Un nuovo e inedito progetto fotografico di Italo Tanoni si propone con “empatia” -come recita il titolo-, ci lascia guardare scatti fotografici fin troppo veri come un’indagine sulle profonde realtà e sui mutamenti sociologici -quasi da realismo esistenziale- che l’artista ha potuto appuntare nei suoi viaggi in più parti del mondo. L’esposizione indaga non solo i due estremi dell’esistenza, l’infanzia e la vecchiaia, mettendone in luce fragilità, purezza e mutamenti antropologici, ma “ferma” con l’occhio fotografico sistemi di vita, angoli di paradiso che si pongono da contraltare ad angoli di inferno esistenziale.

Scenari occidentali e orientali, nord e sud del mondo, est ed ovest contemporaneo, tutto è registrato con schermi tecnologici e pronto ad essere e divenire documento di eccezionale portata. Il suo è un occhio non solo fotografico ma sociologico. In molti scatti la vecchiaia, o meglio l’umanità sembra non aver smarrito lo status di “età della saggezza”, mentre talune immagini colte negli USA inseguono miti globalizzanti di eterna giovinezza. Per preservare l’autenticità del racconto, l’artista ha scelto deliberatamente gli scatti degli ultimissimi anni, per concentrarsi su mondi in cui il tempo è sospeso o in cui resiste un dialogo intergenerazionale diretto.

Il fulcro della mostra, dopo i capitoli cui ha già lavorato l’artista, ovvero “I rituali della Passione” e “I volti e i luoghi della penitenza”, è composto dagli scatti di Italo Tanoni, fotografo che pone l’essere umano al centro della propria fotografia di viaggio. La sua non è una fotografia di denuncia, ma di focalizzante narrazione e comprensione.

Tra le foto scattate ce n’è una che potrebbe rappresentare il pensiero poetico che sta dietro questa mostra. Vi è ritratto un anziano seduto, avvolto con tunica bianca – il luogo sembrerebbe il Marocco- che conta i soldi elemosinati, con un cesto di vimini rovesciato ai piedi e alla sinistra il suo somarello. Documento di vita, documento di antropologia culturale, ma tutto fermo in un campo centrato. Spesso parlano gli occhi, spesso parlano i gesti.  Nei suoi reportage in Cina, Francia, India, Marocco, Israele, Palestina e USA, Tanoni non cerca la denuncia, ma la comprensione e la complicità: le sue immagini raccontano la maestosa e metafisica spiritualità dei vecchi saggi o l’affettuosa ingenuità dei bambini. Italo Tanoni porta in mostra opere che ritraggono volti di anziani, giovani, bambini, donne, colti nei suoi viaggi nel mondo e nelle diverse culture, quasi ispirandosi alla massima terenziana “Homo sum, humani nihil a me alienum puto”; Tonani così indaga la dimensione dell’eventuale, dell’improbabile, del provvisorio, il riferimento è alla vita, alla sua condizione di precarietà. Spesso sono ritratti di vecchi i protagonisti delle sue foto, anziani che resistono alla miseria circondati da simboli ironici e potenti. Non solo, certo. Volti e corpi di tutte le età, segnati da una vita, religiosa e difficile e povera, ambulanti di luoghi ove la povertà è regina, poveri costretti ad elemosinare.  L’immagine fotografica non documenta semplicemente l’abito o i luoghi, ma ne rivela struttura, volume e tensione plastica, trasformando lo scatto in una presenza quasi architettonica. In queste immagini Tanoni continua a sperimentare con colore, forme, segni e superfici, dimostrando una straordinaria capacità di rinnovare il proprio linguaggio senza rinunciare alla coerenza della propria ricerca. Italo Tanoni è un autore raffinatissimo, che nel corso degli anni ha realizzato lavori significativi, importanti, in cui la figura dell’uomo nelle sue diverse età è determinante. Nei suoi scatti propone un elegante contrasto temporale, ma è da tener presente che il suo sguardo fotografico è lo sguardo di un sociologo che coglie situazioni diverse, culture diverse, ambiti e paesaggi diversi, riti e religioni diverse, ecc. Le foto incorniciano le storiche immagini di donne con il viso scoperto, eppure segnato dal tempo rugoso e dal lavoro, ed altre con il niqab un velo molto diffuso che lascia scoperti solo gli occhi, coprendo il capo e il resto del viso, e il fatto che restino scoperti gli occhi lo differenzia dal burqa e spesso viene usato insieme all’Abaya, una lunga veste nera di tessuto leggero. Scene argomentative immortalano la socialità spontanea di ambienti disseminati nel mondo, fino ai reportage tra l’India del Kumbh Mela e una Mongolia appena uscita dall’orbita sovietica.

I soggetti sono “piccole divinità”, affiorano in composizioni morbide dall’atmosfera realistica, traducendo l’essere umano in una spiritualità laica in cui l’uomo è solo parte del tutto. Bambini, uomini, donne, vecchi e giovani sono il meglio di una fotografia umanista che Italo Tanoni   presenta in questa mostra, capitolo geografico di altissimo livello, si spinge oltre l’apparenza della miseria cogliendo la profondità psicologica di bambini che assumono pose da adulti, o indaga il contatto tra generazioni attraverso un anziano dalla pelle rugosa che intrattiene alcuni bambini incuriositi. Italo Tanoni ha fermato il tempo, intorno vi è un mondo distrutto, ma i rapporti umani vanno avanti. La mostra, inoltre, documenta il ruolo della fotografia nel registrare comunità e popoli, culture e religioni, a partire passando dagli scatti americani fino al mondo agricolo cinese, dalla stanchezza millenaria di tanti volti fermati nel mondo con uno scatto fino alla partecipazione sociale dei bambini della Palestina, tutto porta alla sensibilizzazione in Italia di immagini che restituiscono al pubblico uno sguardo radicale, antiretorico e profondamente umano.

Carlo Franza

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