Un libro -il sessantesimo- della Collana sulle Ambasciate Italiane nel mondo, racconta la storia dell’edificio storico bernese che ospita la diplomazia italiana nella Confederazione Elvetica. Ha per titolo “La Villa dei Marchesi Paulucci di Calboli, residenza dell’Ambasciatore d’Italia a Berna” (pp. 375, Carlo Colombo Editore, Roma, 2026).  Il libro è pubblicato in occasione del 165esimo anniversario dell’Unità d’Italia e delle relazioni con la Confederazione svizzera. L’autore, l’illustrissimo Ambasciatore Gaetano Cortese, diplomatico, storico e intellettuale di chiara fama, l’ha curato per la casa editrice Carlo Colombo di Roma, la stessa casa editrice che ormai da decenni stampa la Collana delle Sedi Diplomatiche Italiane nel mondo, diretta dal medesimo Ambasciatore. Tra i primi ad avere in mano una serie di copie del preziosissimo volume è stato l’Ambasciatore Riccardo Guariglia Segretario Generale del nostro Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.  Un libro prestigioso sia dal punto di vista storico ed architettonico che dal lato diplomatico, denso di notizie, di storia e di immagini, di vita diplomatica, di    Racconta Cortese a tvsvizzera.it, che “il volume fa parte di una collana dedicata alle ambasciate italiane nel mondo. È il sessantesimo, per un progetto iniziato 30 anni orsono. Fu un mio consigliere, quando ero ambasciatore a Bruxelles, a suggerirmi l’idea. Nei locali dell’ambasciata era avvenuto il fidanzamento della principessa Marie José del Belgio con Umberto di Savoia, così abbiamo pensato di realizzare un libro che onorasse i legami fra i due Paesi, mettendoli in collegamento con l’edificio”. La pubblicazione, oltre a ripercorrere la storia della Residenza sotto il profilo architettonico, artistico e diplomatico, ricostruisce la storia delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi riportando le Visite di Stato e ufficiali dei Presidenti della Confederazione Elvetica in Italia e dei Presidenti della Repubblica Italiana in Svizzera assieme alle missioni dei Rappresentanti diplomatici italiani in Svizzera e dei Rappresentanti diplomatici della Confederazione in Italia. Il libro si apre con la prefazione del Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Antonio Tajani e del Consigliere Federale e Capo del Dipartimento Affari Esteri Ignazio Cassis, seguiti dagli interventi dell’Ambasciatore d’Italia in Svizzera Gian Lorenzo Cornado e dell’Ambasciatore della Confederazione Svizzera in Italia, Roberto Balzaretti. Il volume contiene inoltre un contributo dell’ su “Svizzera e Unione Europea: un equilibrio delicato tra autonomia ed integrazione” e si avvale di uno scritto dell’architetto Ketty Migliaccio dal titolo “Raniero e Giacomo Paulucci di Calboli protagonisti di un felice connubio tra Diplomazia, Architettura e Natura”.
La sede dell’Ambasciata d’Italia a Berna consta di due edifici demaniali, la villa destinata alla residenza dell’ambasciatore in Elfenstrasse 10 e quella destinata alla Cancelleria, che si trova al civico 14. È a pochi passi dal fiume Aare, in un placido e verde quartiere che in città è noto come quello “delle ambasciate”. Realizzata dall’architetto Florestano Di Fausto, dal 1913 al 1919 ci abitava Raniero Paulucci di Calboli, rampollo della nobile famiglia originaria di Forlì, in Romagna, e diplomatico di professione. Gli immobili appartenevano alla Famiglia Paulucci de’ Calboli che vi abitò fino agli inizi del 1900. Dal 1913 al 1919 fu residenza dell’Ambasciatore Raniero Paulucci de’ Calboli. Una lapide, posta sulla facciata della Residenza, ricorda la medaglia d’oro Fulcieri, figlio dell’Ambasciatore, volontario nella Prima Guerra Mondiale. Rimasta unica erede della Famiglia Paulucci, la figlia dell’Ambasciatore, la Marchesa Eugenia Virginia, cedette allo Stato Italiano la Residenza con relativa dépendance e giardino per un totale di 5’300 mq. Lo Stato Italiano acquistò la proprietà per 450’000 Franchi Svizzeri con atto del 4 febbraio 1920 presso il Notaio Frutiger di Berna. La registrazione dell’atto presso il catasto della città di Berna è del 3 aprile 1920. Nel 1920, la marchesa Eugenia Virginia Paulucci di Calboli la cedette allo Stato italiano per 45’000 franchi svizzeri. Da allora, la villa con dependance e giardino, per una superficie totale di 5.300 metri quadrati, è la Residenza d’Italia a Berna. La lapide posta sulla facciata del Palazzo ricorda la medaglia d’oro Fulcieri, figlio dell’Ambasciatore volontario nella Prima guerra mondiale. Il