissimo sia nella scelte delle pietre che andava a scolpire che per il fatto di far dialogare le sue sculture con gli elementi delle costruzioni in cui sono state inserite.
Carlo Franza