Tre pilastri dell’arte del secondo Novecento sono stati Lucio Fontana, Piero Manzoni e Arturo Vermi; Vermi promosse un lavoro di linee, sequenze di linee, architetture del segno e del tempo (l’annologio), per segnare e disegnare il tempo che passa inesorabile. Lucio Fontana ha mirato le sue ricerche sullo spazio, sul mondo, sullo spazialismo eternandolo attraverso il taglio e il buco, basti pensare alla serie di “Concetto spaziale- La fine di Dio” del 1963, grandi ovali (ben 38) che si distinguono per i buchi, gli squarci e i tagli; dice Fontana: “Dio è invisibile, Dio è inconcepibile. Dunque, oggi un artista non può presentare Dio su una poltrona con il mondo in mano, la barba…Ecco allora che, anche le religioni, devono aggiornarsi con le scoperte della scienza.  Al contrario di come potrebbe far pensare il titolo (ovvero La fine di Dio), quest’opera è un vero e proprio atto di fede, e Fontana fortemente influenzato dalla “corsa allo spazio”, voleva lanciare un messaggio chiaro, e cioè che l’uomo e le religioni di fronte alla grandezza dell’universo devono lasciarsi alle spalle l’innata chiaro: l’uomo e le religioni di fronte alla grandezza dell’universo devono lasciarsi alle spalle l’innata aspirazione all’immortalità. Poi il Piero Manzoni (più conosciuto per la “Merda d’artista”) con le sue linee lunghe ha mirato all’infinito (non si dimentichi che Fontana ebbe a dire che la cosa più importante che aveva caratterizzato il lavoro di Manzoni era la linea lunga inscatolata), mentre Arturo Vermi ha inseguito il tempo; il tempo domestico, il tempo stagionale, il tempo del cuore, il tempo come ritaglio dell’esistenza.

Nella propaggine dello spazialismo è vissuto e ha lavorato Tony Tedesco, un artista cui tengo molto che imperterrito ha consegnato al suo e al nostro tempo opere memorabili. E veniamo alla mostra dal titolo “Impronte del terzo millennio” dell’artista TONY TEDESCO che rientra in un progetto artistico internazionale, “NUOVO ATLANTE DELLE ARTI” da me ideato per la FONDAZIONE ATM di MILANO, istituzione attestata internazionalmente, che focalizza l’attenzione su talune figure in progress della nuova stagione artistica europea.

