Nell’ambito del progetto del PAC2021 – Piano per l’Arte Contemporanea, la Fondazione Filiberto e Bianca Menna presieduta da Letizia Magaldi e il Lavatoio Contumaciale presieduto da Tomaso Binga,  ecco  Occasioni del tempo. Opere della Collezione Filiberto e Bianca Menna, l’importante esposizione che si tiene  nella sede romana della Fondazione, già Archivio Tomaso Binga, in via dei Monti di Pietralata 16 e presso il Lavatoio Contumaciale, in Piazzetta Perin del Vaga 4, dal 12 aprile al 10 luglio 2023.

Occasioni del tempo è una esposizione che nasce dal desiderio di mostrare un nucleo delle 270 opere che Tomaso Binga (al secolo Bianca Pucciarelli Menna) ha deciso di donare alla Fondazione Filiberto e Bianca Menna, destinandole al patrimonio pubblico con l’idea di far nascere a Salerno un museo d’arte contemporanea e di offrire dunque alla città d’origine un polo delle arti. Si tratta nello specifico di un cospicuo gruppo di opere che attraversa periodi e climi artistici differenti, dalle Avanguardie Storiche e dai grandi movimenti di primo Novecento all’Arte Cinetica e Programmata, dalla Pop Art all’Arte Povera, dalla Poesia Visiva alla Pittura Analitica, dall’Astrazione Povera teorizzata dallo stesso Filiberto Menna ad alcune sfumature della galassia postmoderna. Nel suo insieme, si tratta di un nucleo organico, denso e interdipendente, che rispecchia appieno il gusto dei coniugi Menna, la loro storia, la loro avventura umana e culturale.

Organizzata tra la sede romana della Fondazione (già Archivio Menna/Binga) e il Lavatoio Contumaciale, l’esposizione propone alcune opere degli anni Settanta e Ottanta di artisti e amici come Vincenzo Agnetti, Renato Barisani, la stessa Tomaso Binga, Piero Gilardi, Maria Lai, Fabio Mauri, Vettor Pisani, Ketty La Rocca, Renato Mambor, Pino Pinelli, Salvatore Emblema, Antonio Passa, Enrico Pulsoni, Bernard Venet, Emilio Isgrò, Claudio Verna, Michele Zaza o Dadamaino che in una lettera del 10 aprile 1986 scrive: «Carissimo Filiberto, allego alla presente due disegni originali», si tratta delle due Costellazioni china rossa e china blu, «dei quali sceglierete quello da pubblicare. Li spedisco a te perché poi desidererei li tenessi tu quale mio gradito omaggio. […]. Grazie di tutto e un forte abbraccio a te e Binga, con tanta stima ed affetto, dada».

Al suo interno la collezione propone un raffinato nucleo di carboncini, matite, litografie, grafiche e incisioni (o anche multipli come quello di Jesus Soto del 1969) acquistate da Menna – per la maggiore presso gallerie romane – sin da quando era un giovanissimo funzionario all’Alto Commissariato d’Igiene e Profilassi. Tra i nomi di questo nucleo storico che evidenzia anche gli interessi nutriti dallo studioso per l’avanguardia storica troviamo Georges Braque, Pablo Picasso, Enrico Allimandi, Carlo Carrà, Marc Chagall, Alfred Kubin, Otto Dix, Paul Klee, Jean Dubuffet, Kari Hubbuch, Luigi Veronesi. Successive sono due incisioni di William Hogarth (First stage of cruelty e Second stage of cruelty, del 1750-1751) acquistate da Menna sul finire degli anni Settanta. Notevoli, nel ventaglio degli artisti storici presenti in collezione, sono i Tre Momenti (1924) e il Conflitto di forze (1952) di Enrico Prampolini che Filiberto Menna riceve in dono dai nipoti dell’artista all’indomani della importante pubblicazione del 1967, prima sistematica ricostruzione della vita e dell’opera di Prampolini. Un discorso a parte va fatto per Composizione n. 19 (1918-1920) di Julius Evola, acquistata alla Galleria La Medusa di Roma in occasione della mostra di Evola curata da Enrico Crispolti, dove Menna era andato in compagnia di Paolo Portoghesi il 23 novembre 1963, giorno del vernissage.
Di grande interesse storico è anche la serigrafia di Victor Vasarely (Senza titolo, 1965c.), opera esposta in occasione della mostra l’impatto percettivo curata da Alberto Boatto e Filiberto Menna nell’ambito delle tre Rassegne di Amalfi (1966).
Guardando inoltre con accuratezza i pezzi che compongono la collezione è infatti possibile comprendere le scelte culturali e in alcuni casi la generosità sia di Filiberto che di Binga, attiva con il Lavatoio Contumaciale sin dal 1974 dove organizza, spesso in dialogo con il marito, mostre di poeti visivi e sonori, incontri, progetti di importanti nomi dell’arte come appunto Renato Barisani di cui due opere sono ora visibili al Lavatoio.

Carlo Franza

 

 

 

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