pregiato edificio ospita da oltre un secolo incontri d’alto bordo, eventi culturali, colloqui riservati, e la vita quotidiana del lavoro diplomatico che sostiene le relazioni fra Italia e Svizzera. .Dal 1913 al 1919 vi dimorò l’Ambasciatore Raniero Paulucci di Calboli giunto a Berna nel 1913 in qualità di straordinario e Ministro Plenipotenziario, proveniente dalla Rappresentanza diplomatica italiana di Lisbona, per poi essere destinato qui come   Inviato Straordinario e Ministro Plenipotenziario nel 1906. Dopo una permanenza di 6 anni in Svizzera, il 17 febbraio 1920 venne destinato con il grado di Ambasciatore a Tokyo e successivamente a Madrid il 10 novembre 1922, dal Re d’Italia Vittorio Emanuele III. Nello stesso anno venne nominato Senatore del Regno. Dalla consorte Virginia Lazzari Tornielli ebbe due figli: Fulcieri, eroe della Prima Guerra Mondiale e deceduto senza eredi, e Camilla, la quale sposerà Giacomo Barone Russo, che assunse poi il cognome Paulucci di Calboli per non lasciar finire il cognome di una delle più antiche famiglie nobiliari italiane. Nato Giacomo Barone, usò il doppio cognome aggiungendo il cambio in Giacomo Paulucci di Calboli Barone nel 1924. Dopo una missione diplomatica in Giappone, dove esercitava le funzioni di Ambasciatore suo suocero Raniero Paulucci di Calboli, Capo della rappresentanza diplomatica italiana a Tokyo, rientrò in Italia per assumere nell’ottobre del 1922 l’incarico di capo di Gabinetto presso il Ministero degli Esteri del Governo Mussolini. In seguito venne inviato come Ambasciatore nelle sedi di Bruxelles, il 29 gennaio 1940, e subito dopo presso l’ambasciata d’Italia a Madrid, il 12 febbraio 1943, fino alla fine missione nell’ottobre del 1944. Osserva l’Ambasciatore Gaetano Cortese: “ogni residenza ha la sua storia, la sua bellezza e le sue tradizioni. È vero che quella di Berna sembra più piccola di altre che abbiamo raccontato in questi anni nell’ambito della collana. La bellezza in questo caso è anche nel fatto che la villa apparteneva a una delle più grandi famiglie nobiliari italiane, dunque un aspetto culturale, di profondo legame con l’Italia. Per il resto, tutte le sedi diplomatiche hanno in buona sostanza la stessa composizione. Ci sono sempre una sala di rappresentanza, una sala per pranzi e cene ufficiali, e uno studio”. La collana ha una struttura che si ripete uguale in ogni volume. Si parte dalla storia dell’edificio, che sia un’ambasciata o la residenza del Capo missione. Poi, continua Cortese, “si inserisce un aspetto per noi fondamentale, che consiste nel ritracciare il lavoro che la diplomazia italiana ha portato avanti in quella sede. Significa gettare uno sguardo sulle relazioni bilaterali fra i due Paesi, dunque una visione globale, attraverso le visite di Capi di Stato da parte italiana, e di quelli dei Paesi ospitanti. Cerchiamo con questo di dare la percezione dei rapporti diplomatici intrattenuti in qualche caso ben prima della nascita della Repubblica”. Così nel volume dedicato alla sede diplomatica in Svizzera trovano spazio una moltitudine di immagini di incontri ufficiali che vi si sono svolti, così come le trascrizioni dei discorsi tenuti dalle più alte cariche istituzionali su cosa unisce i due Paesi. Un intreccio di architettura, arte e relazioni istituzionali che sono da oltre un secolo di casa nel pregiato edificio bernese, e nel grande parco che lo circonda. “L’obiettivo -osserva l’Ambasciatore Gaetano Cortesde Cortese- è la valorizzazione del patrimonio architettonico ed artistico delle rappresentanze diplomatiche italiane all’estero in quanto sintesi e segno tangibile delle relazioni bilaterali, della loro storia e della loro solidità”. Ambasciate e residenze che inevitabilmente simbolizzano l’identità del Paese ospitato, grazie ad oggetti di prestigio messi a disposizione da musei e istituzioni culturali. I volumi sono pubblicati in occasione di anniversari e celebrazioni. Spiega l’Ambasciatore Cortese, che “si tratta di prodotti di carattere istituzionale, realizzati senza scopo di lucro, bensì a titolo cosiddetto d’onore”, stampati in un migliaio di copie, non godono di finanziamenti pubblici; l’editore Giovanni Battista Colombo ha dal principio sostenuto questo progetto come mecenate. La realizzazione è gratuita, tranne per la stampa. A seconda dei casi, allora, cerco uno sponsor che possa sostenere la fase finale della lavorazione”. Le copie stampate sono poi donate dal corpo diplomatico alle loro controparti del Paese ospitante.

