In occasione delle celebrazioni per i 100 anni dalla nascita di Rocco Scotellaro, lo Studio Arti Visive  di Matera dedica al “poeta della libertà contadina” una mostra-omaggio che intende, attraverso l’arte,  rinnovare il ricordo, come scrive il critico Carlo Franza nel testo di presentazione, di “un grande scrittore, un vero ed integrale intellettuale, impegnato in una interiore riflessione su sé e sul mondo… un figlio della sua terra che amò in poesia ed in politica… e che scelse di vivere e di agire in mezzo ai contadini per renderli autocoscienti”.

Nello spazio espositivo di via delle Beccherie n. 41 in Matera, saranno presenti opere di Domenico Cantatore, Mario Carbone, Ottavio Chiaradia, Franco Di Pede, Luigi Guerricchio, Renato Guttuso,  Carlo Levi, Mauro Masi,  Nicola Pavese,  Michele Santangelo, Ernesto Treccani, Nino Tricarico; tutti artisti che hanno conosciuto direttamente Rocco Scotellaro o che, pur non avendolo conosciuto, hanno comunque condiviso con lui l’amore per la terra lucana e per la “civiltà contadina” tanto da farne comune fonte di ispirazione per la loro produzione artistica.

La mostra si pone in ideale continuità con analoga iniziativa che lo Studio Arti Visive tenne nel 1973 per la ricorrenza dei 50 anni dalla nascita di Rocco Scotellaro quando furono organizzate diverse mostre d’arte ed un convegno alla presenza del meridionalista Vittorio Fiore e del critico letterario Giovanni Caserta.

Completano l’esposizione il testo redatto per l’occasione da Carlo Franza, che nel 1977 tenne alla Università La Sapienza in Roma un corso dedicato alla figura del poeta,  brani estratti dalla produzione poetica di Scotellaro ed altra documentazione d’archivio.

Così il mio testo in catalogo: “La valutazione complessiva della figura e dell’opera di Rocco Scotellaro (1923-1953), “poeta della libertà contadina”, come si legge nell’epigrafe della sua casa natale a Tricarico, in provincia di Matera, ha sempre suscitato consensi e dissensi violenti. Il caso Scotellaro sembrò tra le occasioni più clamorose de secondo dopoguerra, sul terreno del neorealismo letterario e delle estetiche di derivazione marxista allora riscoperte tra i Quaderni di Gramsci e gli scritti di Lukàcs per lo scontro decisivo di posizioni vecchie e nuove. Tuttavia era lecito chiedersi se una riproposta del “caso Scotellaro”, oggi, e come già sostenni nel lontano 1977 in un corso all’Università La Sapienza di Roma, attraverso un riesame della fortuna dello scrittore, non richiamasse a verifica altre ipotesi ed enunciazioni critiche che non fossero solo quelle di uno Scotellaro scrittore, poeta, operatore culturale e operatore politico, sindaco.  D’altronde i riconoscimenti scotellariani di merito storico relativi al movimento contadino sono tanto frequenti quanto qualitativamente intensi. La lettura poi del libro sui “Contadini del Sud”, ci suggeriva, proprio in quanto si poneva come “inchiesta” sul mondo contadino, se non era il caso di rintracciare elementi per un discorso -come già fatto a suo tempo presso la Facoltà di Lettere dell’Università La Sapienza   di Roma- sulla sociologia di Rocco Scotellaro. La formulazione di tale interrogativo, pur tra incertezze e contraddizioni, si spinge ad avviare il discorso  innanzitutto attraverso  il quadro storico della sociologia negli anni Cinquanta, poi attraverso tutta la produzione scotellariana; in tal senso si sono anche pronunciati colleghi significativi e di chiara fama, da Leonida Repàci  a Giancarlo Muscetta, da Franco Ferrarotti a Giuliano Manacorda, da Mario Petrucciani  a Walter Binni, da Gaetano Mariani  a Ferruccio Ulivi, da Mario Guidotti a Giovanni Russo, da Albino Pierro a Ercole Patti, da Pietro Cimatti a Gianni Toti, per citarne alcuni. Resta a distanza di decenni, oggi che ne riprendiamo il discorso in occasione dei cent’anni della nascita e dei settant’anni dalla morte, che Scotellaro è stato un intellettuale puro, figlio della sua terrà che amò in poesia e in politica, divenendo -allora- il sindaco più giovane d’Italia; e costruendo attorno alla sua “civiltà contadina” un altare votivo. Scotellaro è stato un grande scrittore, un vero ed integrale intellettuale, impegnato in una interiore riflessione   su sé e sul mondo, un intellettuale però che ha scelto di vivere e di agire in mezzo ai contadini per renderli autocoscienti. Questo è il ricordo intenso e forte che dobbiamo avere di lui, e ricordarlo maggiormente per questa verità esemplata nel quotidiano, perché un suo libro di poesia è titolato “è fatto giorno” e un suo verso recita “l’alba è nuova, è nuova”.

Opening venerdì 31 marzo 2023 ore 19.00. La mostra resterà aperta fino al 12 aprile 2023 dalle ore 18.00 alle ore 21.00 e per appuntamento.

Carlo Franza

 

 

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