Visionaria, meticolosa, la serie fotografica “Garage Stills” di Jacquie Maria Wessels (Amsterdam – NL), promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli, è stata inaugurata al PAN di Napoli,  e visitabile fino al 13  gennaio 2022, documenta una realtà che sta lentamente scomparendo, poiché – come si legge nel testo della presentazione – la tecnologia computerizzata – nei luoghi di lavoro – sta prendendo il sopravvento”.
Per la realizzazione del progetto “Garage Stills”, l’artista è andata alla ricerca delle autofficine di tutto il mondo, lasciandosi affascinare dalle forme, dai colori e dagli oggetti a lei sconosciuti che animano questo meraviglioso universo dei garages. Dopo un’attenta analisi dell’ambiente, Wessels crea nature morte direttamente sul posto sfruttando gli elementi a disposizione.
Il suo sguardo acuto ma “freddo”, per mezzo dell’obiettivo fotografico mette a fuoco le ultime tracce di una realtà in dissolvenza, le autofficine, puri “non – luoghi” in cui il disordine e l’assemblage degli oggetti e degli utensili più disparati lasciano spazio anche per immaginare la presenza che aleggia in mezzo agli attrezzi di lavoro: gli uomini che vi lavora(va)no. Allora il mondo che viene raccontato, foto dopo foto, è fatto al maschile, ma non solo.
Qui, a Napoli l’occhio attento di Jacquie-Maria si è posato su dettagli che altrove non poteva incontrare (per es. nel costante riferimento alla religione cattolica attraverso le immagini dei santi) e innesca una riflessione altrettanto vivace sulle ripercussioni visive, estetiche che si producono quando lo sguardo di una “etrangère” si posa sul paesaggio e sul Paese Italia, su una città del Sud, su Napoli, e su un frammento di tempo “sospeso”.
Che interrogativi pone? Qual è il vero significato dell’indagine minuziosa e corpuscolare della Wessels? Cosa vuole dirci inseguendo immagine dopo immagine un ambiente sfuggente come le autofficine, un mondo un tempo caratterizzato dalla presenza umana e ormai sostituito dalla intelligenza tecnologica?
Se il mondo di ieri sta via via scomparendo, l’arte, la fotografia è l’unico mezzo in grado di fermarlo e reinventarlo per negoziare ancora quel patto che stringe l’essere umano con i luoghi, attraverso il racconto di una umanità che lotta contro la scomparsa di una memoria anche visiva. Allora ecco, che la serie GARAGE STILLS di Jacquie M. Wessels che presenta un nucleo di circa 30 opere, realizzate con la fotocamera analogica, costituisce il presupposto ideale di questo legame.

Il suo intervento non si limita alla mera documentazione, non intende aderire precisamente a fatti oggettivi, registrabili, inequivocabili, e quindi, alla fotografia documentaristica, il suo è un procedimento mediante cui la tecnica stessa della fotografia s’incrina, perché l’analogica di Jacquie Maria è mossa dalla volontà di esercitare uno spostamento, un incauto shift che alteri lo sguardo sulle cose e sugli oggetti: oggetti che vengono tutti riposizionati, restituiti a una dimensione di “natura morta”, un carattere questo, che  appartiene al DNA olandese e fiammingo. È questo metodo di scarto che fa di Wessels un’artista a tutto tondo.

Con un chiaro rimando alla tradizione iconografica del paese nordico da cui proviene, le foto della Wessels raccontano quanto la tecnologia computerizzata possa diventare veicolo di perdita e smarrimento di memoria, e che con la loro reiterazione in medio formato (120x120cm), “costringono”, lo sguardo su una dimensione altra e solo apparentemente antiquata, che è traccia, invece del passaggio dell’uomo che lavora, oggi in un luogo ormai disumanizzato.

Non a caso, nelle parole della curatrice, Marina Guida si legge come questi “dettagli forse sconosciuti ai più, siano capaci però di ricomporre nella mente un’immagine talmente forte tale da riportarci, ancora una volta, in un contesto che pare collocarsi fuori dal tempo, seppure in una temporalità attuale e riconoscibile”.
Parallelamente, le storie fotografate dalla Wessels assumono anche una connotazione di sguardo femminile nei confronti del mondo maschile, un ambito a cui però, l’artista si avvicina senza deferenza di matrice patriarcale ma di cui piuttosto si appropria con attenzione e leggerezza. In breve, la realtà che la fotografia cattura, assume un significato diverso da quello indicato dal senso comune. In definitiva, “le sue fotografie si equiparano a quadri astratti, a metà tra mondo reale ed immaginario, un felice connubio tra realtà ed astrazione, momento presente e memoria; a cavallo tra il particolare dell’oggetto e l’universale della storia; tra pittura astratta e fotografia; tra visione poetica ed indagine antropologica, tra osservazione e rivelazione, e si presentano come dispositivi della psicologia della società meccanica che sta inesorabilmente scomparendo”.

Oltre alla serie principale Garage Stills, verranno presentati in mostra anche alcuni lavori di due serie fotografiche precedenti, “Cityscapes” e la nuova serie “Fringe Nature”. Le opere di Jacquie Maria Wessels sono state esposte in tutto il mondo e fanno parte di varie collezioni private e museali, tra i quali: Rijksmuseum di Amsterdam (Paesi Bassi), al Huis Marseille- Museo della fotografia di Amsterdam (Paesi Bassi) e il Surinaams Museo in Paramaribo (Suriname).

Carlo Franza

 

 

 

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