Gaetano Cortese già Ambasciatore d’Italia nel Regno del Belgio e dei Paesi Bassi rispettivamente dal 1999 al 2003 e dal 2006 al 2009, e Rappresentante Permanente d’Italia presso l’Organizzazione per la Proibizione delle Armi chimiche (L’Aia). Gaetano Cortese in precedenza ha prestato servizio presso le sedi diplomatiche d’Italia di Zagabria, Berna, L’Avana, Washington e alla Rappresentanza Permanente d’Italia presso l’Unione Europea di Bruxelles, in qualità di Ministro Consigliere. Dal 1992 al 1999 ha ricoperto l’incarico di Consigliere aggiunto per l’Informazione e la Stampa del Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. E ’autore di testi giuridici e di numerosi articoli legati al diritto comunitario e internazionale pubblicati quando a Parigi era Docteur de l’Université de Paris en Droit International della Facoltà di Giurisprudenza della Sorbona con il Professore Charles Rousseau, e a Roma quando è stato Assistente di Organizzazione Internazionale e di Diritto Internazionale alla Facoltà di Scienze Politiche retta dal Professore Riccardo Monaco dell’Università degli Studi La Sapienza di Roma. Tra i numerosi e importanti riconoscimenti a lui conferiti sia in qualità di autore di pregiate pubblicazioni sia alla carriera diplomatica citiamo: il Premio della Cultura nel 2016 in riferimento alla cura della prestigiosa Collana di libri dell’Editore Carlo Colombo di Roma (Presidente di Giuria il Prof. Carlo Franza), il premio per la Cultura con il titolo di “Accademico honoris causa” assegnatogli nel 2018 dal Prof. Nicolò Giuseppe Brancato. Presidente di Artecom (Accademia in Europa di Studi Superiori) e il Premio per la Valorizzazione del Patrimonio Librario Diplomatico Italiano “Premium International Florence Seven Stars” a Firenze nel 2020 (presidente di Giuria il Prof. Carlo Franza) unitamente al Premio della Cultura “Poeta Ebbro di Colori”, in contemporanea con il Festival dei due Mondi a Spoleto. Nel 2022 gli è stato conferito a Firenze il Premio “Il Diplomatico dell’Anno” (Presidente di Giuria il Prof. Carlo Franza). Nel 2023 gli sono stati tributati a Roma, in Piazza Venezia, pressa la sede del Parlamento Europeo “European Area Davide Sassoli” il Premio “Books for Peace International Award”, per il contributo reso a favore della Cultura e della Pace; al Circolo della Stampa di Milano il Premio “Libro dell’Anno 2023” per la pubblicazione dedicata alla Residenza dell’Ambasciatore d’Italia a Dublino “Lucan House” (presidente di Giuria Prof. Carlo Franza). Nel 2024 gli è stato conferito presso il Circolo degli Esteri, a Roma, il Premio “Federico II International Award”. Nel 2025 è stato insignito, presso l’Auditorium della Cultura Friulana- Palazzo della Regione a Gorizia – Capitale Europea della Cultura 2025, del Premio Internazionale d’Eccellenza alla Carriera per la Diplomazia “Città del Galateo – Antonio de Ferraris”, XII Edizione.

Carlo Franza

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