Un libro affascinante, educativo, scientifico, ha per titolo “La forza della sensibilità” e già questo lo indica prezioso perché scava oltre il banale.  Con uno stile accessibile e al tempo stesso accurato, questo libro accompagna il lettore in un viaggio dalla fragilità percepita alla piena espressione di sé, ricordandoci che la sensibilità è una delle forme più alte di intelligenza umana. “La forza della sensibilità” di Eva-Lena Fehlmann- Sara Gisondi (pp. 142, 20,00 euro, Franco Angeli Editore, 2026) propone una prospettiva nuova e integrata: unisce i fondamenti teorici dell’alta sensibilità alle pratiche concrete della mindfulness. La mindfulness serve a raggiungere una consapevolezza di sé, delle proprie idee e delle proprie azioni. Non poco, perché essa può essere coltivata attraverso tecniche di meditazione ed esercizi pratici, contribuendo a ridurre stress e benessere psicologico. Attraverso spiegazioni chiare, esempi e pratiche guidate, le autrici del libro -entrambe altamente sensibili- mostrano come:
• ascoltare i messaggi del corpo, riconoscendolo come fonte di saggezza intuitiva;

  • ritrovare radicamento nel presente, trasformando la reattività in risposta consapevole;
  • gestire l’iperstimolazione e l’intensità emotiva, riducendo stress e ansia;
  • coltivare l’autocompassione per superare autocritica e perfezionismo.
    Il volume include il Mindfulness High Sensitivity Program (MHSP), il primo programma di mindfulness ideato per le persone altamente sensibili, un percorso esperienziale che aiuta -chi possiede questa caratteristica e chi desidera conoscere più a fondo la propria interiorità- a sviluppare una consapevolezza profonda e gentile verso sè stessi e la vita.

Ci sono trame invisibili che ci uniscono.  L’arte, la poesia, la cultura, la letteratura, costituiscono un filo invisibile che collega persone, culture e sensibilità, favorendo empatia, reti di relazioni invisibili, memoria, comunità. Opere d’arte, museo, festival, performance digitali, rafforzano legami sociali e culturali, evidenziando me l’arte e la poesia, siano uno strumento potente per costruire coesione, comprensione e connessione tra le persone, ma sotto tutto c’è un lievito e si chiama “sensibilità”, un lievito che a volte è lì inoperoso e freddo, altre volte, se sollecitato, effervescente ed eruttivo. Aldo Palazzeschi diceva: “Muoiono i poeti, ma non muore la poesia, perché la poesia è infinita come la vita.” Alda Merini, una delle più grandi poetesse italiane, con la sua acutezza e sensibilità ha saputo cogliere e descrivere le sfumature più intime dell’animo umano. Una delle sue citazioni più celebri recita: “La sensibilità non è donna, la sensibilità è umana. Quando la trovi in un uomo diventa poesia.” Queste parole, cariche di significato, ci invitano a riflettere sull’importanza della sensibilità come qualità umana fondamentale, indipendentemente dal genere.

E ancora Charles Pierre Baudelaire: “Non disprezzate la sensibilità   di nessuno. La sensibilità è il genio di ciascuno di noi”.  Senza dimenticare Gabriele D’Annunzio: “Il mondo è la rappresentazione della sensibilità e del pensiero di pochi uomini superiori”.

Il libro in questione è dunque un testo colto e scientifico, una sorta di guida capace di mappare la sensibilità ed essere l’ago di una bussola “sensibile”  per il saper vivere.   

 

Eva-Lena Fehlmann, BSc, terapeuta complementare Diploma federale (Svizzera), insegnante certificata in Mindfulness e Self-Compassion (MBSR, MBCT, MSC, FSC, EYL) e Licensed HSP – Knowledgeable Therapist. Fondatrice dell’associazione High Sensitive Persons (HSP) Svizzera, autrice dell’opuscolo “Embracing Your Life” e coautrice di opuscoli diffusi a livello internazionale sull’alta sensibilità.

Sara Gisondi è consulente e insegnante certificata di MBSR, con formazione accademica presso l’Università di Pisa ed esperta in Alta Sensibilità. Ideatrice del programma MHSP – Mindfulness High Sensitivity Program, collabora con HSP Italia e conduce percorsi individuali e di gruppo orientati alla consapevolezza e allo sviluppo del potenziale umano.

Carlo Franza

 

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