Chiudete la Biennale di Venezia. La 61ma Edizione della Biennale di Venezia non ha superato l’esame di maturità.
E siamo alla 61ma Edizione della Biennale di Venezia, una volta gloriosa Biennale di Venezia, oggi non più così, perché ha perso tutto lo smalto e la cultura soprattutto di un tempo. Dov’è
l’Italia e dove sono gli artisti italiani? Parrebbe la Biennale di Kabul -che non c’è-. Alla 61ma Biennale di Venezia non v’è neppure l’odore dell’arte italiana e degli artisti italiani; questi sono stati messi nell’armadio della Biennale, sotto naftalina. Inesistenti. La grandiosa arte italiana, visto che in Italia abbiamo ancora fior di nomi e di artisti, viaggia su altri fronti, anche se paesi come la Cina, mandano i loro studenti a frequentare la più importante Accademia di Belle Arti del mondo che è in Italia e a Milano, qual’è l’Accademia di Brera, infatti qui su 4000 studenti 2000 sono cinesi.
Questo beninteso non è nazionalismo o campanilismo, è la dimostrazione su come gli artisti italiani siano percepiti sulla scena globale -immagino per invidia- e di come la politica italiana e il relativo Ministero della Cultura, trattano consequenzialmente l’arte e la cultura italiana, e da questi completamente abbandonati. E dopo essere stato ben tre volte in visita a Venezia alla
Biennale ed essermi guardato attorno, per quanto visto, ecco che non solo abbiamo notato una Biennale 2026 senza italiani, ma anche tutta Venezia senza italiani. La Biennale d’Arte 2026 ce lo ricorda a gran voce: tra i 111 artisti selezionati dalla compianta curatrice Koyo Kouoh e dal suo team, di italiani non c’è traccia.
Eppure non dimentichiamo che l’Italia è l’ombelico del mondo, specie nell’arte, per i tesori che abbiamo, fino all’arte contemporanea degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta del Novecento particolarmente in ambito artistico tra spazialismo, cinetismo, arte pop, arte povera, poesia visiva, arte nucleare, arte del segno e del gesto, transavanguardia, ecc., pur senza citare nomi di peso e di chiara fama. Preoccupante e non poco, che, nell’evento di punta dell’arte contemporanea nel nostro Paese, l’Italia figuri solo nel suo padiglione nazionale (e quest’anno per di più con un’artista poco conosciuta). Non solo: l’arte nostrana è esclusa anche dalle grandi mostre in città.
Da dove nasca questa completa marginalizzazione dell’arte del Paese ospitante è facile individuarlo. Noi italiani siamo campioni nel sottostimare i nostri artisti e il nostro peso potenziale sul bilanciere internazionale; ma è pur vero che una volta alla Biennale per il Padiglione Italia vi era sempre una commissione di storici ineccepibili che operavano gli inviti, da Valsecchi a Luigi Carluccio, da G.C. Argan a Carlo Franza, da Achille Bonito Oliva a Renato Barilli, da Umbro Apollonio a Palma Bucarelli, da Carlo Ludovico Ragghianti a Giuseppe Marchiori, ecc.; un dato del tutto controvertibile, se solo si osserva il successo dei nostri artisti che scelgono oggi di operare all’estero, trovando così una via d’uscita da una mentalità che si auto-provincializza, o si provincializza in toto. Una marginalizzazione data dalla posizione geografica e storica del nostro Paese, le urgenze del Mediterraneo, la crescente presenza
di artisti italiani di seconda e terza generazione, le grandi disparità tra centri urbani e rurali all’interno del nostro territorio.
Vorrei aggiungere che non ha senso che qualche artista italiano mi dica, professore sono alla Biennale di Venezia 2026, ma come e dove dico io, ed essi aggiungono sono tra i venti del Padiglione dell’Etiopia, un altro tra i dieci del Kenia e un altro ancora tra i cinque del Padiglione del Mali. Non ci siamo proprio. Presenze che non servono a nulla.
Ritengo che il Ministero preposto alla prossima edizione della Biennale 2028, dica, che è tempo di non sperperare soldi e prebende per un’istituzione che ha fatto il suo tempo, così come si presenta. E che la Biennale venga chiusa. Lo chiedono gli italiani, lo chiedono gli artisti, lo chiedono gli intellettuali in nome dell’arte e della cultura, quella vera.
Credito fotografico:koyo-kouoh- ph-mirjam-kluka; ingresso biennale photo-by-francesco-galli; presentazione-biennale-venezia-2026-ph-andrea-avezzu.
Carlo Franza
