“Diari dal carcere” di Sepideh Gholian  (Gaspari editore, 148 pagine  euro 16,00)  è un libro  che si legge come un pugno al cuore.   “Un diario di parole e immagini, che commuove prima ancora di indignare. Testimonianza straziante di come la libertà di pensiero, in troppi paesi, venga punita con la carcerazione e la tortura”, così Emanuele Russo  presidente di Amnesty International  nella prefazione .  “L’Iran è una prigione a cielo aperto. Non fa più differenza che una persona sia in prigione oppure no, il solo fatto di vivere in Iran ci rende prigionieri”,  questa frase della giornalista scrittrice mi ha colpito non poco. E’ un libro documento, pagine cariche di drammi, di dolore e di verità. Sepideh Gholian racconta la quotidianità della vita nella sezione femminile del carcere di Sepidar in Iran. Condannata in prima istanza a 18 anni di reclusione per aver pubblicato un reportage giornalistico sulla protesta dei lavoratori di uno zuccherificio, si fa portavoce delle sue molte compagne di prigionia, di cui raccoglie le diverse testimonianze. Alle parole si accompagnano numerosi disegni che illustrano la crudeltà della loro condizione di detenute in un luogo dove pressioni e manipolazioni psicologiche, abusi e umiliazioni sessuali si consumano quotidianamente ai danni del corpo femminile.

I suoi diari sono stati pubblicati, prima in persiano e poi in inglese, da Iran Wire, un sito di informazione che ha base a Londra ed è gestito da giornalisti sfuggiti al regime e ora in italiano grazie all’associazione “Librerie in Comune” di Udine e il festival Vicino/lontano che, unendo le forze sono riusciti a dar vita a un progetto editoriale che ha permesso a questo prezioso documento di vedere la luce in Italia. Il progetto ha ottenuto il patrocinio di Amnesty International Italia. Sepideh Gholian ha saputo dell’iniziativa e ha fatto avere ai promotori un suo toccante messaggio di ringraziamento, sfuggito alla censura, che è stato pubblicato come introduzione ai diari.

Sepideh Gholian è una giovane giornalista freelance iraniana, il cui lavoro è incentrato sui diritti umani e in particolare sulle condizioni dei lavoratori. Nell’autunno del 2018 ha documentato la mobilitazione del sindacato dei lavoratori della raffineria di zucchero Haft Tappeh, uno tra i più grandi complessi agroindustriali del paese. A causa di questa sua attività giornalistica, dopo essere stata detenuta in varie prigioni iraniane, tra cui quella tristemente famosa di Evin, sta scontando una pena detentiva nel carcere di Bushehr.

Carlo Franza

 

 

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