Giuliano Grittini fra gli artisti italiani appare a chiare lettere tra i più veri, esclusivi, preziosi e coinvolgenti, perché i suoi capitoli dell’arte hanno toccato le sfere della bellezza, del cuore, dell’amore, incorniciando la storia antica, classica e contemporanea, dal Cavallo di Leonardo fino alla Marylin Monroe, icona del contemporaneo, declinata attraverso cromie, luci, bagliori ed emozioni. E se la Marylin di Grittini è ormai mito nel mito, avendo fatto il giro del mondo, spaziando in Italia -vedi Palazzo Reale a Milano- e all’estero, oggi si ritrova con una mostra dal titolo “Marylin: eterna bellezza” nella Casa Museo Antonio Ligabue a Gualtieri / Reggio Emilia; ed è aperta fino al 15 luglio 2026, facendo emergere la bellezza di un volto che è mito accanto alla primitività di Ligabue che scoprì a suo modo la bellezza del mondo. Non è poco per questo intendere e raccontare la bellezza.  C’è una bellezza che lotta contro il tempo e un’arte che sa come fermarlo, così la mostra “Marilyn: Eterna Bellezza” ha portato a Gualtieri in quel di Reggio Emilia, la visione di Giuliano Grittini, l’artista che ha saputo trasformare l’icona di Marilyn Monroe in un mosaico di emozioni contemporanee. Tra le pareti cariche di storia della Casa Museo Ligabue, il volto di Marilyn si scompone e si ricompone, avvolto da trame materiche e bagliori di luce.

Non è solo un omaggio alla diva, ma un viaggio nell’essenza dell’eterna icona di stile e d’Arte. Giuliano Grittini, con il suo tocco inconfondibile, ci restituisce una Marilyn viva, vibrante ed eterna. Una selezione esclusiva di opere che reinterpretano il mito di Marilyn Monroe attraverso un linguaggio fatto di sovrapposizioni, colori audaci e profonda sensibilità poetica. Marilyn è il volto stesso dell’amore, ed è naturale che la sua immagine sia diventata anche e soprattutto la firma di un artista come Andy Warhol: non solo l’icona più riprodotta della contemporaneità, ma un sogno visionario, allucinato di bellezza e disperazione, di eleganza e povertà, di infantile dolcezza e segreta perversione. Un’intera vita contorta e contraddittoria congelata nella santità di un volto, il silenzio di uno sguardo in cui convivono tutte le espressioni, tutti i sentimenti, tutte le immagini possibili. E da viaggiatore, dal milanese fino all’Emilia, Giuliano Grittini esplora, trova, assorbe e replica all’infinito, quel volto della Marylin che è l’infinito della bellezza.  Così ha fatto. Ma il concetto, più vitale, resta che l’antico e il moderno si tocchino al di fuori del tempo e dello spazio, fortissimamente nutriti da una medesima necessità, rappresentare l’altrove, l’anima, l’amore. Queste opere sono cariche di “energia” palpitante, viva, riverberandosi poi grazie ad applicazioni di foglia d’oro e argento, e un colore sapientemente usato a tocchi, quasi ad impreziosire il tutto e con il tutto   legato e amalgamato incorniciando come nessun altro quel volto miracoloso umano e divino che mostra le opere più luminosi e affascinanti. n questa esposizione, l’artista milanese non si limita a celebrare l’icona pop per eccellenza, ma ne scava l’anima attraverso la sua celebre tecnica delle “stratificazioni”. Le opere di Grittini, fatte di collage, pittura e riflessi dorati, creano un dialogo unico tra la vulnerabilità della donna e l’immortalità del suo mito. Ora ritrovare questa rassegna ospitata negli spazi che furono abitati da Antonio Ligabue detto “il primitivo” crea un contrasto che solo l’arte divide e unisce: dall’arte viscerale e selvatica e primitiva del “Tigre” ci si porta così alla raffinatezza cromatica e sensibile -direi il cuore vero della poesia contemporanea-, di Giuliano Grittini, unendo due mondi distanti, ma altrettanto veri, dove sulla primitività del mondo si impone la bellezza di una donna ormai mito in tutto il mondo, e che solo Giuliano Grittini è riuscito a fa vivere  in un modo unico e forsanche irripetibile.

Carlo Franza

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