Ottanta anni cruciali per la cultura del Belpaese. E un solo fil rouge che riguarda una cinquantina di artisti. Questo, e molto altro, è Il Mare: Mito Storia Natura. Arte italiana 1860 – 1940, la grande mostra dell’estate che venerdì 8 luglio alle ore 18 si  è inaugurata  a Palazzo Cucchiari della Fondazione Giorgio Conti, a Carrara, e proseguire fino al 30 ottobre  2022.

Curata da Massimo Bertozzi e articolata in sei diverse sezioni, la mostra proporrà un viaggio attraverso varie scuole artistiche italiane in anni decisivi, compresi tra la nascita del Regno d’Italia e lo scoppio della seconda guerra mondiale.

Si tratta di un panorama d’arte che, in un centinaio di opere, va dai macchiaioli (Fattori) e post macchiaioli (Lloyd, Ulvi Liegi, Puccini) ai pittori cosiddetti labronici (March e Natali), dalla figurazione simbolista (Sartorio, Benvenuti, Baracchini Caputi), dal mondo colorato dei divisionisti (Nomellini) alla stagione delle avanguardie (Ram e Thayaht) e dei “ritorni all’ordine”, con richiami alle grandi individualità dell’arte italiana, De Chirico, Savinio, De Pisis, Campigli, Morandi, Nathan e tra gli scultori Martini, Marino, Manzù e Messina.

Ovviamente un’attenzione particolare è riservata all’area ligure-apuana, e quindi ai pittori versiliesi autoctoni, come Chini, Moses Levy, Viani, o d’adozione, come Carrà, Carena, De Grada, Funi, e quindi ai cantori delle terre di Liguria, come Telemaco Signorini e agli scultori apuani come Carlo Fontana e Arturo Dazzi.

Per tutti, un solo comune denominatore: il mare e quelle terre – piatte o scoscese – che vi si affacciano e che da millenni accolgono popoli che hanno scelto di viverci. Ecco, quel mare è di tutti, ma non appartiene a nessuno; e se pur questi artisti hanno visto lo stesso mare, alla fine ognuno se l’è immaginato e figurato a modo suo. Probabilmente sta in questo piccolo particolare il fascino e la magia delle diverse espressioni artistiche, di cui la mostra di Palazzo Cucchiari vuol dare ampia testimonianza.

La mostra è corredata da un bel catalogo
 in cui oltre alle immagini di tutte le opere in mostra, troveranno spazio i testi di Franca Conti (Presidente della Fondazione Giorgio Conti) e di Massimo Bertozzi (curatore della mostra).
Le sezioni della mostra La mostra Il Mare: Mito Storia Natura. Arte italiana 1860 – 1940 si articola in sei diverse sezioni:

Il mare dell’immaginazione: miti e visioni
 – Il mare dell’immaginazione è solo in apparenza lontano e altrove; in realtà è il mare della vicinanza, del ricordo che accorcia le distanze, perché si annida nella memoria di tutti, quella dove si deposita la parte migliore del passato, ad alimentare sogni e visioni di cui sul mare non c’è mai stata penuria.

Un mondo di sabbia: orizzonti tra terra e mare
 – Il mare del realismo, dai macchiaioli in poi, è una condizione della natura, con le sue brume mattutine e i suoi tramonti accecanti, così come il mare delle tenebre, che per i poeti epici aveva il colore del vino; in ogni caso è un mare per gente terragna, che dipinge all’aria aperta e in piena luce, ma pur sempre con i piedi e il cavalletto ben piantati per terra.

Andar per mare: costrizione e avventura
 – Nei gesti, nelle le voci e nei colori degli uomini che vivono e lavorano sul mare si racconta il trapassare dalla natura alla storia: quando la vita di tutti i giorni riverbera nello specchio della poesia e dell’arte.

Andare al mare: la villeggiatura – La geometria delle cabine, i triangoli bianchi delle vele, i colori pastello delle sdraio e degli ombrelloni, il tutto racchiuso tra l’azzurro del mare, il grigio degli arenili e il verde delle pinete: assai più che un pretesto, un prepotente stimolo a dipingere: sul mare anche la pittura trova le sue trasmigrazioni, come i pesci, come gli uccelli, come i popoli.

Gli oggetti del mare: la natura ricordata – Raccoglitori di conchiglie, collezionisti di sassi rotondi e vetri colorati, innamorati dei relitti di antichi naufragi, attratti dal luccichio colorato dei pesci e crostacei, i pittori di nature morte, sembrano tutti epigoni di Angiò “uomo d’acqua” che, sulla spiaggia di Viareggio, raccoglieva gli straccalli del fiume Magra, per adornare la sua povera capanna di frasche.

L’uomo e il mare: il corpo della scultura
 – Nei domini della scultura si è sempre messo a nudo il corpo dell’uomo, e della donna; al mare sembra accadere la stessa cosa: la cosiddetta vita di spiaggia è infatti mangiare, dormire, bagnarsi, divertirsi, con l’intenzione di ristorare la mente, ma alla fine lo scopo sembra piuttosto quello di nutrire il corpo e di esibire il fisico.

Carlo Franza

 

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