“La Dolce Vita” negli scatti di Rino Barillari al Circolo degli Esteri di Roma in occasione del 90’ Anniversario della Fondazione del Circolo.
Un percorso completo sulla carriera del fotoreporter di chiara fama che meglio di chiunque altro ha impersonato il “paparazzo”, personaggio creato da Federico Fellini per il film “La Dolce Vita”. E’ con questo titolo storico e famoso de “La dolce vita” che il Circolo degli Esteri di Roma, che è stato a suo tempo diretto dagli Ambasciatori Alessandro e Umberto
Vattani, dove sono stati presentati anche i volumi dell’Ambasciatore Gaetano Cortese sulle Ambasciate, che oggi festeggia il 90’ della sua Fondazione, e arricchisce la sua portata culturale con una mostra fotografica -dico finalmente- storica, sociologica, artistica, di costume su un personaggio di chiara fama che si chiama Rino Barillari. La mostra è una selezione “sentimentale” dal suo grande archivio fotografico. I momenti cruciali del nostro paese attraverso gli scatti del fotografo che ha saputo farsi guidare dall’ istinto e dalla passione per catturare le immagini più significative degli ultimi 50 anni della nostra storia: non solo le stars internazionali, ma anche i sanguinosi fatti di cronaca che hanno segnato le pagine più dolorose degli ultimi decenni, per arrivare alle grandi personalità di ieri e di oggi. Il percorso espositivo presenta una galleria di foto “rubate”, ognuna delle quali racconta una storia, dove lo spettatore potrà “incontrare” attori, attrici e registi di tutto il mondo tra i tavolini di via Veneto, essere testimone dei grandi scoop degli anni ’60-’70 (il ritrovamento delle foto di Paul Getty III, gli effetti personali di Pier Paolo Pasolini dopo il suo assassinio, la rivolta del carcere di Rebibbia, gli attentati delle BR a Roma) e scoprire un Rino Barillari inedito. Un segugio instancabile, onnipresente, con un archivio personale di oltre 400.000 fotografie, che durante 60 anni di carriera ha collezionato 163 ricoveri al Pronto Soccorso, 11 costole rotte, 1 coltellata, 76 macchine fotografiche fracassate e che, nonostante tutto, continua ancora oggi a regalarci i suoi scoop. Una vita passata con la macchina fotografica al collo, di giorno e, soprattutto, di notte, con il sole o la tempesta. Una professione nata per gioco e trasformata con genialità e classe nel mestiere di Paparazzo. Lui è il Re. The King. Per chi fosse vissuto lontano dalla storia e dal giornalismo dal 1960 ad oggi, il personaggio, il
fotografo è Rino Barillari. Il più bravo di tutti, il più svelto, insomma il più, senza se e senza ma. Un fuoriclasse assoluto, dove non c’era la foto lui la trovava. Sempre, con estro, genialità e quell’umiltà che solo i grandissimi hanno. Dopo esser stato incensato con mostre speciali a Roma, New York, Londra, oggi ancora al Circolo
degli Esteri di Roma, a segnare questo inizio di estate con una mostra davvero unica, che celebra Rino Barillari, il “paparazzo” più famoso ’Italia. Ma Rino è prima di tutto un amico fraterno, il compagno di mille notti passate ad aspettare, dal vip a cena alla scena di un crimine. “Senza foto non si torna a casa ragazzi”, mi ripeteva quando ci si vedeva negli anni Sessanta/Settanta a Roma. E vederlo all’opera era la più bella delle esperienze. Il saluto a ogni fine telefonata: “Ti voglio bene”. E io di rimando: “Anche io amico mio”. Sono esposti gli scatti più celebri di Barillari dagli anni 60 fino ai giorni d’oggi. La Dolce Vita è il titolo della mostra, era l’epoca dei tubini, dei raffinati tre giri di perle, dei foulard, tempi molto romani e molto glamour, gli anni della Hollywood sul Tevere, di Audrey Hepburn, Ava Gardner, Grace Kelly e dive del cinema come Sophia Loren, Monica Vitti, Claudia Cardinale che per via dello shopping impreziosivano Via Condotti, Piazza di Spagna, Via Veneto e Piazza del Popolo. Erano gli anni che io -giovane professore all’Università La Sapienza a Roma- incontravo Pier
Paolo Pasolini, Enzo Siciliano, Marino Piazzolla, Sandro Penna, Natalino Sapegno, Mario Petrucciani, Walter Pedullà, Mario Costanzo, Cesare Brandi, Dacia Maraini, Paolo, Mieli, Giulio Carlo Argan di cui ero suo “Assistente Ordinario” prima di viverne la cattedra, Mario Verdone, ecc. Erano anche gli anni ruggenti di Rino Barillari, il “King dei paparazzi” come lo amava chiamare Fellini.
Barillari è conosciuto in tutto il mondo con il soprannome di “The King of Paparazzi” e giovanissimo – tra il 1959 e i primi anni Sessanta, l’epoca della Dolce Vita – ha fotografato il jet set di passaggio a Roma, le celebrità italiane e le tante star internazionali che giravano negli studi di Cinecittà. Nel 1964, come fotografo de Il Tempo, è testimone dei principali eventi dell’epoca, incluse le contestazioni del Sessantotto e gli anni del terrorismo. La mostra ripercorre la sua carriera e tra le tante immagini brillano divi, divine e star della Dolce Vita per approdare alla foto attualissima di due sposi con la mascherina. In una famosa intervista a Franco Pasqualetti de “Il Riformista” nel 2021 ebbe a dire: D. Cosa
significa essere il King dei paparazzi? «Arrivare prima di tutti, trovarsi nel posto giusto e scattare. Tanto. Sempre». D. E come si arriva prima? «La vede quella poltrona (indica con un dito verso una sedia di vimini che sembra un cobra, ndr). Quello è il trono del King: lì ci sono tutte le mie cravatte annodate. E sa perché? In certi casi anche risparmiare i trenta secondi per fare il nodo serve ad arrivare per primi. E io, ve lo assicuro, raramente sono arrivato secondo su una foto». D. Perché? «Perché lo scatto è emoscion, emozione. Brivido. È la passione che si ha dentro: a 73 anni come oggi o quando ne avevo 10 e mi trovavo nel cuore della Roma della Dolce Vita, quella vera, quella che poi Fellini ha raccontato magistralmente nel suo celebre film». D. Qualche numero della sua carriera? «Diciotto ossa, 165 ricoveri in ospedale e 76 macchinette, ma ‘a guera è guera».
Saverio Barillari (detto Rino) nasce l’8 febbraio del 1945 a Limbadi, in Calabria. A soli 14 anni lascia paese e famiglia per cercare fortuna a Roma. Con i primi guadagni compra una macchina fotografica usata: una Comet Bencini. Inizia la professione di “paparazzo” vendendo le foto dei protagonisti della Dolce Vita a agenzie giornalistiche come Ansa, Associated Press e UPI. A partire dal 1968, inizia a seguire parallelamente manifestazioni di protesta, cronaca nera, terrorismo e attentati di mafia; prima per il quotidiano Il Tempo e successivamente per Il Messaggero. È docente “honoris causa in fotografia” presso la Xi’an International University. Rino Barillari è commendatore dell’Ordine della Repubblica Italiana.
Carlo Franza
