Il 13 luglio 1917 le Apparizioni di Fatima. I segreti dati ai tre pastorelli, Lucia dos Santos, e i cugini Francesco e Giacinta Marto.
Il 13 luglio 1917 è considerato dalla Chiesa Cattolica Romana uno dei momenti più significativi delle Apparizioni di Fatima. La Vergine Maria appariva a tre pastorelli, in Portogallo.
Nei primi due incontri con i tre pastorelli, Lucia dos Santos (10 anni) e i cugini Francesco (8 anni) e Giacinta Marto (7 anni), il messaggio fu un invito alla preghiera e alla recita del Rosario. In quella terza apparizione, invece, il contenuto assunse un tono molto più drammatico e, secondo molti, segnò profondamente la spiritualità cattolica del Novecento.
Secondo il racconto della piccola Lucia, la Madonna mostrò ai bambini una visione cruda dell’inferno e li
esortò a pregare e a fare penitenza per la conversione dei peccatori. La descrizione della visione parlò di “un grande mare di fuoco” nel quale apparivano demoni e anime tra grida e lamenti. L’immagine mostrata dalla Vergine impressionò profondamente soprattutto la piccola Giacinta, tanto da influenzare il resto della sua breve vita.
Secondo le testimonianze, nonostante la sua giovanissima età, la bambina maturò una forte sensibilità verso la sorte dei peccatori e intensificò la propria vita di preghiera e di sacrificio, convinta che molti potessero evitare la dannazione grazie alla conversione.
Il messaggio di Fatima sfidò la minimizzazione positivista imperante tra fine Ottocento e Primo Novecento del concetto di peccato e la tendenza, oggi ancor più dominante di allora, di considerarlo irrilevante. Fu anche un contrappeso essenziale alla presuntuosa idea, ancora oggi molto alla moda in certi ambiti ecclesiastici che “andremo tutti in Paradiso” a prescindere dalle nostre azioni. Non, è proprio così, inutile vivere di illusioni.
E’ vero che non c’è peccato che Dio non possa perdonare. Solo una cosa può impedire la sua misericordia: il nostro rifiuto al pentimento. Dice la massima latina “Errare humanum est, perseverare autem diabolicum” (errare è umano, ma perseverare nell’errore è diabolico). L’origine della prima parte si attribuisce al filosofo Cicerone, mentre l’aggiunta sull’ostinazione dell’errore è solitamente attribuita ai Padri della Chiesa, in particolare a Sant’Agostino.
Sentiamo ripetere spesso la parola “peccato”, tanto da non darle più molto peso. Ma cosa significa? Peccato deriva probabilmente da peccus, cioè un difetto fisico del piede: ciò può indicare “inciampare”, “fare un passo falso”. Un passo falso verso Dio, innanzitutto, ma soprattutto una ferita verso sé stessi e gli altri. Il peccato non consiste semplicemente nel violare una regola morale, bensì in un atto libero con cui la persona si allontana da Dio scegliendo il male o un bene apparente al posto del bene autentico.
Il Catechismo lo definisce così:“Il peccato è una mancanza contro la ragione, la verità, la retta coscienza; è una mancanza al vero amore per Dio e per il prossimo, a causa di un perverso attaccamento a certi beni. Esso ferisce la natura dell’uomo e attenta alla solidarietà umana”. Ogni volta che ci inginocchiamo ai piedi di un nostro idolo stiamo peccando, cioè stiamo ferendo noi stessi e ostacolando il nostro cammino verso la felicità e il nostro compimento.
Fu di Papa Pio XII la celebre frase secondo cui «il peccato del nostro tempo è la perdita del senso del peccato». Da lì in poi, tutti i po
ntefici hanno ripetuto lo stesso concetto. Restando sui più recenti, Benedetto XVI spiegò ad esempio, che «l’eclissi di Dio comporta necessariamente l’eclissi del peccato».
Mentre Papa Francesco confermò che «l’aver perso il senso del peccato è il male di questa civilizzazione» e deriva dall’aver perso «il senso del regno di Dio». Secondo molti, la visione mariana del 13 luglio 1917 contribuì ad imprimere una nuova consapevolezza nella Chiesa. Ma il cuore della visione ai tre veggenti di Fatima non fu tuttavia la paura dell’inferno in sé, ma il richiamo alla possibilità di rinascita personale attraverso il pentimento e il perdono. È significativo che, dopo aver mostrato l’inferno, la Vergine Maria abbia proseguito indicando che Dio desidera salvare gli uomini e offrire loro la sua misericordia, invitando alla preghiera per la conversione dei peccatori. 109 anni fa, a Fatima, fu così impressa un’impronta particolare nella coscienza cattolica.
Tre giovani e ignoranti pastorelli in una piccola comunità rurale del Portogallo centrale riportarono al centro della Chiesa universale il giusto rapporto tra peccato, libertà e salvezza, ricordando che, nella prospettiva cristiana, la misericordia di Dio non elimina la necessità della conversione personale.
Questi i fatti. Il 13 maggio 1917 tre pastorelli di Fatima, Francisco e Jacinta Marto (9 e 7 anni) e la loro cugina Lúcia dos Santos (10 anni), ebbero la prima di sei apparizioni mariane, riferendo che la Madonna aveva promesso loro un evento prodigioso per il 13 ottobre 1917, in occasione dell’ultima apparizione. Fu così che in quella data una folla stimata tra le 30.000 e le 100.000 persone (versioni discordanti) si recò alla Cova de Iria e assistette al “miracolo del sole” di Fatima. Secondo i resoconti dell’epoca, raccolti da giornali cattolici e da testate laiche e persino anticlericali come O Século e Diário de Notícias, il sole sembrò oscillare nel cielo, cambiare colore e avvicinarsi alla Terra, senza che gli spettatori riportassero danni agli occhi. La portata del fenomeno fu tale da convincere anche osservatori critici della stampa a documentare l’evento, confermandone la straordinarietà.
Tra essi Avelino de Almedia, redattore capo di “O Sèculo”, quotidiano socialista di Lisbona di orientamento positivista e anticlericale, che in precedenza aveva più volte ridicolizzato gli eventi di Fatima. Si recò sul luogo proprio per documentare le bugie dei tre bambini e mettere la parola fine su quella storia.
Eppure, due giorni dopo, pubblicò un articolo in prima pagina intitolato: “Cose fenomenali! Come il sole ballò a mezzogiorno a Fatima”. Il giornalista anticlericale annota che «si assiste a uno spettacolo unico e incredibile per chi non fu testimone di esso». In un momento preciso della mattinata, vide tutta «l’immensa moltitudine voltarsi verso il sole, che si mostra libero dalle nuvole, nello zenit». Lui stesso divenne testimone oculare: «L’astro sembra un disco di argento scuro ed è possibile fissarlo senza il minimo sforzo. Non brucia, non acceca. Si direbbe realizzarsi un’eclissi». Da lì a poco, aggiunge, «il sole tremò ed ebbe mai visti movimemti bruschi fuori da tutte le leggi cosmiche , il sole ” ballò” .
Oggi Fatima è meta di milioni di fedeli in visita nei luoghi dell’apparizione e ci rimane dei “segreti” confidati ai pastorelli, il terzo che è tutto ancora da conoscere (svelato a Suor Lucia) -nonostante si sia detto molto di esso- un segreto che riguarda noi tutti e il nostro futuro prossimo.
Carlo Franza
