L’Accademia Nazionale di San Luca presenta  fino al 15 luglio 2023 la mostra Giulio Paolini. A come Accademia, ideata da Marco Tirelli e Antonella Soldaini e da lei curata. La mostra è realizzata sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica.

La mostra, promossa e organizzata dall’Accademia Nazionale di San Luca, si inaugura a pochi mesi di distanza del conferimento all’artista del Praemium Imperiale per la Pittura, Tokyo, 2022, e assume, come ha affermato Claudio Strinati, Segretario Generale dell’Accademia: “un senso emblematico perché si pone quale ennesima e lieta conferma dei sommi meriti artistici di Giulio Paolini, che hanno ben pochi termini di confronto nel panorama artistico del nostro tempo”.

L’artista presenta sei opere inedite appositamente realizzate per Palazzo Carpegna,
 dove il pubblico viene guidato attraverso un itinerario concettuale composto da diversi media – pittura, fotografia e scultura – che creano uno spazio analitico e poetico.

Una mostra che indaga l’arte nelle sue componenti essenziali – l’artista, l’opera, l’istituzione, il pubblico e il rapporto con la storia – ospitata non a caso all’interno dell’Accademia Nazionale di San Luca, che con questa esposizione intende mostrare il processo di sedimentazione trasparente del farsi dell’opera, in cui il passato rappresenta al tempo stesso il futuro della creazione artistica e la base stessa su cui si regge.  Nelle parole del Presidente dell’Accademia, Marco Tirelli: “Il sangue dell’Accademia sono gli Artisti. Gli Artisti del presente, che la fanno vivere e ne orientano il senso, gli Artisti del passato che sono i pilastri della torre da cui oggi possiamo osservare il mondo e gli Artisti del futuro che costruiranno i prossimi piani della torre determinandone l’altezza di visione”.

Proprio per queste ragioni Giulio Paolini più di altri esprime al meglio il dualismo che lega l’opera alla parola, la bellezza allo sguardo dell’artista, la comprensione alla lettura del pubblico e si interroga sul significato e sul valore attuale dell’insegnamento accademico: “Di fronte a un presente sempre più chiassoso, ai continui allarmi o alle esultanze amplificate del mondo della comunicazione – dichiara l’artista nel suo testo redatto in occasione della mostra – credo occorra formulare una muta risposta e ricordare, almeno a titolo di esempio, la splendida immobilità delle antiche accademie di scuola platonica”.

“Gli interrogativi posti sin dall’inizio della sua attività, cominciata negli anni Sessanta”, sottolinea la curatrice, Antonella Soldaini, “riguardanti il ruolo dell’artista, il suo rapporto con l’opera d’arte, l’ineffabilità e imprendibilità di quest’ultima, la posizione di noi osservatori nei confronti dell’oggetto artistico, l’influenza della storia e l’instancabile necessità di dare spazio al nuovo, risuonano ancora una volta e con poetica pregnanza nell’esposizione presso l’Accademia”.

Come scrive Marco Tirelli: “L’opera di Paolini ci riporta (o meglio ci mantiene), dunque, in una visione dell’arte alta, riflessiva, profonda, enigmatica, metafisica e, nella sua leggerezza, ridà peso, senso e valenza interrogativa all’Arte”. La sua ricerca mette in discussione la natura dell’espressione artistica e il ruolo del suo esecutore, che pone enigmi e presenta il suo lavoro come parte di un lungo continuum con ogni artista esistito ed esistente.

Introduce la visita negli spazi chiusi dell’Accademia l’opera Al di là (2022), una bandiera installata sul balcone posto al centro della facciata di Palazzo Carpegna e sul cui tessuto è riprodotta l’effige di una musa colta nell’attimo di lanciare alcune cornici nel cielo. Un’immagine che invita a varcare la soglia dell’esposizione e scoprire cosa si celi all’interno di quegli ambienti.

Nella prima sala al piano terra apre la mostra A come Accademia (I) (2010-23), che, come scrive lo stesso artista: “evoca una storia breve (qualche secolo!) volta ad affrontare proprio in questa sede gli aspetti più diversi ma concentrati in uno solo: quale cioè sia, sia stata o sarà, la ‘regola’ sempre taciuta e tuttora attuale per concepire o osservare un’opera d’arte. Il corpo di Sisifo (l’Artista) precipita al suolo (sul piano di lavoro) pronto a rinnovare la prova (l’opera) senza poter rinunciare all’impresa”.

Nelle due sale successive sono esposte A come Accademia (II) (2023) e A come Accademia (III) (2023), due varianti dello stesso tema: tutte e tre le versioni occupano, infatti, superfici rettangolari di uguale dimensione. A come Accademia (II) riflette sul doppio e il frammento attraverso i calchi in gesso di una figura femminile, mentre A come Accademia (III) è caratterizzata da una dimensione teatrale, evocazione dell’atelier d’artista.

Uscendo dalla terza sala e percorrendo il porticato, posto a fianco del giardino dell’Accademia e antecedente le colonne festonate che introducono la scala elicoidale di Francesco Borromini (artefice della ristrutturazione del palazzo tra il 1630 e il 1640), si incontra In cornice (2023), una statua femminile in gesso posta su una base e attorniata da un insieme di cornici disposte intorno alla figura e cadute al suolo. Solo una di esse, di formato maggiore, è fissata alla parete, l’unica a trovare posto nella sua corretta destinazione.

Lasciando il porticato dell’Accademia e salendo al primo piano si giunge alla grande sala conferenze dove è allestito l’ultimo lavoro in mostra: Voyager (V) (1989-2023). Quest’opera consiste in un tecnigrafo portatile aperto e appeso a rovescio al centro del soffitto ligneo della sala, da cui cadono alcuni fogli trattenuti dallo stesso tecnigrafo. L’opera si pone in relazione diretta con lo spazio che la ospita poiché i fogli propongono riproduzioni fotografiche di dettagli delle pareti e dello stesso soffitto.
La mostra è accompagnata da un catalogo, edito da Gangemi Editore, con una presentazione di Marco Tirelli, un’intervista di Antonella Soldaini a Giulio Paolini e testi di Francesco Guzzetti, Giulio Paolini, Antonella Soldaini e Claudio Strinati.

 

Carlo Franza

 

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