In occasione del centenario della dichiarazione di monumento nazionale (tra i primi nel Bellunese) della Casa natale di Tiziano  Vecellio, i familiari del pittore rappresentati nel quadro “La Madonna della Misericordia”, realizzato da Tiziano e dalla bottega, tornano tra le mura della propria dimora: ottenuta in prestito dalla Galleria degli Uffizi di Firenze, la tela è al centro dell’esposizione nella quattrocentesca casa museo.

Sono esposte opere e testimonianze che hanno il sapore di un’istantanea domestica, sfruttando l’ipotesi che in alcuni dipinti vecelliani siano raffigurati i membri della famiglia, sotto mentite spoglie o individuabili per tradizione iconografica.

Siamo andati a Casa di Tiziano ma lui non c’era”: è stato il “pensierino” di un bambino, all’indomani della gita scolastica alla Casa natale di Tiziano a Pieve di Cadore (Belluno), ad ispirare la nuova mostra dossier che celebra i cento anni della dichiarazione di monumento nazionale dell’edificio quattrocentesco che da sabato 2 luglio a sabato 18 settembre 2022 ospita La Madonna dei Vecellio, organizzata dalla Magnifica Comunità di Cadore e sviluppata attorno al dipinto “La Madonna della Misericordia” (1573), commissionato a Tiziano ma ritenuto dalla critica di realizzazione di Tiziano e bottega e ottenuto in prestito dalla Galleria degli Uffizi di Firenze. Il quadro, con le altre opere e testimonianze esposte, tratteggiano una sorta di “diapositiva di famiglia” dei Vecellio, riportando nella loro casa alcuni tra i più celebri componenti (Gregorio, padre di Tiziano, Francesco, fratello di Tiziano, Orazio e Lavinia, figli di Tiziano, Marco, nipote di Tiziano ecc.), riconoscibili ai piedi della Madonna. Con la presenza del dipinto originale e del con­testo espositivo, la casa di Tiziano oggi rivive l’at­mosfera della fine del XVI secolo e pare quasi di sentir riecheggiare voci antiche di un affettuoso, saldo vincolo famigliare. La mostra dossier ha il sapore di un’istantanea domestica, costruita sfruttando l’ipotesi che in alcuni dipinti vecelliani siano raffigurati i membri della famiglia, sotto mentite spoglie o individuabili per tradizione iconografica. Oggi ne La Madonna della Misericordia, così come anche l’Allegoria della Prudenza, la critica riconosce un preciso messag­gio di Tiziano: il futuro della sua discen­denza e la continuità del suo retaggio artistico (Lüdemann 2016, p. 160).

I Vecellio tornano dunque nella propria casa, che da dimora tipica di una famiglia locale distinta cento anni fa è diventata monumento nazionale, tra i primi nella provincia di Belluno a fregiarsi di questo titolo. L’immobile dal 1926 è di proprietà della Magnifica Comunità di Cadore e dal 2017 ospita mostre – dossier capaci di creare una stretta relazione tra storia, arte e riflessione territoriale.

“La Casa natale di Tiziano Vecellio, dichiarata Monumento Nazionale nel 1922 e acquistata nel 1925 dalla Magnifica Comunità di Cadore – afferma il presidente della Magnifica Comunità di Cadore Renzo Bortolot – rappresenta il punto nodale del sistema museale cadorino e del turismo culturale dell’alta provincia di Belluno. Patrimonio di tutti i cadorini che, nel corso di quasi un secolo, si sono impegnati per renderla fruibile trasformandola in museo. L’edificio negli ultimi cinque anni è diventato anche sede espositiva di eccellenza rispondendo alla richiesta di fornire puntuali approfondimenti su Tiziano e la bottega. Quest’anno siamo riusciti ad ottenere l’importante prestito della Madonna della Misericordia, un’opera tizianesca di proprietà della Galleria degli Uffizi, che andrà ad animare gli spazi della casa per l’intera estate”. “È specifico obiettivo della Magnifica Comunità di Cadore – afferma il Direttore dei Musei Matteo Da Deppo – dare continuità alle varie iniziative di ricerca, espositive e di didattica intraprese nel corso degli ultimi anni. La capacità di fare cultura in senso ampio è sinonimo di dinamismo e costanza nel creare progetti che possano incentivare la crescita del Cadore”.

