Dalle parole più semplici, dalle parole disseminate nell’esistenza come una sorta di stazioni di transito e di sosta, generanti poesia su sollecitazione del pensiero, della riflessione, del sapere accumulato, della filosofia che avvolge il tempo, i luoghi e lo spazio, da qui partono queste paginette di un libro recentissimo che Ida Travi poetessa ci consegna, uscito da Vallecchi e che ha titolo “Tempo” (pp. 124, collana Vallecchi poesia, aprile 2026, euro 8,00). Ida Travi parte dai “Tolki” figure arcaiche, sogni diurni li ha chiamati Ernest Block, fatti bianchi poi poesia, poi parola.  Parole affidate alle pagine. Certezze affidate al tempo. Dal “Carpe Diem” di Orazio al “Tempo che muta” di Vincenzo Cardarelli e il verso “Tutto nel mondo è mutevole tempo”; da “Il tempo” di Jorge Luis Borges e i versi “Il tempo è un fiume che mi trascina, /ma sono io quel fiume;/…” a “Non ho bisogno di tempo” di Pedro Salinas con i versi “Non ho bisogno di tempo/per sapere come sei:/ conoscersi è luce improvvisa. /…”. Ida Travi non dimentica Sant’Agostino nelle sue riflessioni sul tempo (…se nulla esistesse, non vi sarebbe un presente.), e lei stessa poi in alcuni versi scrive: “…c’era la neve a quel tempo / la terra era tutta        di neve /io sono arrivata dal fiume/ e ho preso la strada più a nord/.”

«Il tempo prodigio, tiene aperto l’inizio e la fine, lavora, va bisbigliando all’orecchio: fai attenzione, ogni volta che inventi un tuo simile lo getti nel tempo, forse un giorno vedrai un antico teatro greco, sorgere dal futuro, fermo e misterioso nella luce del tramonto.» Densa di incanto ed esattezza la scrittura di Ida Travi tocca il grande altrove abitato dalla poesia. Nocciolo di pensiero della sua opera, il tempo si fa avanti oltre il tempo. Questo libro è la voce che cammina accanto ai Tolki, li apre, li rivela. Memorie, riflessioni, diario aperto.

A pagina 9 del libretto la Travi scrive il capitoletto “L’opera rimasta aperta” e dice: “La poesia, per sua natura, si consegna alla comprensione degli umani come opera aperta, forma sempre sul farsi, opera che non contempla la parola fine. Su questa pietra dell’inizio senza fine ho costruito un microcosmo trasparente, invisibile qui e su scala planetaria. Sono per questo riconoscente all’antico orologio, eterno dispositivo muto. In questa micro-epica ogni porzione d’opera, ogni parola fa irruzione come un piccolo colpo di scena ma – contemporaneamente – rientra tranquilla nel suo ritmo temporale: è la più quieta delle sfide umane, è l’antico avvolgimento della spola. Nell’avvolgimento della spola c’è uno strano scrollare del tempo nell’oscurità, un’ostinazione, forse una coazione a ripetere…”

Ida Travi nasce in provincia di Brescia, a Cologne. La poetica di Ida Travi si inscrive nel rapporto tra oralità e scrittura, tematica affrontata nel saggio L’aspetto orale della poesia (Anterem, 2000) Selezione Premio Viareggio 2001 e Poetica del basso continuo (Moretti&Vitali, 2015). Oltre alle raccolte poetiche scrive e mette in scena la drammaturgia Diotima e la suonatrice di flauto (Baldini&Castoldi, 2005). Nel 2013 prende il via la serie poetico-contemporanea I Tolki otto libri-episodi, raccolti in unico volume (il Saggiatore, 2024). Con “I Tolki” ha vinto il premio letterario Giuseppe Dessì e il premio Napoli per la poesia.

Carlo Franza

 

 

 

 

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