Per la rassegna Caring for Art. Restauri in mostra promossa dall’ Opificio delle Pietre Dure a Firenze per far conoscere il lavoro degli undici settori di restauro dell’Istituto fiorentino con l’esposizione di alcune opere a restauro concluso prima che siano restituite alle proprietà, esposta nel Museo dell’OPD la Madonna col Bambino e due putti, nota come Madonna delle Muneghette, attribuita a Jacopo Sansovino (1486-1570) e conservata presso l’I. R. E: – Istituzioni di Ricovero ed Educazione di Venezia

Ritrovata negli anni Settanta nel Pensionato delle Muneghette, la scultura rappresenta una rara testimonianza della sperimentazione tecnica dell’artista: realizzata con strati di tela, gesso ed alcune parti in cartapesta eseguite separatamente a calco e poi unite per modellazione diretta, è stata in passato letta come modello ‘in cartapesta’ di una scultura da realizzare in materiale più nobile, mentre gli studi più recenti propendono per interpretarla come opera compiuta eseguita in una tecnica insolita, nata dall’esperienza del Sansovino nella realizzazione di apparati effimeri, più economica e destinata quindi a committenze dalle risorse economiche ridotte.

Giunta al restauro in condizioni molto precarie, con gravi problemi strutturali, deformazioni, mancanze che ne avevano compromesso la leggibilità, l’opera è stata oggetto di un articolato intervento finanziato dalla Fondazione Venetian Heritage   condotto dall’Opificio delle Pietre Dure, che ha richiesto il coinvolgimento e la sinergia dei laboratori dei settori “sculture lignee policrome” e “materiali ceramici, plastici e vitrei”, supportati dalle indagini diagnostiche del laboratorio scientifico dell’Istituto.

L’esposizione a restauro appena concluso permette di apprezzare gli esiti di un intervento che ha restituito al gruppo scultoreo la sua forza espressiva, preservandone al contempo le tracce della difficile storia conservativa, grazie ad una pulitura attenta e alla ricostruzione mediante scansione e stampa 3D di elementi mancanti. Questi, reintegrati, hanno consentito di recuperare la corretta inclinazione dell’opera, ora sorretta da un innovativo sistema di sostegno interno.

L’opera rimarrà esposta al Museo dell’Opificio fino al 30 settembre 2026.

Carlo Franza

 

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