E’ considerato e vale come  uno degli artisti preziosi ed emergenti in Italia, uno degli artisti più innovativi e più creativi, uno che ha saputo coniugare il suo recente lavoro con tutte quelle esperienze spazialiste e nucleari che ebbero forza a Milano tra la fine degli anni Cinquanta e gli anni Sessanta. Tony Tedesco con il suo viso giovanile, di ragazzo milanese pulito, con la caparbia volontà di costruire un percorso artistico serio, ha pensato di guardare indietro, al mondo da una parte, per quella ricerca di materiali e per la novità genuina e creativa delle forme e, dall’altra, per la scientificità del mondo adimensionale, ovvero quell’esperienza e avventura nuova cui il nostro artista ha dato vita. Adimensionale vuol dire senza forma, semmai un uso frattalico della forma in senso più lato e al di fuori dei canoni geometrici, dando luogo ad atmosfere, simbologie, a un vero e proprio alfabeto delle forme. Pur nella sua iconicità, nel senso più letterale del termine, Tedesco dà vita a forme nuove, forme in viaggio, accelerazioni, racconti, visioni planetarie, un mondo autre, più grande e ricco di simbologie, di sogni, di alfabeti infiniti, di codici che sono i frattali rando.  Tedesco ha ormai dato al suo lavoro un prezioso styling come se ogni opera germinata e germinatrice e il seme in essa gettato desse origine a lievitazione…queste forme sono il simulacro certo della novità espositiva di questo giovane campione della pittura italiana, sono forme alla deriva di un infinito totalizzante, e sono forme soprattutto  che si fanno cuore pulsante di un mondo interiore prima che esteriore, divengono di volta in volta il tessuto certo, plastico e non, dell’organizzazione creativa che trabocca come un fiume in piena, come carica sempre di confini che divengono finibusterrae… Il lavoro di Tony Tedesco che da anni si misura sulle “impronte adimensionali” si connatura con le culture antiche. Gli anonimi cavernicoli che, circa 17.500 anni fa, affrescarono con il racconto della loro vita, dei loro sogni e delle loro paure, il cunicolo delle grotte in località Lascaux, appoggiarono, tra l’altro, sulle pareti le loro mani lasciando decine di impronte colorate. Quelle figure stabiliscono quella che lo storico dell’arte Georges Didi-Huberman ha definito, nel suo omonimo libro, la “somiglianza per contatto” (La ressemblance par contact, 2008). Gli “artisti delle grotte di Lescaux”, infatti, non dipinsero le mani, ma lasciarono un’impronta, produssero un segno attraverso la pressione di un corpo su una superficie. Molte di quelle impronte sono uguali per dimensioni, il che fa supporre che gli “stampi” spesso siano gli stessi, anche se i colori diversi (ma, come scrisse Marcel Duchamp nel 1937: “Due forme nate dallo stesso stampo non sono identiche, differiscono per un valore separativo infrasottile”). Quella selva di mani di vari colori che si affiancano e, a volte, sovrappongono, sono il primo capolavoro dell’espressione artistica dell’umanità, sono la nostra “origine”. Quei primitivi sono sopravvissuti grazie alle impronte delle loro mani. Ecco l’Arte. Tony Tedesco ha disegnato la complessità del mondo, la complessa articolazione tra impronta e immagine nel passaggio tra la tradizione classica e quella cristiana. Ma fa sua, propria, l’impronta dell’età antica come traccia eternalizzata di un passaggio fisico, considerata più vera dell’immagine. Scava nell’universo, legge e rintraccia il tema dell’impronta creatrice, essa è il negativo di ogni forma piena.  L’impronta è l’alba delle immagini”.

Tony Tedesco è nato a Milano nel 1952, dove vive e lavora. Ha frequentato la Scuola d’Arte del Castello Sforzesco e l’Accademia di Belle Arti di Brera. Dal 1970 al 1982 si è dedicato allo studio di forme composte d’ispirazione surreale che poi abbandona per la ricerca e lo studio dell’essenza ed evoluzione della materia dove arriva a definire l’Adimensionale. Nel 1989 è fondatore del Gruppo M.A.V. Movimento Adimensionale Visivo. Ha tenuto mostre personali e collettive in più città italiane ed estere presentato dall’illustre Storico dell’Arte Contemporanea Prof. Carlo Franza e sue opere sono in importanti musei italiani ed esteri. Nel 2011 invitato dal Prof. Carlo Franza ha vinto il Premio delle Arti Premio della Cultura (Premio dei Musei) al Circolo della Stampa di Milano con la motivazione: “Artista internazionale di grande creatività che ha campionato il suo lavoro con oggettiva esteticità, ardua progettualità ed espressive tracce del nostro tempo, attraverso un gioco di segni e linguaggi identitari, memoriali e fenomenici”. Ha tenuto mostre personali in Italia e all’estero. Del suo lavoro hanno scritto Carlo Franza e Sergio Dangelo. Nel 2018 l’illustre Storico dell’Arte Moderna e Contemporanea Prof. Carlo Franza lo invita a tenere   una sua personale dal titolo “Impronte Adimensionali” al Plus Florence di Firenze nel Progetto “Scenari”. Nel 2020 è presente a Milano alla Fondazione ATM invitato dallo Storico Prof. Carlo Franza una personale dal titolo “Nuove impronte adimensionali”; e nel 2023 tiene ancora a Firenze al Plus Florence presentato dallo Storico dell’Arte Prof. Carlo Franza una personale di nuovi lavori dal titolo “Transiti spaziali”. E’ del 2024 la mostra personale dal titolo “Impronte del terzo millennio” alla Fondazione ATM di Milano.

Carlo Franza

 

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