La mostra si concentra in particolare sulla prima mostra di arte e design dal titolo Le due realtà, organizzata da Toussaint al Castello di Lerici nell’estate del 1969, originale confronto dialettico intorno al tema dell’uso della tecnologia e dei nuovi materiali che le ricerche industriali stavano mettendo a disposizione del mondo della produzione e anche delle arti. Da una parte gli artisti che guardavano con interesse all’uso dei nuovi materiali e delle tecniche più avanzate – Campus, Carabba, “Contenotte” (Facchini), Grignani, La Pietra, Munari, Prina, Vallé –, dall’altra chi pur utilizzandoli li connotava di valenze esistenziali, ironiche o antitecnologiche – Fomez, Germán, Ilacqua, Mazzucchelli, (Miles) Mussi, Mondani, Raffo, Ramosa, Toussaint. Tutti i nomi presentati sono in quel momento parte attiva di un panorama in ebollizione che produce risultati sorprendenti in vari campi: da quello più eclatante di Bruno “Contenotte”, artista-amico  che ho seguito e presentato più volte, che per le sue ricerche sugli effetti ottici sarà chiamato a collaborare per lo strabiliante finale di 2001 Odissea nello spazio di Stanley Kubrick, alle copertine della collana di fantascienza dei Penguin Books disegnate da Franco Grignani.

Il visitatore inoltre può approfondire la produzione di design che Toussaint progettò e rese famosa in quegli anni, dalla sedia in alluminio e selleria cui diede significativamente il nome di Golfo dei Poeti, al tavolo Pontile, ispirato all’imbarcadero di Lerici che l’autore poteva contemplare ogni mattina dall’ampia vetrata della sua casa in salita Arpara. “Design sì, dunque, ma che vede l’oggetto-scultura – precisa il co-curatore Giosuè Allegrini – non deliberatamente immerso in uno spazio di azione, tipico degli anni Sessanta, bensì come immagine/concetto razionale che si confronta con lo spazio circostante innescando con esso profonde relazioni e interdipendenze espressive. L’arsenale formale è quello della geometria, che però è usata non in termini esclusivi di razionalità strutturale, ma intuitivamente, come esplicitazione di energie, memorie e suggestioni spaziali e ambientali”.

Sono presenti inoltre lavori artistici realizzati nell’atelier ligure, che documentano il rapido passo compiuto da Toussaint in direzione di una ricerca geometrica e segnica, caratterizzata dalla presenza del blu, anch’esso collegabile alle suggestioni maturate nell’ambiente ligure. A proposito di questo versante, Marzia Ratti, co-curatrice della mostra, rileva: «La radicalità del mutamento nel linguaggio di Toussaint appare in tutta la sua portanza nelle sculture-pitture del 1970, in cui prende avvio la ricerca della geometria nello spazio che, attraverso il modulo quadrato della scatola, saggia le possibilità di

 

composizioni tridimensionali avulse da ogni preciso riferimento alla realtà, se non nell’attenzione ai comportamenti fisici dei materiali utilizzati. I materiali con le loro precipue reazioni alle lavorazioni sono al centro della sua attenzione che, evidentemente, riunisce le due realtà – arte e tecnica, arte e design – in un unico pensiero creativo».

Per offrire la possibilità di valutare l’iter creativo di Jacques Toussaint, sviluppatosi in più di cinquant’anni di lavoro, i curatori e l’autore stesso hanno voluto inserire in chiusura un intervento artistico significativo dello spirito attuale di ricerca, che si fonda sulla volontà dell’autore di sottrarre la sua proposta ad una mera osservazione da parte del pubblico per renderlo a sua volta partecipe e protagonista. Varcata la soglia di uno spazio immersivo, il visitatore può sostare in una installazione site specific, che gli consente di concentrarsi sui propri pensieri e su se stesso. Accompagnata dall’evocativo titolo Souvenirs de la terre, composta da elementi illuminanti al neon blu e una proiezione video, suggerisce una presa di posizione portatrice solo di ricordi positivi. Un modo discreto e personale di Toussaint di prendere le distanze dalla propria realtà per non imporre una visione autoreferenziale del proprio mondo.