La “Madonna della Misericordia” è l’ultima opera commissionata da Guidubaldo Della Rovere a Tiziano nel 1573 e una delle ultime realizzate dal Maestro cadorino. Se ne hanno notizie in una lettera scritta dal duca al suo segretario a Venezia, Giovanni Francesco Agatone il 5 maggio 1573: “Noi havemo desiderio d’un quadro da mettere a una cappelletta nostra, et anchor che crediamo che il S.r. Titiano non lavori più lui di man sua, desideriamo nondimeno che si vogli pigliar cura di farlo far diligentemente da uno di quei suoi, e tanto gli direte per parte nostra pregandolo. La figura ha da essere d’una Madonna in piedi che sotto il manto habbi numero di gente…”.

L’opera, rintracciata solo a partire dal 1815, è esposta nella Galleria Palatina di Palazzo Pitti dal 1828, è attribuita a Marco Vecellio. Visto che il maestro nella risposta al committente dichiarò il suo impegno personale, tuttavia, si deduce che in gran parte sia opera di Tiziano, con qualche spazio ad interventi di bottega (Catalogo Galleria Palatina, 2003).

Nella storiografia vecelliana si è creduto anche di riconoscere l’autoritratto di Tiziano nella figura, posta tra gli oranti di sinistra, dal volto quasi frontale rivolto verso l’alto; altri ancora hanno proposto di identificare i devoti con i ritratti dei familiari dell’artista.
[…] “L’anziano pittore, colto di spalle in primo piano e con l’immancabile catena aurea portata sopra a un austero mantello nero, è protagonista ineludibile dell’immagine, tanto da giustificare la tradizionale identificazione della figura sulla sua sinistra nel figlio Orazio, che ne replica la posa, il gesto e l’abbigliamento. Che sia o no veritiera l’analoga individuazione della figlia Lavinia nel gruppo di donne a destra, la coppia maschile è sufficiente ad assegnare all’immagine uno speciale significato votivo, che la inserisce in una strategia di autorappresentazione familiare intrapresa da Tiziano negli ultimi anni, nella quale si iscrivono gli autoritratti di Berlino e Madrid, l’Allegoria del Tempo governata dalla Prudenza, la paletta di Pieve, la Pietà dell’Accademia” (G. Tagliaferro, in Le Botteghe di Tiziano, p. 289).

I membri della famiglia Vecellio si distinsero a Pieve come notai, amministratori pubblici e possidenti fondiari, e tra il XVI e il XVII secolo a queste professioni si affiancò una notevole tradizione pittorica. Nel dipinto “La Madonna della Misericordia” sono stati identificati il fratello di Tiziano, Francesco (1475-1560), i figli del pittore Orazio (1525-1576) e Lavinia, andata in sposa a Cornelio Sarcinelli nel 1555, esponente di una facoltosa famiglia trevigiana, e Marco, figlio di Tommaso (o Tomà) e cugino dell’artista.

L’arrivo della preziosa tela a Pieve di Cadore, per essere protagonista della mostra – dossier “La Madonna dei Vecellio”, suggella una collaborazione tra la Magnifica Comunità di Cadore e la Galleria degli Uffizi di Firenze sbocciata nel 2019 e cresciuta anno dopo anno: nel 2019 furono ottenuti ed esposti il Ritratto di Tiziano (olio su carta incollata su tavola) e Ritratto di Tiziano (olio su tela) nell’ambito della mostra “Tiziano. L’enigma dell’autoritratto”, mentre nel 2021 arrivò il dipinto Battaglia (metà del XVI secolo), dedicato alla Battaglia di Cadore, esposto nella mostra “La Battaglia di Cadore. Storia, contesti, copie da Tiziano”.

Il centenario sarà anche al centro di un convegno che si svolgerà a Pieve di Cadore il 17 dicembre 2022, nella data esatta della ricorrenza (Regio decreto n.1725 del 17 dicembre 1922), intitolato “Il centenario della Casa natale di Tiziano. Dall’abitazione dei Vecellio al monumento nazionale”.

Le iniziative sono organizzate in collaborazione con la Fondazione Centro Studi Tiziano e Cadore e con il prezioso sostegno della Regione del Veneto, della Fondazione Cariverona e di Cortina Banca.

Carlo Franza

 

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