L’esposizione, promossa dal Comune della Spezia e prodotta dal CAMeC con la collaborazione di Piccolo Museo del progetto e Kumo Design, è visitabile fino al 27 febbraio 2022, da martedì a domenica dalle 11.00 alle 18.00 (chiuso il lunedì, Natale, Capodanno). Ingresso intero euro 5, ridotto euro 4, ridotto speciale euro 3,50. Nel corso della mostra sarà presentato il catalogo con testi critici dei curatori Giosuè Allegrini e Marzia Ratti e una conversazione fra l’artista e il figlio Jacques Heinrich. Per informazioni: tel. +39 0187 727530.

Nato a Parigi nel 1947, Jacques Toussaint inizia la sua attività artistica in Italia nel 1971 dopo aver studiato all’Ecole Nationale Supérieure des Beaux-Arts di Parigi. Dopo le sue prime mostre in Francia e in Italia, inizia parallelamente ad interessarsi al design del mobile e per diversi anni sarà consulente per alcune importanti società di arredamento, come Bernini, Interflex e Matteo Grassi; per quest’ultima sviluppa una linea di prodotti e svolge la funzione di art director. Alla fine del 1985 crea il marchio Atelier quale sintesi delle sue precedenti esperienze, con il fine di produrre progetti affidati a designers emergenti, come Hans-Peter Weidmann, Wolfgang Laubersheimer, Hannes Wettstein, o più affermati come Toshiyuki Kita, Ross Littell e Verner Panton. Con Atelier si dedica inoltre alla riedizione di progetti firmati da maestri di livello internazionale come Alvar Aalto, Alfred Roth, Werner Max Moser, Hans Georg Bellmann e Giuseppe Terragni. A partire dal 1993 collabora alla definizione di una nuova collezione di oggetti in carta riciclata per la Arbos di Solagna. Nel 1997 crea Glass Works, una collezione di specchi nata dalla ricerca sul vetro, e nel 1998 Connections, una collezione di oggetti artistici che intende mettere in evidenza le connessioni esistenti tra persone e cose che hanno influenzato il suo lavoro. A partire dal 2000 Toussaint inizia ad elaborare una serie di installazioni in situ di particolare rilievo e in costante evoluzione in relazione agli spazi, che, oltre a procurare una forma di straniamento nello spettatore, conciliano la meditazione. Questo filone trova il suo inizio nella mostra Tra sogno e realtà organizzata dalla Galleria Arsenal nello spazio di Palazzo Branicki a Bialystok (PL), alla quale seguono interventi presso la Fondazione Cocchi nelle Torri dell’Acqua di Budrio e ancora nella chiesa sconsacrata di San Francesco a Pordenone con la mostra In Itinere, per arrivare all’ambizioso progetto …Que du bleu! a cura di Luigi Cavadini, realizzato negli ampi spazi della galleria di Palazzo delle Stelline presso l’Institut Français di Milano. L’artista francese è stato varie volte invitato a presentare i suoi lavori al Museo Casabianca di Malo (Vicenza), istituzione che illustra attraverso opere grafiche e non solo le varie tappe dell’arte contemporanea internazionale dal 1960 ai nostri giorni. Dopo aver realizzato una serie di interventi artistici in edifici religiosi dalla storia antica, nel 2019 indirizza la sua attenzione verso le qualità intrinseche dell’architettura moderna, scegliendo la chiesa di Santa Maria Assunta di Riola di Vergato, frutto di una lunga progettazione dell’architetto finlandese Alvar Aalto (1898-1976), per una installazione composta di video e di luci, presentata nel 2020 cui seguirà nel gennaio del prossimo anno un nuovo intervento artistico. Il lungo lavoro di analisi e rivisitazione di 50 anni di attività che hapreceduto la pubblicazione della monografia Jacques Toussaint. Arte 1967/2017, ha inoltre ulteriormente rinnovato il suo modo di fare ricerca, che trova in questa mostra della Spezia, nell’opera Galassia CAMeC/JT-840 x 675 h 500 SP, una originale documentazione. Sue opere sono presenti nelle collezioni permanenti del Denver Art Museum (USA), della Die Neue Sammlung di Monaco di Baviera (D), del Kunstgewerbemuseum di Berlino (D), del Museo Nazionale di Poznan (PL) e della Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Forti di Verona.

Carlo Franza 

 

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